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Zibaldone

Ricordare un furto?

Vogliono far tornare la Gioconda a Firenze

 Ci sono delle notizie un po’ surreali che, confesso, mi divertono. In un momento in cui in Italia i problemi sono tanti e non si sa quale sia il più grave, c’è qualcuno che si agita per … la Gioconda. Sì, il capolavoro di Leonardo, fiore all’occhiello del Louvre parigino. E’ vero, ammettiamolo: il fatto che uno dei massimi capolavori mondiali, frutto del genio italico, sia da secoli in mano ai cugini transalpini può irritare un pochino. Ma è andata così e poi, via, siamo nell’era della globalizzazione con le frontiere che contano sempre di meno. E siamo in Europa, che sta diventando sempre di più la patria allargata da questa parte dell’Atlantico. Per cui, accettiamo il fatto che la Gioconda anzicché fare gli onori di casa in Italia funzioni come una sorta di ambasciatrice dell’arte italiana; per di più in una delle città più belle del mondo. Tra l’altro, alla Gioconda – “coccolata”, controllata e guardata a vista notte e giorno – forse le va meglio così, dato il livello medio della manutenzione dei musei italiani. Invece, c’è almeno un politico che non la pensa allo stesso modo. Niccolò Rinaldi, eurodeputato dell’Italia dei Valori, si è impuntato. Ne fa quasi una questione d’onore. Intendiamoci: non è che voglia scippare per sempre ai francesi Monna Lisa con il suo misterioso sorriso. Figuriamoci: conoscendo i cugini d’Oltralpe, ne verrebbe fuori una guerra. No, il nostro eurodeputato chiede solo che il quadro venga prestato temporaneamente alla Galleria degli Uffizi di Firenze. Perché ci sarebbe un centenario da celebrare: il ritrovamento nel 1911 del prezioso quadro, proprio a Firenze, a seguito del furto perpetrato a Parigi. Ricordare un furto? Che sia anche per questa memoria non proprio entusiasmante che i francesi nicchiano, insospettiti? Ufficialmente, comunque, il “no” è motivato dalle delicate condizioni della tela che ne sconsiglierebbero il trasporto. Ma Rinaldi (a cui il suo partito potrebbe magari ricordare che ci sono cose più importanti di cui occuparsi, tra cui una crisi economica che minaccia di far impallidire quella del 1929) non sente ragioni. «Mi auguro che la Gioconda torni presto a casa» dichiara, annunciando che giovedì in piazza Novella inizierà una raccolta firme. Obbiettivo: consegnare una petizione di oltre centomila firme ai ministri della Cultura di Italia e Francia e al museo parigino del Louvre «chiedendo il rientro della Gioconda, in occasione del centenario dell’esposizione dell’opera di Leonardo nella Galleria degli Uffizi». Comunque, se per caso in quei giorni passerò da Firenze, mi sa che alla fine la firma ce la metterò anche io. Così, tanto per dar un po’ sui nervi ai cugini…

   SULLA STRADA DELL’”EUTANASIA del berlusconismo” – la definizione è di Marcello Sorgi sull’Avvenire, quotidiano dei vescovi: giornalista non barricadero e giornale certamente non estremista – il Presidente del Consiglio ha fatto un altro pericoloso passo avanti. L’uomo che aveva promesso di ridurre le tasse agli italiani – e continua paradossalmente a prometterlo, nonostante le evidenze contrarie: negli ultimi 17 anni del suo regno i portafogli si sono smagriti, almeno quelli delle persone normali, diversa la situazione di Lorsignori – ora rischia grosso. Dimenticate Ruby e i vari bunga-bunga; non pensate al noioso conflitto di interessi; anche l’arresto di parlamentari, in fondo, è poca roba. Perché Mister B., visto che i conti vanno davvero male e il paese è sotto attacco degli speculatori internazionali, vuole reintrodurre la tassa sulla prima casa: il 20 per cento del valore catastale. Ora, tutti sanno che la casa è il primo dei valori-rifugio nel Belpaese. Spremete gli italiani come limoni, in un qualche modo si arrangeranno sempre, ma non toccate le loro case. Nei corridoi del Parlamento, i vecchi e navigati giornalisti scuotono la testa: «Adesso sì che arriva la fine di questo governo». A meno che la Lega, che ha sentito puzza di bruciato e conosce bene i bassi umori dei suoi elettori, non si impunti e faccia saltare il furto. 

 

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