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Zibaldone

Quale tolleranza?

 

Mi piacerebbe molto far parte di quelli de "la Chiesa molla Berlusconi", del Bagnasco secondo cui "l’aria si ammorba", contro il premier" e dei "comportamenti indecorosi, licenziosi, tristi, vacui". Mi piacerebbe gridare assieme agli entusiasti de "il troppo è troppo", agli incuriositi del "si muove anche la Chiesa" e agli scandalizzati del "decisivo il gioco del crocifisso fra le tette della Minetti". Mi piacerebbe marciare nel corteo virtuale sceso in marcia per mandare a casa il peggior governante che l’Italia abbia mai avuto in centocinquanta anni di storia unitaria.
Mi piacerebbe scambiare sorrisi e solidarietà con gli altri marciatori, compresi i membri della Commissione Episcopale Italiana, alcuni fieramente alla testa del corteo assieme a Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti, Emma
Marcegaglia e i VIP tutti, altri più modestamente confusi in mezzo alla gente comune dove sempre virtualmente sono anch’io.
Mi piacerebbe imparare da quelli che mentre marciano si adoperano per aggirare le guardie del corpo dei VIP e trovarsi a marciare fianco a fianco con qualcuno di loro e ci riescono egregiamente sicché da cosa può nascere
cosa. Mi piacerebbe convincermi che a un certo punto, con tutte le adesioni "eccellenti", la pressione nei confronti dei delinquenti e dei leccapiedi dei delinquenti si è fatta ormai tanto insostenibile che loro stessi saranno
costretti a studiare una "exit strategy". Mi piacerebbe, mi piacerebbe, ma proprio non posso.
L’intervento dei "signori della Chiesa" non è altro che l’ennesima prova della loro pratica più frequente: l’ipocrisia. Per oltre quindici anni quel signore ha rubato, corrotto, violato leggi (e poi le cambiava grazie ai suoi miserabili leccapiedi), ma dalle bocche del signor Bagnasco e dei suoi nero-vestiti sodali non è uscita una parola. Un atto di discrezione che l’accompagnamento dell’esenzione fiscale sulle grandi proprietà edilizie del Vaticano ha sistamente trasformato in un atto di omertà. Con la consueta abilità, i vescovi hanno atteso a lungo prima di compiere la loro sortita in modo che si potesse dire "non volevamo interferire, ma lui è andato davvero oltre ogni limite", il che li ha fatti "amare" perfino – almeno in buona misura – da quei cittadini onesti e disgraziati che hanno dovuto assistere giorno dopo giorno allo scellerato processo di un Paese noto da sempre per la sua cultura, il Paese di Leonardo, di Galileo, della prima università in Europa, si è trasformato in una terra amorfa, arida in ogni senso del termine, dove ormai a spadroneggiare sono le tre entità micidiali: Berlusconi e i suoi Quaranta Ladroni, i leghisti e le loro volgari buffonate, le cosche e la loro spietata criminalità.
Ma poi, pur prescindendo dalla lentezza con cui si sono finalmente accorti che quell’uomo era un "grande peccatore", la sortita di Bagnasco e degli altri rimanda irresistibilmente a quel famoso pensiero di Mao, ma forse di Confucio, "quando indichi la luna l’imbecille guarda il dito". Nel caso che stiamo trattando, la luna è la manipolazione del Parlamento, le leggi speciali, la compravendita dei deputati, le "signorine" trasferite direttamente dal lettone di Palazzo Grazioli al governo, al Parlamento o a qualche Consiglio regionale. Il dito, invece, è il bunga bunga che i vescovi si sono messi a contemplare. E perché mai uno dovrebbe considerare la sortita dei vescovi come una specie di "arrivano i nostri"?
Oltre tutto, basta un’occhiata anche distratta a ciò che tutti i Bagnasco della storia hanno combinato per impedire a questo disgraziato Paese di diventare una Nazione come si deve, con le sue leggi, le sue norme civili, la sua laicità e la sua capacità di ragionare, perché insorga il fondatissimo sospetto che alla prima occasione questa presunta "alleanza" dei vescovi con l’Italia per bene finisca per mostrare senza tante pene la sua caducità. Il signor Bagnasco faccia e dica quel che vuole, chissà che magari non gli serva a imparare almeno un po’ la pratica della tolleranza a lui del tutto sconosciuta; ma per favore non ci si genufletti di fronte a lui solo perché ha dato la vaga impressione di aver avuto un vago sentore che forse, chissà, vuoi vedere che, ma guarda un po’, l’attuale capo del governo italiano forse non è proprio al posto giusto.

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