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Zibaldone

Gli italiani in fuga dall’Italia

A proposito della scelta di starsene fuori...

 Siccome gli italiani che preferiscono starsene alla larga dall’Italia si tengono parecchio in contatto, alcuni amici che vivono a Londra mi hanno raccontato di una manifestazione che ha avuto luogo di recente alla Metropolitan University della capitale britannica. Quegli amici sono persone che amano molto la precisione e il rispetto per i fatti (cose che in Italia non sono molto popolari), e lo hanno mostrato una volta di più facendo un dettagliato elenchino dei pricinpali aspetti della manifestazione. Seguiamoli.

Primo, l’organizzatore della manifestazione. E’ dovuta all’editore di Il Fatto Quotidiano, il giovane e battagliero giornale nato poco meno di due anni fa. I "fuoriusciti" sono in gran parte suoi lettori via Internet, molte delle lettere che il giornale riceve e pubblica sono scritte da loro e insomma l’editore ha pensato bene che sia una buona cosa stabilire un contatto anche fisico con quella gente.

Secondo, il tema della manifestazione. Era molto sintetico ma anche conciso ed efficace: "Italians are better than their Prime Minister". 

Terzo, la notizia che più ha colpito tutti i presenti. E’ stata quella che la tribù dei "fuoriusciti" nell’ultimo anno è aumentata di novantamila unità, secondo le rilevazioni fatte dalla Fondazione Migrantes. 

Quarto, il paradosso più gustoso. E’ stato sicuramente l’intervento di un laureato in economia che si chiedeva se le difficoltà incontrate nel trovare un lavoro potessero dipendere dal fatto di essere italiano, nel qual caso si chiedeva se potesse chiedere i danni al governo di Roma per la brutta reputazione che la nazionalità italiana comporta. 

Quinto, gli argomenti più ripetuti. Sono stati i tanti "perché" della decisione di andarsene, e questa non è certo una novità. Li conoscevano tutti tanto bene, quei perché, che la loro ripetizione sembrava decisamente pleonastica. Ma gli elementi racchiusi nella decisione di starsene lontani dall’Italia sono fatti di molte cose e la nostalgia non è una caratteristica esclusiva di quelli che sono stati costretti ad andarsene. Anche quelli che se ne sono andati per il disgusto di ciò che l’Italia è (e poi in questo periodo…) si trovano comunque a frequentare quel languido sentimento e ognuno prova a difendersene come può.  

Ecco così il via al "me ne sono andato", e c’è chi lo ha fatto perché l’Italia è il Paese che ha inventato il me ne frego; chi perché non vuole vivere dove comandano le mafie; chi perché vuole sentirsi normale; chi perché preferisce mangiare peggio ma vivere meglio, subito accompagnato del "perché sto qui", con il che si è passati dal generico stare fuori dall’Italia al concreto e specifico vivere in Inghilterra. Le due corna non rappresentavano più il generico dentro o fuori dell’Italia ma il concreto e specifico vivere in Italia o in Inghilterra. Per il povero Stivale è non uno ma dieci K.O. che minacciano di non finire mai, che vengono assestati in ordine sparso, alternando cose importantissime e cose poco rilevanti, ma trattate tutto con lo stesso rispetto. 

Ecco così il bello di un posto dove le regole si rispettano, i ladri vanno in galera, i politici che rubano o fanno altre cosacce si dimettono, ma anche un posto in cui gli automobilisti nemmeno contemplano di parcheggiare dove è vietato (e se lo fanno in dieci minuti la multa è già scattata), o un posto dove si sta in coda senza che nessuno faccia il furbo, dove non si gettano cartacce in terra, un posto nel cui Parlamento non ci si sputa addosso, non si sfoggiano fette di mortadella e soprattutto dove non si sbraita contro i giudici (se per qualche ragione ti devi ricolgere a uno di loro lo devi chiamare Vostra Signoria). 

L’Italia ha un "programma" per indurre gli italiani all’estero a tornare in patria. Se decidi di farlo, pagherai meno tasse per tre anni: il 30 per cento se sei uomo e il 20 per cento se sei donna. Ma il fatto che i più ricchi le tasse in Italia semplicemente non le pagano, non lo cambia nessuno. 

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