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Zibaldone

Il “no” della Pellegrini

Il rifiuto della nostra campionessa di nuoto a fare la portabandiera alle Olimpiadi di Londra

 

Capisco Federica Pellegrini (nella foto): la campionessa di nuoto rifiuta l’onore di fare la portabandiera dell’Italia alle prossime Olimpiadi di Londra. Che sia un onore lo dice lei stessa. Ma, spiega (e voglio credere che sotto non ci siano polemiche di altra natura, magari politiche) che la cerimonia inaugurale dura troppo a lungo, circa otto ore: una fatica che poi ricadrebbe sulla sua prima gara in programma, se non ho capito male, già dal giorno dopo.
Inoltre – e anche qui la capisco – è noto che Federica soffre di problemi a stare troppo a lungo in mezzo alla folla. Si tratta di un disturbo psicologico piuttosto comune, ormai riconosciuto e non più stigmatizzato né dalla medicina né dall’opinione pubblica. Perché sottoporla a uno stress che rischierebbe di minarne la prestazione?
Certo, la scelta fatta dal Coni era giusta, perché la Pellegrini è indubbiamente una delle campionesse più rappresentative dello sport italiano attuale dove di questi tempi i maschietti sono un po’ in seconda fila. Comunque le alternative non mancano e sempre al femminile. Penso per esempio alla fiorettista Valentina Vezzali, che a Catania ha appena stabilito un record assoluto, vincendo il suo sesto campionato mondiale. Oddio: con quel suo caratteraccio e la grinta forse eccessiva non è il massimo della simpatia (confesso, tra l’altro, che non le ho ancora perdonato la “sviolinata” inutile e non richiesta che fece l’anno scorso al capo del governo Silvio Berlusconi) ma è indubbio che sia davvero un’atleta super.


E ancora da Londra arriva un’altra notizia inquietante. Gli inglesi popolo sempre un pò…strano, hanno rifiutato la scorta a Roberto Saviano.
Lo scrittore, autore di “Gomorra”, deve da anni girare conle guardie del corpo e vivere in posti segreti e ogni volta iversi perché la camorra lo vorrebbe morto. È una situazione  difficile e sgradevole, riconosciuta però da tutti. Tranne, aquanto pare, dai figli di Albione (un tempo, qualcuno parlò di  “perfida Albione”). E così lo scrittore non potrà andare nellacapitale britannica a ritirare il premio che il Pen Club gli ha  assegnato proprio in riconoscimento sia della sua opera siadelle condizione di privazione di movimenti provocatagli da suo lavoro.
Attualmente l’Italia non gode di una buona immagine all’estero, ma certamente non per colpa di Saviano e dei pochi altri coraggiosi come lui: è quindi facile previsione immaginare che non si riuscirà a far cambiare idea agli inglesi. Anche perché, altra facile intuizione, dubito che in suo favore si muoverà qualcuno dal nostro governo. Un’altra brutta figura.
Un piccolo episodio: il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è andato in Banca d’Italia a parlare con Mario Draghi, governatore uscente e prossimo capo della Banca Centrale Europeo. C’è da discutere della gravissima situazione, non solo economica, che sta attraversando il Paese. Quindi l’incontro era doveroso. Fin qui, tutto giusto. Ma ci è messa anche la solerzia degli amministratori che, forse, potrebbero impegnare il proprio tempo a cose più serie: hanno pensato che via Nazionale, dove ha sede la Banca d’Italia, andasse “abbellita” per l’occasione. E così, via di pennello e ramazza per ridipingere le strisce pedonali e stradali sbiadite da tempo e dare una ripulita generale a quella che è una delle strade principali di Roma.
Come se Napolitano, che vive a Roma da decenni e per le sue vie ci cammina regolarmente quando è libero da impegni (l’altro giorno era a Villa Borghese e fare una passeggiata con la moglie), non sapesse qual è la situazione. Insomma: un’ennesima dimostrazione di provincialismo.

 

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