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Zibaldone

Liberalizzazioni alla “Passera”

Lunedì scorso il Ministro dello Sviluppo e Infrastrutture Corrado Passera ha dichiarato alla stampa: “E ora via con le liberalizzazioni!”. Ce lo aspettavamo, eppure il sangue per qualche istante ci si è gelato nelle vene. In Italia si è già ‘liberalizzato’ parecchio; abbiamo voluto polverizzare perfino la Sip (la vecchia Teti) e al suo posto sono spuntate “gemme” della ‘telefonia’: Telecom, Wind, Tiscali, altre ancora. Morale, su Roma e altrove arrivano scrosci d’acqua e le reti saltano… Con la Teti e la Sip non saltava proprio nulla. Cerchi poi un dirigente, e non riesci a trovarlo: sbatti contro il granitico muro dei “call centre”, ci rimbalzi una, dieci, cento volte, e parliamo per esperienza diretta. Non si conoscono neppure gli indirizzi delle varie sedi di queste aziende… Esempio: sulle bollette di Wind-Infostrada il recapito della ditta non è che una casella postale milanese! E’ lo sconcio, è la vergogna nei suoi aspetti più esasperanti. Questo in un’epoca in cui, a cominciare da Prodi e Berlusconi, i quali in Italia hanno banalizzato e sciupato tutto quel che c’era da banalizzare e sciupare, ci si riempie la bocca con termini o espressioni come queste: “Ci vuole trasparenza”, “garantire i diritti dei consumatori”, “impegnarsi per una sempre maggiore efficienza!”, “spazio alla meritocrazia”. E’ una commedia, una ben triste commedia che, in giorni come questi, appare tragica: mezza Italia arranca nelle ristrettezze, il Governo Monti s’appresta a impoverire chi già si dibatte in grosse difficoltà economiche, negli ultimi due anni in Italia si sono persi 800mila posti di lavoro. E Passera Corrado ci schiaffa sulla faccia il suo progetto liberista… Lo fa con faccia tosta, con sussiego, e senza tener di conto gli insegnamenti della Storia: in varie poche, un certo sano protezionismo ha aggiustato le cose in vari Paesi.
Trasparenza, non ce n’è. I diritti dei consumatori non interessano alla classe politica. Per una “sempre maggiore efficienza” non si adopera proprio nessuno. Spazio alla meritocrazia? Altra menzogna, altra mistificazione: si dà parecchio più spazio d’una volta al nepotismo, la realtà è questa. Le liberalizzazioni messe in atto in Italia a partire dalla metà degli Anni Novanta, hanno procurato ingenti guadagni solo a imprenditori già abbastanza solidi, ma al cittadino non hanno recato beneficio alcuno, anzi, hanno causato inenarrabili disagi come nel caso della rete romana di Wind-Infostrada saltata più volte fra il 20 ottobre e il 7-8 novembre. Morale un anziano o un’anziana che disponessero soltanto di un telefono fisso, e non di cellulare, avrebbero avuto (e avranno avuto) enormi difficoltà a chiamare in caso di bisogno un medico, la Croce Rossa… Ma ai nostri pervicaci “liberalizzatori”, questo non importa. A loro importa solo accumulare quanti più soldi possibile, cambiare la barca ogni tre o quattro anni, essere invitati a trasmissioni tv, ricevere l’ossequio dei servi, dei tanti, troppi, servi che oggi popolano l’Italia.
Liberalizzare vuol anche dire estendere e far incancrenire il precariato. Vuol dire rafforzare un regime di semi-schiavitù che a parecchi italiani, soprattutto giovani, ha mandato in frantumi il sistema nervoso Vuol quindi dire recare quotidiana offesa alla dignità umana. Vuol dire creare il deserto laddove un tempo fioriva la vita. Vuol dire servire gli interessi di poche migliaia di ben pasciuti individui e inchiodare nell’ansia, nell’incertezza milioni di italiani. Vuol dire tenere i salari fermi al 1996-1997.
Semmai, ci sarebbe da nazionalizzare! Come fatto in altra epoca proprio qui in Italia, come il Primo Ministro laburista Attlee fece in Gran Bretagna fra il 1946 e il 1949. Nazionalizzare la ‘telefonia’, nazionalizzare banche, nazionalizzare la “Thiessen”, l’industria delle morti bianche. Confiscare alla Chiesa palazzi, giardini, altri immobili, come seppero fare i Governi italiani fra il 1862 e il 1870 o giù di lì. E questi beni porli a beneficio dello Stato, a beneficio dei cittadini. Ma nulla di tutto questo avverrà… Con sommo gaudio di Passera Corrado, altro ‘fenomeno’, altro ‘lungimirante’, altro campione della modernità… L’uomo invece è un irresponsabile. Insieme a lui non ci prenderei nemmeno il caffè.

 

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