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Zibaldone

Poveri ieri, poveri oggi

 

Sui giornali e in televisione non si parla che di Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli, Montecitorio… Non si parla che di politica e di affari. In tv Piazza Affari (nome e concetto detestabili) viene menzionata non meno di 40 volte al giorno. Nelle nostre orecchie rimbombano implacabili , a raffiche, nomi di persone, nomi di istituzioni. I soliti nomi, le solite istituzioni: Berlusconi… Bersani… Bossi… Casini… Tremonti… Sacconi… L’Unione Europea… la Commissione Europea… la BCE… la Banca d’Italia… la World Bank… Wall Street… Il Dow Jones. E’ come se in Italia non ci fosse altro. Come se nella vita non ci fosse altro. Politica e affari, affari e politica… Tutti in gamba, in gambissima nel fare politica, nel condurre affari, nell’illustrarci come “funziona” l’economia, in che modo “interpretare le dinamiche del Mercato”.
Ci spieghino allora perché l’Italia (e gran parte dell’Europa Occidentale) è stretta da anni e anni in una crisi di cui non s’intravede la fine poiché coi mezzi correnti, con gli attuali personaggi (tutti di ben scarso “peso specifico”, tranne uno solo: Antonio Di Pietro), questa crisi non potrà finire. Questa crisi oltre a noi, ha già inghiottito i nostri figlioli: inghiottirà anche i nostri nipoti. E’, e sarà, la fortuna di decine di migliaia di italiani, e la rovina, il “cimitero” di milioni e milioni di altri italiani.
L’“homo economicus” non era l’agiato ingegnere della Ford di 50 o 60 anni fa, che molto spendeva per sé, per la mogliettina un po’ alla June Allyson; per i figlioli già un po’ pieni di sé; non era il dirigente ENI profumatamente pagato già negli Anni Cinquanta, “anzi”, proprio negli Anni Cinquanta e Sessanta; non è nemmeno l’imprenditore italiano d’oggigiorno al quale il Governo italiano da parecchio tempo permette di fare quello che gli pare e piace e d’accumulare quindi ingenti incassi, ricavi, che poi in patria non vengono reinvestiti.
L’“homo economicus” sono gli italiani i quali, togliendosi magari il pane di bocca, acquistano a rotta di collo iPad e iPhone; gli italiani i quali (ma non solo loro) fra prestiti bancari, fidi, “scoperti”, consumano, eccome se consumano, merci, ma non s’accorgono di consumare se stessi e a un tratto è inevitabile trovarsi con l’acqua alla gola. Gli italiani i quali inseguono, raggiungono, divorano il voluttuario, loro ambitissima preda.
Divorano, appunto, se stessi. Ai figlioli dànno un senso distorto della vita. Ai figlioli nulla insegnano. Questa è la triste realtà.
Su tutto questo si stende il silenzio della Scuola, il silenzio delle istituzioni, dei mezzi d’informazione. Manca un Pensiero. Manca il Pensiero. Manca il calore individuale, collettivo, sociale che noi trovammo a 10, 15, 20 anni. Non si è sollecitati alla riflessione, non si è sollecitati a pensare un poco meno all’iPhone e un poco di più a se stessi nella ricerca del miglioramento personale. La società italiana non ha più guide, non le è rimasto un solo faro; a niente è interessata, se non all’avvenirismo tecnologico e cibernetico, al denaro, al “successo” nello spettacolo. E’ una società che “naviga a vista”, ma nemmeno in questo riesce tanto bene.
E’ una società che punta sull’immediato, ma non ha coscienza neanche di questo. Magari l’avesse, sarebbe già qualcosa.
Giampaolo Pansa ha scritto un altro pregevolissimo saggio, uscito in questi giorni: “Poco o niente: eravamo poveri, torneremo poveri”. Dice tutto il titolo stesso del testo. Ma quanti italiani credete che vorranno leggere la recente opera del giornalista? La leggeranno in quaranta o cinquantamila, nati prima del 1955… Il Paese neanche se ne accorgerà. Nei ‘palazzi del potere’ si dirà che “Pansa è un disfattista”… Come farla scattare in Italia “la scintilla”?

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