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Zibaldone

Totó? Pensa ad Amanda…

 

 
Questa settimana é piú difficile del solito scegliere l’argomento. Vorrei salutare la sveglia del Presidente Napolitano, con quelle ovvietá pensate da tutti ma che nessun “pezzo grosso” della Repubblica aveva osato  dire: il popolo padano? “Non esiste” e attenta Lega, a forza di promettere la secessione “si finisce in galera…”
Poi c’é quel processo di Perugia, con la gara tra media americani, inglesi e italiani su chi le spara piú grosse su chi é la vera Amanda Knox…
Invece scegliamo il raggelante interrogatorio con i magistrati di Caltanissetta di “Totó u’ curtu”, il boss dei boss o forse solo “un sottocapo di sottocapi”. Il contenuto delle “dichiarazioni spontanee” avvenute nel 2009 e 2010, lo hanno ottenuto facendo benissimo il loro mestiere Lirio Abbate dell’Espresso e Attilio Bolzoni di Repubblica.  Io,  come spero milioni di altri italiani,  sono riuscito a leggere e ascoltare le frasi di Totó Riina prima che la magistratura le censurasse dai siti di quei giornali – ma se cercate altrove nel web si trovano -.  A parlare é un boss mafioso che col tipico linguaggio finto omertoso dice niente a tutti e tutto a qualcuno,  perché lui “sta nella luna” …
Il capo dei capi ci dice come sono stati impostati per decenni i rapporti tra Stato e mafia, facendo un semplicissimo ragionamento e chi vuole capire, capisce: “un latitante puó durare un anno, due anni… non si puó fare per 24 anni il latitante. Io in quegli anni mi fici una famiglia….” per poi lanciare la sua bomba: “Borsellino non lo conoscevo, lui non mi ha mai fatto nulla, neanche una cotravvenzione…” E quindi Totó chiede: ma l’agenda rossa, con tutti gli appunti di dove andava, quello che faceva, scritti in quell’agenda rossa… “Ci sono i servizi segreti quando scoppia la bomba di Borsellino?… Chi ha commesso questo omicidio di Borsellino?” E Mancino che sa prima della sua cattura, e Provenzano che é troppo “scrittore”….
A “u’ curtu” interressa lasciare un marchio d’infamia sulla giustizia italiana e ad un certo punto tira giú l’asso: “Nessuno é venuto da me a chiedermi: Lo hai visto Andreotti? Lo hai baciato? Mai interrogato. Signor procuratore, questo se lo vuole scrivere? … Mai interrogato. Io solo dovevo dire sí o no. Peró non mi si é mai domandato. Si é fatto un processo, si é fatto un appello, si é fatto tutto… Mi dicisse una cosa, nella magistratura, nella legge é giusto di non essere interrogato una volta… una volta, glielo sto dicendo perché é importante. Una volta per dire: ma ti sei incontrato con questo? Mai… Vidisse che un procuratore non puó fare questo abuso di potere… Andreotti si baciava con me? Ma che era, lo scemo d’Italia?”
Con chi sta parlando Riina? Con i magistrati di Caltanissetta, o con chi fuori deve capire che u zu Totó, a ottanta anni passati, di cui gli ultimi 18 passati dietro le sbarre in isolamento, potrebbe dire tutto o il suo contrario? Ma a chi vuol dare gli indizi?
La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha emanato un "decreto di sequestro preventivo" e ha indagato i giornalisti Bolzoni e Abbate e per violazione del segreto istruttorio in concorso con "pubblici ufficiali da individuare". Una riprova che la libertá di stampa in Italia c’é fin quando non fa male a qualcuno. Quindi, il bavaglio italiano, come ripetiamo da tempo, non l’ha inventato Berlusconi.
E cosa’altro contenevano i verbali dell’interrogatorio del capo dei capi di Cosa Nostra? Ci facciamo la domanda sapendo che non interessa piú, la mafia é passé.
E la giustizia? Quella con la quale non si scherza perché altrimenti si rischia di finire in galera?
Sembra che la giustizia interessi solo quando riguarda delitti e castighi di natura diversa, come quelli per la sentenza di Perugia sulla bella e giovane Amanda. Televisioni e giornali d’America si scatenano, pronti a condannare la giustizia italiana per aver “trasformato in un mostro” la studentessa di Seattle. Mentre gli italiani replicano, compreso un pm, che la “perfida Amanda” si merita la massima pena che almeno in Italia “non sará la pena di morte”. E cosí si speculerá per giorni su quello che accadde ad una povera studentessa inglese e gli errori dei pm che, a prescindere dalle responsabilitá o meno degli imputati al processo di Perugia, saranno alla fine tali, che persino Berlusconi se ne avvantaggerá col mondo intero: ve lo aveva detto lui, non ci si puó fidare dei magistrati italiani…
Vedete, anche se un capo dei capi dicesse cose di pazzi, che so quale boss si “vasó” con Renato Schifani, o quanti ‘piccioli’ Silviuzzu ancora gli deve, nessuno ascolterebbe piú, tanto sono tutte minchiate direbbe subito Minzolini. Giá, come dice ‘Totó u’ curtu’, “un procuratore che puó fare questo abuso di potere….”

 

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