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Zibaldone

Un governo perbene

di Elisabetta De Dominis


Non diventerò mai ministro. Prima non potevo diventarlo perché non facevo la puttana, ora perché non sono una professoressa; insomma non ho una preparazione tecnica di alto livello. Ma non ne farò una malattia, come non l’ho mai fatta. Si può fare altro nella vita. E lasciar fare i ministri a coloro che si sono preparati tutta la vita per farlo. Sudando sui libri e non nei letti.
Finalmente abbiamo al governo delle persone competenti. Se vado a tagliarmi i capelli, vado da un parrucchiere non da un pasticciere, che tutt’al più potrebbe mettermi una maschera di uova sbattute in testa, ma poi non saprebbe sistemarmi la testa. Ecco, noi abbiamo sopportato che ci impiastricciassero la testa per troppi anni in nome della democrazia. Maestri di persuasione. Quei sofisti che già Platone voleva mettere al bando ad Atene. Nel suo "Discorso agli ateniesi" sulla democrazia Pericle ricorda che "noi, ad Atene, non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza"e che "servire lo Stato è una ricompensa al merito". Inoltre "un cittadino ateniese non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue faccende private e rispetta le leggi e i magistrati". Perché "la felicità è frutto della libertà, ma la libertà è frutto del valore".
Era il 461 avanti Cristo.
Il valore! I nostri politici se la sono spassata e hanno goduto alle nostre spalle: in nome della loro libertà hanno non solo compromesso la nostra felicità, ma esercitato un potere inviso come se fosse un valore.
L’esercizio della democrazia, nell’Atene che l’ha inventata, non era un diritto bensì un dovere. Chi voleva candidarsi e ricoprire cariche pubbliche veniva sottoposto a "dokimasìa": un esame effettuato dal "bulè", il consiglio dei maggiorenti dello Stato che verificava la preparazione e le attitudini del soggetto, controllando da quale famiglia provenisse, se partecipasse alle cerimonie religiose, se avesse adempiuto agli obblighi militari e fiscali. Di modo che il futuro politico non si rivelasse un maleducato e un nemico della patria. Noi abbiamo dovuto sopportare dai nostri ministri sputi alla bandiera, diti medi alzati, cerimonie celtiche, inni nazionali diversi, evasioni fiscali, senza considerare i privilegi della casta, che andavano dai viaggi ai tropici, alle auto blu, ai voli di Stato per familiari ed escort al seguito, alle scorte…
chi non aveva un’auto con una scorta non era nessuno. Sembrava tutto normale. A loro.
Ecco allora che ci sembra stranissimo che al governo siano arrivate persone normali, per di più preparate, intelligenti e soprattutto irreprensibili. Un governo perbene. L’età media dei 16 ministri è di 63 anni e anche questo mi piace molto. Perché ormai la gente di mezza età sembrava fosse da rottamare: al governo dovevano esserci facce giovani come alle sfilate di moda. Infatti, sotto il vestito niente. Ma come abbiamo accettato di farci governare da degli ignoranti che sono arrivati lì per meriti indicibili? E hanno ancora il coraggio, questi politici falliti, di invocare la democrazia, cioè il potere del popolo di tornare alle urne ad eleggerli? Saremmo dei cretini. Meno male che c’è la Merkel che vuole estendere l’impero germanico in Europa, sempre meglio del marciume di quello romano. I nostri politici hanno reso l’Italia estranea alle decisioni politiche europee, benché sia di vitale importanza per la sopravvivenza dell’Europa. Purtroppo sono usciti dalla porta del governo e rientrati per quella del parlamento. Perché dobbiamo continuare a pagarli come parlamentari e sono talmente terrorizzati di perdere il comodo e lucroso posto che, vedrete, sosterranno il governo Monti ad oltranza.
Forti dell’assioma ideato a loro uso e consumo: "Non si può rimanere tecnici quando si governa un Paese", non si sono accorti che siamo nell’era della tecnica. Come sostiene il filosofo Umberto Galimberti: "La democrazia non è più possibile per ragioni strutturali. Impone dei problemi di cui non siamo competenti. Già Platone riteneva che per costruire la città, bisogna essere competenti. La tecnica mette in crisi la democrazia. Più cose sai, più sei libero".
Ma la Gelmini è ancora giovane: se tanto ci tiene a fare la ministra, potrebbe tornare sui banchi di scuola…

 

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