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Zibaldone

Alla ricerca del padre

di Elisabetta De Dominis

Quando ero piccola piccola, sul seggiolone, il momento della pappa si rivelava una tortura, perché dovevo ingoiare del cibo che quasi mai mi piaceva, come il purè di spinaci che mi faceva venire i brividi. Mio papà aveva introdotto il gioco dell’aeroplano per nutrirmi divertendomi. Era un sistema micidiale di ricatto sentimentale, di cui lui, che era un brav’uomo, non si deve essere mai reso conto. Così oltre a detestare il cibo, mi riempivo di rabbia per l’ingiustizia che ero costretta a subire. La forchetta volava e, dopo un paio di giravolte, si dirigeva inesorabilmente alla mia bocca: “Questo è per papà” e io ingoiavo e mi venivano i brividi. “Questo per la mamma” e già non ingoiavo neppure più e depositavo il cibo all’interno di una guancia. Insomma ogni boccone era dedicato a un parente e io ne avevo un mucchio. Così alla fine quel mucchio finiva sputato contro il vetro della finestra.
Penso di essermi fatta allora i concetti di libertà e giustizia, a cui afferivano quelli di disciplina e di costrizione, di amore e di senso di colpa. Certo qualcosa è andato storto, perché mi sono portata dietro per tutta la vita il senso di colpa, che mi ha fatto patire molto ogni scelta che potesse arrecare un dispiacere a qualcuno, tuttavia questo non mi ha impedito di seguire il mio senso di libertà.
Così ho imparato subito che la libertà non era fare i fatti miei e che dovevo rispettare delle regole di convivenza e soddisfare delle aspettative dei miei genitori per ricompensarli di quanto facevano per me. Il codice morale familiare mi pesava in testa come un macigno e spesso mi faceva stringere il cuore, anche perché la comunità familiare era un po’ come un partito, in cui bisognava andare d’accordo e la condizione basilare quindi era comportarsi bene. Ne sentivo di tutti i colori, poi tutti si facevano i complimenti. Sono stati anni di grandi gioie e di grandi dolori, di divertimenti e di pianti, perché avvertivo spesso la cattiveria dietro l’angolo. Ma formalmente c’era sempre il rispetto e nessuno mai dei miei parenti si sarebbe sognato di abusare dell’ospitalità o di non farsi in quattro per aiutare qualcuno di loro.
Berlusconi ha ammaliato gli italiani con la Casa delle libertà e con l’inno di Forza Italia offrendo un’appartenenza comune. Ha prezzolato i suoi fautori trattandoli da parenti e permettendogli di comportarsi come dei predoni. Senza regole. Ognuno si è servito con le mani al suo tavolo e si è riempito le tasche dei soldi che trovava in giro. Li ha vestiti e calzati e indorati, perdendo di vista che erano dei miserabili nell’animo e che il loro unico fine era il benessere e che un domani, per mantenerlo, non avrebbero esitato a passare sul suo cadavere. Debolezza di un uomo che per farsi amare, al fine di primeggiare, ha pagato tutta la vita. Lui ha insegnato che le persone non valgono per quel che sono ma per quel che servono, pertanto ora non può parlare di tradimento, perché i suoi rapporti umani sono stati meramente economici  e, si sa, l’economia segue le leggi del mercato.
E Berlusconi vorrebbe ancora fare un governo di larghe intese? Ma con chi? Con un La Russa che ha acquistato 19 Maserati per il suo ministero, un Formigoni che si è fatto l’eliporto, un Bossi con tutta la Lega finanziata dal Nostro? O con una Gelmini che si è comprata il titolo di avvocato e una Carfagna che è passata per i letti? Il discorso vale anche per la Sinistra che non è stata in grado di dire come traghettarci nel paradiso terrestre e che sta per perdere il treno.
Personalmente, l’istinto primitivo è di lanciarli tutti contro, anzi fuori dalla finestra, perché sono davvero indigeribili. Del resto siamo noi italiani (anche se non io) ad averli votati e perciò non ci meritiamo una democrazia perché non siamo in grado di eleggere cittadini preparati ed onesti.
Siamo degli incompetenti. Ora trepidiamo tutti per un altro salvatore della Patria, Mario Monti e un suo governo tecnico: scelta che sottolinea il fallimento della classe politica italiana, ignorante e faccendiera. Ma Berlusconi non doveva essere il tecnico per antonomasia, visto che era il più ricco e avrebbe resa ricca l’Italia? Siamo sempre alla ricerca del padre, ma se poi i figli sono degeneri?
Non sarà così facile liberarsi anche dei berluscones.

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