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Zibaldone

CHE SI DICE DALL’ITALIA/ Crisi, facciatosta e sindacato

 Poveri parlamentari berlusconiani. Quest’anno, vista la crisi (a quanto pare hanno capito anche loro che c’è; ora resta da vedere se qualcuno avrà anche intuito che, forse, qualche responsabilità in 18 anni di governo potrebbero anche avercela di persona), il Capo ha deciso: sotto l’albero di Natale niente più regali costosi ed esclusivi, come l’i-Pad che nel 2010 Babbo Natale portò a ciascuno direttamente da Arcore. Stavolta si torna all’antico: ci sarà solo un modesto panettone, più due bottiglie di bollicine per brindare. Posso dire che la cosa non mi dispiace? Chissà se cominceranno a capire come si vive da persone normali, anche se con un bottiglia di spumante in più rispetto alla media?

Ma magari mi sbaglio: senatori e deputati forzisti non si accorgeranno nemmeno dell’omaggio, troppo presi a cercare di  salvare a ogni costo i loro mega stipendi e vitalizi. Alla faccia di noi normali che le loro prebende ce le sogniamo.

Comunque l’oscar della faccia tosta va senz’altro assegnato ai leghisti. Stanno facendo gazzarra dentro e fuori il Parlamento come un qualsiasi movimento estremista. Il loro è un “no” su tutto: no alle tasse, no ai tagli. È ovvio che lo fanno perché sperano di riconquistare un po’ di voti della loro base, sempre più delusa.

La delusione, peraltro, sta salendo: tanti sindaci “padani” stanno prendendo le distanze. Ma, essendo stati al governo fino a ieri – e non in posizione defilata: il loro sostegno, decisivo per mantenere in piedi Berlusconi in quest’ultimo ventennio, se lo sono fatti ben pagare politicamente e in termini di poltrone – la loro protesta risulta francamente ridicola.

In realtà è come se stessero protestando contro se stessi.

E che dire del sindacato? Metto le mani avanti: al sindacato io credo, eccome, convinta come sono che senza un’adeguata tutela i lavoratori nelle intenzioni di certi “padroni” starebbero ancora in condizioni di schiavitù. Sempre più, però, il problema del sindacato sono… i sindacalisti.

Lasciando perdere stavolta l’emblematica vicenda della Fiat, che dire di quanto è successo alla rete televisiva La 7?

Non so se negli Stati Uniti si vede, ma posso garantirvi – lo dicono i dati di ascolto – che da quando a dirigere il telegiornale di questa emittente è stato chiamato Enrico Mentana, la 7, che era una Cenerentola tra due giganti è andata crescendo. Non sono io a dirlo, ma gli addetti ai lavori e gli esperti e io modestamente sottoscrivo, che il telegiornale di Mentana è, di fatto, l’unico guardabile in questo Paese.

Ebbene, salvo ripensamenti, Mentana ha rassegnato bruscamente le dimissioni. E non in polemica contro la Telecom, azionista di riferimento della rete, ma contro il sindacato interno dei giornalisti. Dovete sapere,  se non lo avete mai visto, che il telegiornale de La 7 è davvero diverso: rapido, forse troppo orientato quasi esclusivamente sui temi della politica, ma preciso e non fazioso. Per i giornalisti dell’emittente, che solo alcuni mesi fa era in serie difficoltà economica e rischiava la chiusura, l’arrivo di Mentana è stato come l’ossigeno per gli affogati. Ora però il sindacato interno ha preteso che il direttore, che conduce di persona il telegiornale principale della sera, leggesse pari pari un comunicato sindacale. Come tutti i sindacati era scritto in “sindacalese”, cioè in un italiano burocratico e incomprensibile. Teoricamente gli accordi sindacali prevedono che questi comunicati, per quanto noiosi, vadano letti (e vi assicuro che il telespettatore normale ride quando li ascolta). Mentana si è rifiutato. Se c’è una notizia, bene, va data. Ma un comunicato del genere, ha detto, non è notizia.

Apriti cielo! Il sindacato lo ha querelato. E lui, coerente e imperturbabile, ha dato le dimissioni. Peccato che siano successo due cose. Primo: il titolo de La 7 è crollato in Borsa.

Secondo: i giornalisti, che hanno capito che il loro stipendio e anche la loro riconquistata credibilità e professionalità dipendono da questo bravo Direttore si sono ribellati contro il loro stesso sindacato.  Chissà se la classe dirigente del sindacato, di tutti i sindacati, avrà capito la lezione? I tempi sono cambiati e se il sindacato non si adegua non sarà più in grado di svolgere il proprio indispensabile ruolo di tutela. Per il semplice motivo che sempre più lavoratori smetteranno di iscriversi.

 

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