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Zibaldone

La Fine dell’illusione

 

Per ogni generazione una data diventa il marchio della propria epoca. Prima dell’11 settembre 2001, per la mia non c’era, almeno negli Stati Uniti. I genitori della mia generazione, potevano ancora chiedersi ‘e tu dov’eri il 22 novembre del 1963?’ Quella dei loro nonni, ‘dov’eri il 7 dicembre del 1941?’ Giá, l’omicidio del Presidente Kennedy e l’attacco a Pearl Harbour, eventi precedenti alla nascita di chi scrive queste righe. Poi, alla nostra generazione “orfana” di date memorabili, é stato impresso il marchio di 9-11.

 Qualche americano si ricorda piú il 5-19-95? Dopo 9-11, anche l’attentato terroristico ad Oklahoma City é stato dimenticato. Evento di gravitá eccezionale, eppure i terroristi “domestici” incutono meno paura. La storia di Timothy McVeigh e di come provocó 168 vittime dovrebbe essere ricordata meglio in questo paese dalla memoria barcollante. La Norvegia insegna.

McVeigh tre mesi prima di 9-11, morí credendo che il suo attacco terroristico fosse il piú grande della storia Americana. Ma dopo l’attacco di Al Qaeda con gli aerei di linea diventati missili scagliati contro il World Trade Center di New York e la capitale Washington, anche l’America si risveglió dall’illusione che, con la fine della Guerra Fredda, potesse essere immune dall’insicurezza che attanaglia i popoli della terra. Nessuno in America, prima di 9-11, poteva considerarsi al sicuro dalla violenza terroristica, eppure erano pochi a saperlo. Almeno la fine dell’illusione ha reso il popolo che cerca la felicitá sulla terra, meno ingenuo e quindi meno indifeso. Gli USA erano stati prima di 9-11 irresponsabilmente incoscienti della loro vulnerabilitá. Osama bin Laden almeno ha avuto l’effetto di innestare gli anticorpi necessari agli americani per non essere piú l’obiettivo piú facile del terrore.

Si puó anche arrivare a pensare che dopotutto l’11 settembre l’America ebbe una buona dose di fortuna contro chi la colpiva cosí spietatamente. Se ci pensate, i due aerei che si schiantarono sulle Torri gemelle, passarono pochi minuti prima sopra la centrale nucleare di Indian Point, sull’Hudson Valley, poche miglia a Nord di Manhattan. Allora abitavo con la famiglia vicino West Point, dall’altra sponda del fiume. Non avremmo avuto scampo e subito dopo di noi, neanche milioni di abitanti dell’area metropolitana di New York. Perché Bin Laden non diresse quegli aerei-missili sulle centrali nucleari? Ad Al Qaeda interessava lanciare un avvertimento al governo americano, una lezione grave ma ancora “simbolica” per tenerlo alla larga da certi eventi in una specifica zona del Medio Oriente, vero obiettivo strategico di Al Qaeda. Cioé arrivare al controllo del regime proclamato guardiano dei luoghi sacri dell’Islam, l’Arabia Saudita. Far fuori la famiglia saudita, o la parte filo Americana, dopo aver mostrato a Washington le conseguenze per le sue interferenze. Ma allora Bin Laden e i suoi compari sottovalutarono la reazione Americana difronte alle intimidazioni di stampo islamista-mafioso.

Il presidente George W. Bush all’inizio interpretó bene lo spirito di rivalsa dell’America, con l’invasione dell’Afghanistan a meno di un mese da 9-11. Invece, con l’attacco all’Iraq nel 2003, la Casa Bianca sprecó il capitale di ammirazione accumulato nel mondo. Con l’invasione dell’Iraq, Bush forse pensó di proteggere meglio il “grand price” dello scontro con l’estremismo islamico? É proprio su questo “price”, il petrolio saudita, che tutto l’Occidente dovrebbe riflettere per comprendere meglio 9-11 e come superarne le conseguenze.

Ma ció che importa di piú oggi ricordare é che nonostante quell’attacco, Al Qaeda non vinse perché non riuscí a farci rinnegare i nostri valori. L’America é meno “ingenua” e la nostra “homeland” meno esposta all’obiettivo dei fanatici del terrore, ma non siamo diventati uno Stato di polizia. Lo Stato di diritto della societá democratica americana, seppur scalfito da misure controverse come quelle presenti nel “patriot act”, alla fine ha retto. Le quasi 3 mila vittime di quel giorno verranno ricordate con opere architettoniche degne delle Torri Gemelle. Ma é la nostra democrazia e la sua resistenza all’impatto di eventi cosí drammatici, il monumento piú degno per celebrarne il sacrificio.

 

 

 

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