Cerca

Zibaldone

L’INDRO/ Leghismo? In America lo chiami fascismo

Viste da New York le camicie verdi si confondono con quelle nere. Ma Vendola in visita agli USA assicura: ’è un partito finito’

 Ogni paese ha il suo Bossi. Cioé un politico che parla come magna al suo popolo arrabbiato, e che quindi lo fa sentire compreso, ascoltato, lo fa sentire cosí virile perché “lui ce l’ha piú duro” dei nemici di Roma, Londra, Parigi, Helsinki… Washington e tutte le capitali ’culattonee ladrone!’

, politici così “movimentisti”, ce li hanno un po’ tutti, anche gli Stati Uniti e persino donne, come Sarah Palin, per esempio. Ma questi o queste difficilmente vanno a finire nella stanza dei bottoni.

Molti repubblicani dell’establishment non perdonarono il senatore John McCain per quella scelta matta da legare: Palin vice presidente. Sembra che alcuni di loro per questo votarono per Obama. Se fosse stato eletto, McCain sarebbe stato il piú anziano presidente al primo mandato alla Casa Bianca…

Questi politici che parlano come magnano, anche qui raggiungono popolaritá, fanno notizia, magari vincono anche delle elezioni statali o riescono a far entrare qualcuno dei loro al Congresso. Ma poi nelle stanze del potere non entrano. Anche perché non saprebbero poi come governare chi li ha mandati per non governare.

I fan del Tea Party potrebbero assomigliare ai leghisti della Padania, infatti sognano lo pseudo ritorno ai cosidetti “valori” delle origini, un agognato “vivi e lascia vivere”, dove tutto quello che è governo accentratore sarebbe una specie di intralcio al “pursuit ofhappiness” del virtuoso cittadino che se lo lasci in pace se la cava sempre e non ti chiede niente…

Ma in Italia, nella desolata e piatta Pontida, tra corni di vichinghi, spade e scudi di barbariche armate brancaleone, accanto al leader Bossi ormai sempre piú acciaccato (ma sì, fa pena, non solo per quello che dice ma per come si trascina mentre lo dice), c’erano anche governatori di regioni d’Italia come il Piemonte e il Veneto, e poi, soprattutto, c’era anche il ministro degli Interni. Giáchissá come é successo che Roberto Maroni, colui che il popolo leghista vorrebbe al posto di Berlusconi, per la seconda volta occupi quel ministero che per cinquant’anni di governi multicolori poteva andare solo alla DC… A chi fa la guardia Maroni?

Berlusconi, per ben due volte, ha dato le chiavi dell’ordine e dei segreti della Repubblica al braccio destro di Bossi. Come mai?

Sembra inspiegabile, almeno visto dall’America. Come è possibile che un paese che è stato fino a non tanto tempo fa la quinta Potenza economica mondiale, apra l’accesso delle stanze piú strategicamente delicate del potere ad un partito del dieci per cento che si regge sulla preghiera del “Roma ladrona” e vorrebbe disintegrare ogni simbolo del potere dell’Unitádella nazione, come sono i ministeri di una capitale? A meno che…

A meno che questi Bossi della pseudo Padania non siano come quelli degli altri paesi, pronti a spaccare tutto se li facessi entrare nella stanza dei bottoni. Questi leader leghisti in realtásembrano piú degli ’infiltrati’ nel loro movimento per raffreddare le teste calde, ’amici’ che possono quindi operare dalle stanze del potere per fare da calmieri del loro popolo. Si, lasciateli sfogare, fategli mettere i costumi di carnevale, ma alla fine ci penseranno Bossi, Maroni, CalderoliCotaZaia a metterli tutti a cuccia.

E come? Ma su, siamo in Italia, basterá quell’assessore che capita un posticino , uncontrattino lá…Com’é che si diceva ai bei tempi: oggi o domani un concorso, un posto alla posta o in ferrovia…

Eppure quelle immagini di un’Italia dove si raduna una folla in divisa, migliaia in camicia verde, fanno un certo effetto nel vederle da qui. Quanti erano a Pontida domenica? Nel 1922bastò far marciare 30 mila in camicia nera verso Roma, per far consegnare il potere nella mani di Mussolini. Peró tranquilli, Giorgio Napolitano assomiglierá pure a Umberto di Savoia ma non é certo come il padre Vittorio Emanuele. E insomma su, né Bossi né Maroni sono Mussolini.

Peró…Certi tic, certi slogan urlati, quel gusto per le parolacce, quel razzismo nei confronti del diverso e per lo straniero, quel cretinismo del “celodurismo” figlio del “Fottere! Fottere! Fottere!”, visto dall’America sembra la preghiera per la resurrezione da parte dei nipoti in camicia verde dello spirito fascista dei loro nonni. Fascismo inteso come quell’indole, quel tratto caratteriale italiano che parrebbe agognare all’autoritarismo, del trovarsi a proprio agio nel o si fa come vogliamo Noi fasci-leghisti o vi rompiamo tutti.

Pontida quindi è stata potenzialmente l’ennesima resurrezione di questo fascismo del duemila o è l’ultimo grido disperato di una Lega a pezzi e per cui la sconfitta di Milano è stata l’inizio della fine?

Sembrerebbe che domenica si sia celebrato il funerale della Lega, almeno a sentire qui a New York, proprio il fautore di quella “conquista” di Milano, il governatore della Puglia NichiVendola. Il leader di Sinistra, Ecologia e Libertá era lunedì ad un pranzo a Manhattan in cui sipromuoveva alla stampa americana di settore i prodotti enogastronomici pugliesi nel grande emporio del cibo dello “slow food” che é Eatitaly. Tra polipetti ed orecchiette, Vendola ci ha detto che quel discorso di Bossi a Pontida strapieno di vaff. era una "manifestazione del lutto” per la sconfitta, la celebrazione ormai “della fine del racconto Bossi-Berlusconi”, durato 17 anni e giunto al capolinea con la sconfitta di entrambi.

Cioé per il lanciatissimo governatore gay della Puglia, che si trova a New York proprio quando il governatore Andrew Cuomo sta per tagliare il traguardo del passaggio della legge per il matrimonio gay, non ci sono dubbi: non c’é d’aver piú paura né di Bossi né di Berlusconi, domenica si é celebrato il funerale di entrambi.

Attenzione però agli scherzi della Storia. Anche le camicie nere di Mussolini, poco prima della marcia su Roma, erano state date ormai in fase declinante. Il fascismo arrivò al potere proprio quando fu sottovalutato…

Forse Bossi è andato ormai e con lui Berlusconi, ma il Maroni ministro dell’Interno che sul ritiro dalla Libia sfida addirittura Napolitano, dall’America ci appare troppo sicuro di sé, quasi un ’ardito’. Chissà, ma vista da qui la prossima sfida piú probabile per la leadership del governo italiano ci sembra tra Vendola e Maroni, tra un ex comunista ambientalista ora filo-americano, e quel ministro dell’Interno giá nuovo leader di quel leghismo che, per slogan e obiettivi, dagli USA ci appare l’erede del fascismo.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter