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Zibaldone

Il futuro è… Brunetta

Se fosse vissuto al tempo di Dante sarebbe sicuramente finito nel settimo cerchio

 

Sembrano Fidel Castro dopo il fallimento della zafra gigante", diceva un mio amico in ottimi rapporti con la storia cubana e con il senso dell’umorismo, riferendosi ai buoni propositi dei berluscones dopo il terribile uno-due. Li si è visti ragionare sulla repentina voltata di spalle che l’elettorato gli ha inflitto, li si è sentiti riflettere sugli errori commessi e li si è invidiati nella certezza che l’elettorato "tornerà", il che suonava un po’ come quel lontano "una rivoluzione deve gioire delle sue vittorie ma deve fare tesoro delle sue sconfitte" con cui Fidel cominciò la sua spietata analisi dei fattori che avevano fatto fallire il raccolto di dieci milioni di tonnellate di zucchero.
Che l’elettorato italiano ritorni da loro è tutto da vedere, naturalmente, specie alla luce dell’evidente perdita di smalto del loro capo. Ma quale che sia il risultato, lo sforzo che gli uomini del centrodestra stanno facendo per "capire" ciò che è accaduto, unito a quella specie di bagno di umiltà che hanno voluto infliggersi, è qualcosa che merita un elogio convinto e che promette di riverberarsi nell’intero "fare politica" in Italia. Sarà bello, d’ora in poi, una politica fatta di ragionamenti invece delle glorie al capo, ricerca di soluzioni dei problemi invece del loro accantonamento, progetti concreti invece di annunci vuoti e dialoghi invece di insulti.
Se dovessi indicare l’uomo destinato a sentirsi più di tutti a proprio agio nel cambiamento, direi Renato Brunetta (nella foto), il ministro dell’Amministrazione Pubblica e dell’Innovazione. Lui ha tanto auspicato l’arrivo di questa nuova realtà che è stato il primo a tuffarvisi, convinto e gioioso. Come? C’è chi non si fida di quell’uomo? La risposta non può essere che la famosa "carta canta", sotto forma delle chiare esternazioni fatte da Renato Brunetta sia prima che dopo la salutare metamorfosi nel centrodestra. Ecco alcuni esempi che servono a provare chi quest’uomo sia.
Un esempio di rispetto dell’avversario. "A sinistra sono tutti dei poveretti. La superiorità dei dirigenti del centrodestra è indiscutibile".
Un esempio di umiltà. "Volevo vincere il Premio Nobel. Lo avrei vinto, ma ho scelto la politica".
Un esempio di volontà di dialogo. "Questa élite di merda! La sinistra vada a morire ammazzata".
Un esempio di …boh. Forse di andatura lenta. "Non posso camminare per strada senza che mi dicano: ministro, vada avanti".
E va bene. Ho scherzato un po’ su questo personaggio perché fra i berlusconiani è forse il peggiore, perché al fatto di essere il più inginocchiato dei cultori delle glorie al capo, il più fiero dell’accantonamento dei problemi, il più creativo degli annunci vuoti e il più innamorato degli insulti, lui aggiunge la sua personale, profonda maleducazione che se fosse vissuto al tempo di Dante sarebbe sicuramente finito nel settimo cerchio. Ma confesso che mentre lo descrivevo come una persona civile mi sono ritrovato a immaginare-auspicare (mission impossible) che tutto a un tratto lo fosse diventato. In realtà, Brunetta è il più estraneo a quella larva di ragionamento che il centrodestra ha più o meno messo in piedi. Infatti, mentre i suoi compagni di viaggio cercavano di ragionare, lui era impegnato a insultare ("Siete la parte peggiore dell’Italia") alcuni precari che alla fine di un suo discorso volevano rivolgergli una domanda.
C’è chi lo descrive diverso. E’ spiritoso, dicono alcuni suoi sodali. E’ cordiale, amante dell’arte, si nutre di buone letture, aggiungono altri, ammettendo che forse soffre della sindrome di Enrico VIII. Anche il re dalle tante mogli era spiritoso e amabile, ma se qualcuno esprimeva un’idea diversa dalla sua su qualsiasi argomento, anche il più banale, diventava una belva. Povero Brunetta, costretto a convivere 24 ore su 24 con una persona del genere, che oltre tutto rischia che un giorno o l’altro qualcuno possa rivolgergli la domanda che sicuramente lo farebbe esplodere: "Il Premio Nobel per cosa?".

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