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Zibaldone

CHE SI DICE DALL’ITALIA/ Paese di analfabeti

Una radiografia impietosa del presente italiano fatta da Contrappunti, la newsletter della Dia Logos

«Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra
dall’altra. Trentotto lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona incomprensibile». Questa radiografia impietosa riguarda il passato? No, e basterebbe la modernissima parola “icona” per togliere ogni dubbio. Il testo citato l’ho preso da Contrappunti, interessante newsletter edita da Dia Logos del consulente milanese di formazione e sviluppo organizzativo Massimo Ferrario (massimo.ferrario@mdsnet.it). E riguarda, aimè, il presente. È la sintesi, infatti, di due diverse indagini comparative svolte nel 1999-2000 e nel 2004-2005 in diversi paesi e riproposte giustamente da Ferrario come riflessione di fine anno. Il risultato è che soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea. Ad accurati campioni di popolazione in età lavorativa è stato chiesto di rispondere a questionari: uno, elementarissimo, di accesso, e cinque di difficoltà crescente. Sacche di popolazione a rischio di analfabetismo (persone ferme ai questionari uno e due) si trovano anche in società progredite. Ma non nelle dimensioni italiane: circa l’80 per cento in entrambe le prove. Tra i paesi partecipanti all’indagine l’Italia batte quasi tutti. Solo lo stato del Nuevo Léon, in Messico, ha risultati peggiori. Persino parecchi laureati italiani uniscono la laurea a un sostanziale, letterale analfabetismo. E se per le feste chiedessimo a Babbo Natale o alla Befana di portare a tutti un bel vocabolario. Sarebbe un inizio.
COME I BAMBINI di una classe per studenti con problemi di deficit di apprendimento, tanti italiani sembrano non avere ancora capito che la ricreazione è davvero finita. Così il Maestro, paziente ma fermo, ha dovuto fare di nuovo la voce grossa. Fuor di metafora: il capo dello Stato, Giorgio Napolitano è dovuto intervenire di fronte ai tentativi maldestri e alle proteste dei politici che si sentono defraudati da Mario Monti e, passate alcune settimane di governo, mostrano chiaramente di soffrire i tecnici che hanno preso le loro poltrone. Ha ricordato a tutti due cose. Primo: che la Costituzione non è stata certo violata, perché non sta scritto da nessuna parte che a guidare un governo debba essere per forza un politico. Quello che conta è che sia bravo e con le idee chiare, qualità che negli ultimi venti anni la nostra classe politica non ha mostrato di avere. Secondo: i signori politici si sono accorti, ha chiesto il Presidente della Repubblica, che la situazione è davvero grave e, soprattutto, che non ne siamo ancora fuori? Forse sotto l’albero di Natale, oltre al vocabolario di cui sopra, gli italiani gradirebbero ricevere la fotocopia di un biglietto aereo cumulativo, di sola andata verso una destinazione la più lontana possibile. Benificiari: una buona fetta di parlamentari, di ogni schieramento. Auguri a tutti.

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