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Zibaldone

“Business as usual”

Giornate molto significative, sì, quelle del 12 e del 13 giugno. Ma in Piazza della Bocca della Verità, in Piazza del Popolo, in Piazza Navona, ho rivisto i soliti noti di sinistra, di una sinistra che non è la mia sinistra e non è neanche quella di altri italiani.

 

Il 12 giugno mattina ho votato “sì” su tutti e quattro i quesiti posti dal Referendum nazionale del 12-13 giugno 2011. Ho agito secondo coscienza e in base alla formazione che ho ricevuto.
Da almeno cinque giorni voi lettori di “America Oggi” sapete dell’esito della votazione fortissimamente voluta da Antonio Di Pietro, fondatore e leader dell’Italia dei Valori. Sapete quindi della solenne sberla (la seconda nel giro di poche settimane) che ha dovuto, e deve, patire il Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi. Sapete che alle urne è andato il 57 percento dei cittadini italiani al di sopra dei 18 anni di età. Sapete che il fronte del “sì” ha inflitto al fronte del “no” non una sconfitta, nemmeno una secca sconfitta, bensì una disfatta. Lunedì scorso, e poco dopo il rovescio alle Amministrative subìto appunto dalla coalizione di centrodestra, un Presidente del Consiglio che avesse un certo senso del pudore e una giusta idea della politica, avrebbe rassegnato le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, rimettendosi perciò alla volontà del popolo nel quadro di elezioni politiche anticipate. Questo non è successo. Non poteva succedere…
Il voto del 12-13 è stato, eccome, una catastrofe per il Governo Berlusconi, che contro questo Referendum si era battuto con tutte le sue forze e, soprattutto, con una pervicacia davvero degna di miglior causa. Il voto di domenica e lunedì scorsi è stato netto, chiaro, inequivocabile. Ha rappresentato, e rappresenta, un durissimo atto di sfiducia verso una maggioranza che, oltretutto, con quanto è accaduto negli ultimi dieci o dodici mesi, maggioranza più non è. Lo è, certo, nei numeri, ma questi coi quali abbiamo a che fare, sono i numeri emersi dalla tristemente nota “campagna-acquisti” lanciata in Parlamento dai “padroni del vapore” allo scopo di rinsaldare un potere che andava sgretolandosi. La maggioranza, certo, i ‘numeri’ li ha, ma non ha più la legittimità morale senza la quale un Esecutivo non può pretendere di restare in sella. E se dal costume nazionale, se dal pensiero civile, civico e politico, togliamo il concetto di legittimità morale, allora una Nazione, un popolo, una società vanno incontro allo sfacelo, incontro alla propria distruzione. Non sono più una Nazione, un popolo, una società. Sono una moltitudine di individui sfruttati, vessati, ingannati da poche migliaia di personaggi il cui potere politico e il cui potere economico risultano ben più ampi del potere esercitato dagli Zar stessi, dallo stesso Re Carlo d’Inghilterra giustiziato ai tempi della “Beautiful Revolution”…
Giornate molto significative, sì, quella del 12 e del 13 giugno. Ma in Piazza della Bocca della Verità, in Piazza del Popolo, in Piazza Navona, ho rivisto i soliti noti di sinistra, di una sinistra che non è la mia sinistra e non è neanche quella di altri italiani. Ho rivisto i rivoluzionari pantofolai, i rivoluzionari da cineteca, gli adoratori non del “piccolo” (che è bello), ma del “piccino” (che è squallido e nulla crea). Ho rivisto i rivoluzionari parolai… Ho rivisto “cavalieri senza macchia e senza paura” che comunque nulla vogliono rischiare… Ho rivisto ‘alfieri’ della sinistra disposti, tuttavia, e come sempre, a sborsare bei quattrini per luce e riscaldamento… Ho rivisto gente alla quale non entra in testa il principio in base al quale un popolo, se ha coscienza di sé, se vuole davvero migliorare le proprie condizioni, allora dev’essere pronto a fare da sé, pronto ad andare fino in fondo. Ho rivisto miei concittadini che ti dànno del fascista se a loro parli del “necessario sforzo nazionale”…
E’ proprio “lo sforzo” cui non vogliono sottoporsi… Aspettano che arrivi qualcuno a risolvere i loro problemi. Aspettano un incantesimo in virtù del quale i prezzi si abbattono del 50 per cento e chiunque può vivere vitanaturaldurante in confortevoli e spaziosi appartamenti da 100 euro d’affitto al mese… Eccoli i rivoluzionari amanti dei girotondi, dei balletti in piazza, del corettino satirico. S’illudono così di vincere la battaglia… In altre forme e in stile diverso, recano all’Italia gli stessi danni che all’Italia reca l’indisturbato centrodestra.
La scintilla che poteva scoccare, non è stata fatta scoccare. “It’s business as usual”… Questo il dramma.
 

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