Cerca

Zibaldone

OPINIONI/ Forza Italia senza spot

Il più longevo dei premier italiani ci ha fatto sognare come in una pubblicità, ma adesso bisogna farsi condurre dai sogni possibili, come nell’America di Obama

 

L’Italia è (forse) di nuovo libera.

E se davvero sarà così, il 12 novembre 2011, il giorno delle dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi, andrà festeggiato in futuro al pari delle altre feste nazionali.

Perché ormai non si tratta più di antiberlusconismo, siamo stanchi persino della vendetta, che non serve a nessuno, e dopo 17 anni di scalate, cadute e riconquiste ci ritroviamo poveri, di tutto.

Il più longevo di tutti i Presidenti, che ha battuto persino Andreotti in quanto a giorni di governo, passerà alla storia probabilmente come una pubblicità ben fatta, forse la migliore degli ultimi 20 anni.

Uno spot di successo più che un personaggio reale. Non è vero, non è possibile, direbbero gli italiani che l’hanno preceduto e che hanno lottato per la libertà e per la sconfitta del fascismo; non si possono riconoscere in lui e nella sua Italia le persone liberali, anche molto apparentemente vicine a lui, e che lui stesso avrebbe voluto accanto, come  Montanelli per esempio. Né potranno credere che tutto ciò sia realmente accaduto gli italiani che verranno, le generazioni successive, se troveranno una nuova Italia, mai veramente libera e felice, ma certamente più sana, più ricca, più europea, più colta e bella, a partire da oggi. Per mio figlio, milanista che ha solo 11 anni, Berlusconi sarà sempre e solo il Presidente del suo amato e vincente club rossonero, così ricco e capace di comprare chiunque.

Non sa mio figlio cos’è il conflitto di interessi, che a volte non si può e non si deve comprare chiunque e che in realtà in questo momento non esiste un Presidente del Milan. La carica è infatti vacante proprio per una sorta di incompatibilità con  la Presidenza del Consiglio. Incredibile: Rai, Governo e Fininvest possono convivere senza conflitto, il Milan no, non è elegante tifare quando si tifa… Forza Italia.

Ecco, la questione è un po’ questa:  scendere in campo, comprare e vendere, allenatori e calciatori come ministri e deputati, marketing e strategie aziendali per un’Italia che diventa prodotto su cui non investire e al posto di un partito un coro da stadio, un inno, una fede, Silvio, e uno spot, Forza Italia.

E così in tutti questi anni gli italiani, non quelli del passato né quelli futuri, gli italiani che c’erano lo hanno votato e seguito in questa lunghissima pausa pubblicitaria. Perché, ricordiamolo, Berlusconi ha portato il pluralismo televisivo, come in America. Peccato che poi ha affossato la concorrenza, l’ex monopolio Rai.

Era già molto politicizzata, è bastato togliere del tutto i contenuti e lasciare il canone. Pagare per niente, una mossa davvero geniale.

E nel frattempo, grazie alla sua straordinaria macchina da soldi, la Fininvest, gli italiani hanno trovato un tesoro. Gratis per tutti una marea di spot e tanta, tanta libertà di scelta, le veline, i film, i format televisivi, i telegiornali di Emilio Fede, il Grande Fratello e i reality. Insomma grazie alla tv di Berlusconi gli italiani sono diventati globali, uguali a tutti gli altri, attaccati alla tv per credere di scegliere e sentirsi finalmente ricchi, non pensare, ridere e gridare Forza Italia.

Una lunghissima pausa pubblicitaria, perché la pubblicità spesso è più divertente dei contenuti. E’ finta ma ci credi, ti stordisce e vuoi dormire.

Peccato, o fortuna che sia, prima o poi ti svegli. E scopri che Bush non c’è più e che il mondo cerca disperatamente leader e leadership. Che la nutella è buona, irresistibile, ma ci vuole il pane per gustarla. E ti accorgi che nessuno, o quasi, sa più come si fa.

Oggi le giovani donne vogliono fare le veline o le escort, e poi in futuro le show-girl e i film, mentre i ragazzi ovviamente sanno già che se non riescono come calciatori c’è sempre la tv, lo spettacolo, la fama, il successo.

La sindrome da spot è gravissima. Una volta c’era la retorica, l’eroe, il coraggio, la Patria. Noi apparteniamo ancora a coloro che hanno letto Platone e Aristotele, Omero e il suo Ulisse, ma anche Melville, o meglio il capitano Achabe la sua Moby Dick.

L’America ha insegnato al mondo cos’è il marketing e la pubblicità. Ma l’epopea americana, e in particolare quella nera, ha insegnato anche a credere al sogno, the dream, che esiste davvero e può cambiare il mondo.

Tempo fa Barack Obama, parlando ai neri d’America, ha ricordato quant’è dura la loro condizione ancora oggi ma che

molto è stato fatto e molto si può fare, a patto di tornare ai sogni e alle visioni. Perché un giovane nero deve sperare soltanto di diventare campione di basket o grande rapper per dare un senso alla sua vita?

Perché non sognare anche di diventare un grande avvocato, un medico, un insegnante? Perché non desiderare di pulire e riformare davvero la politica? Perché, ha detto Obama ai neri d’America come lui, perché non sognare di diventare Presidente degli Stati Uniti?

Non so quanto durerà Obama, so che è tuttora Presidente degli Stati Uniti. Il sogno è dunque molto più vero e possibile di uno spot. E spero che l’Italia torni a sognare e a farsi condurre dai sogni. A produrre bellezza, ingegno, innovazione e creatività, a riappropriarsi dei contenuti e delle parole, di cui è stata maestra.

Mi piace credere in un’Italia meno burocratica ma dove sia rigorosamente vietato rubare le parole, che sono un bene di tutti: forza Italia è di tutti gli italiani, forza azzurri è di tutti gli italiani. Riprendiamoci le parole e lasciamo le parolacce a gente come Sgarbi e Bossi. Riprendiamoci Venezia, che non è del Veneto ma dell’Italia, riprendiamoci Firenze, che non è del giovane sindaco Renzi, riprendiamoci il sud e il nord, il freddo, le fabbriche, il mare e i cannoli. Riprendiamoci il gusto, l’ironia e la fantasia. E a proposito, per un po’ scriviamolo così: forza, Italia!

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter