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Zibaldone

CHE SI DICE DALL’ITALIA/ A New York “per punizione”

Uso improprio di carte di credito aziendali: corre voce che direttore del TG1, Augusto Minzolini, venga trasferito

Per favore, no. Ditemi che non può essere. Non so se nelle poche ore che passeranno dal momento in cui sto scrivendo queste righe a quando verranno pubblicate e voi le leggerete, la Rai si sarà ravveduta e smentirà il tutto. Ma certo è che le voci che vorrebbero il direttore del TG1 Augusto Minzolini (nella foto con Silvio Berlusconi) “punito” con il trasferimento all’ufficio di corrispondenza di New York mi sembrano davvero incredibili.

Il “direttorissimo”, come lo chiamava Silvio Berlusconi, deve rispondere di peculato per avere – pare – usato un po’ troppo allegramente la carta di credito aziendale tant’è che l’azienda di viale Mazzini si è costituita contro di lui.

Oh Dio: dovrebbe rispondere anche di altro. Per esempio di essere riuscito primo nella storia a far sì che il TG1, tradizionale corazzata e giornale di riferimento dell’intero Paese, venisse superato dalla concorrenza, guarda caso, di quel TG5 di proprietà berlusconiana. E, forse, dovrebbe rispondere – ma in questo caso soprattutto alla sua coscienza, ammesso che i giornalisti dicui faccio parte pure io ce l’abbiano – anche della serie di editoriali a senso unico con i quali nel corso di questi anni ha difeso Berlusconi.

Come che sia, antipatico o simpatico che lo si voglia considerare (per la legge dei grandi numeri qualcuno che lo trovi simpatico ci sarà pure, no?), Minzolini ha di sicuro nella propria scheda professionale un marchio infamante: l’aver fatto disamorare l’italiano medio da quel familiare rito del “guardare le notizie in tv” che voleva dire guardare il Tg1. A dirlo, senza possibilità di smentita, sono i dati d’ascolto.

Ebbene, visto che siamo in Italia, dove non si licenzia nessuno se non gli operai più indifesi, i dirigenti della radiotelevisione pubblica stanno davvero pensando che, per allontanare Minzolini dalla prima poltrona giornalistica dello Stivale, l’unico modo sia di mandarlo a New York? Qualcuno ha spiegato a questi dirigenti che la Grande Mela non è un posto qualsiasi, che – con buona pace dell’avvento indiscutibile di nuovi poteri internazionali – New York e gli Stati Uniti restano per ora la piazza più importante del pianeta? Non è certo la Siberia, luogo simbolo delle epurazioni, destinazione di

personaggi scomodi ma, magari, protagonisti di battaglie civili contro i regimi.

Certo, tutto il mondo è Paese. Da sempre e ovunque l’antica pratica romana del “promoveatur ut amoveatur” riaffiora ciclicamente. La stessa Rai non si è tirata indietro nel recente passato. Un nome per tutti: Giulio Borrelli, che dovendo anche lui sgombrare la prestigiosa direzione del TG1 venne, appunto, spedito a New York dall’oggi al domani.

Ma Borrelli, che ora è andato in pensione ed è rientrato in Italia, aveva condotto con imparzialità il TG1. E, a quanto risulta, quando metteva mano alla carta di credito tirava dalla tasca quella personale. Ma via, su: di sicuro sto esagerando io. Non si presta ascolto alle voci. Saranno sicuramente maldicenze, vero?

La Cina si avvicina e, visti i tempi, va considerata una buona notizia. Una delegazione di sei grandi aziende automobilistiche cinesi sta per piombare su Torino. Motivo della visita? Cercare nuovi potenziali fornitori per l’allestimento delle loro vetture.

Per le imprese dell’area torinese fare da subcontractor della sola Fiat, come avvenuto finora, non è più economicamente sufficiente, e, del resto, il mondo si sta sempre più globalizzando. Per cui diamo il benvenuto ai sei.

 

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