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Zibaldone

OPINIONI/ Riflessioni su Natale e anno nuovo: il coraggio di lottare

E così arriva il 2012.
Se, come sembra, l’anno zero non esiste, abbiamo appena festeggiato il duemilaundicesimo compleanno di Gesù Cristo e ci prepariamo all’anno nuovo con tanti bei propositi.
Di questi tempi siamo tutti più buoni e questa volta forse anche un po’ di più. Perché soffriamo, come non capitava da tempo.
Tutti, ricchi e poveri, biondi e bruni, bianchi e neri. Tutti più buoni.
Eppure la parola che associo con più naturalezza al Natale è la lotta, non certo la bontà.
Fede a parte, da appassionato della figura di Gesù Cristo, ciò che mi continua a stupire, commuovere e persino scandalizzare dopo tanti secoli è la speranza
mai cancellata di giustizia, pace, libertà e amore come condizione umana possibile. E quindi l’invito a lottare. Contro tutto ciò che è contrario alla giustizia, alla pace, alla libertà e all’amore.
La storia di Cristo è una storia di amore sublime ed estrema, che spinge persino ad amare i nemici.
D’accordo, tutto questo va bene per la notte di Natale. Ma poi? Il giorno dopo e l’anno nuovo che segue ad ogni Natale? Dobbiamo pensare a perdonare i nemici? Non è forse il caso di cominciare a riconoscere questi nemici e combatterli? Non è forse la storia di Cristo anche una delle più incredibili e terribili storie di lotta che conosciamo?
Giuseppe e Maria hanno dovuto lottare contro Erode, sì o no? E contro il rumore sordo e devastante dei bambini innocenti uccisi, sì o no?
E in quel momento a cosa pensavano di più, a scappare o a perdonare Erode? A piangere o a perdonare Erode?
E Cristo stesso, non scacciò con forza i mercanti dal tempio e non sperò, lottando invano, di allontanare l’amaro calice, invocando il Padre suo?
Senza ricorrere necessariamente a Marx e alla sua lotta di classe, appare tuttavia sconvolgentemente vera la lettura della storia in quanto storia di lotta. Gli uni contro gli altri, protagonisti indomiti: il bene e il male, l’amore e l’odio, la speranza e la resa. E se Darwin ci ha spiegato che un senso c’è nella lotta per la sopravvivenza che regola la natura e l’evoluzione della specie, dopo 2011 avventi cristiani non riusciamo invece ancora a capire la lotta degli uomini che si trasforma in guerra in nome di una ragione, di un’idea o, peggio, di un qualche dio, qualunque esso sia, come ancora accade oggi in diversi posti del mondo. E così la guerra diventa santa o crociata, e d’altra parte, è anche così che nascono i nuovi eroi, organizzati come i carbonari di sempre, oppure più o meno improvvisati ma convinti di lottare a costo della vita. Ed è così che, prima o poi, cadono gli Hitler, i Gheddafi e domani gli Assad. Perché, diciamolo, prima o poi cadono tutti. E allora all’inizio di ogni anno la domanda d’obbligo è: andrà meglio? Ci piacerebbe credere, nonostante tutto, di sì. Perché almeno la storia avrebbe un senso. Lentamente, molto lentamente, svelerebbe il suo significato come il tempo dell’uomo, il tempo necessario affinché l’uomo possa raggiungere la giustizia, la pace, la libertà e l’amore. Sappiamo che non è così. La storia va ancora scritta e questa è una grande opportunità; ma la storia è in parte già scritta, e questa è una triste eredità.
Ecco, questo mi ricorda la duplice scommessa del Natale e dell’anno nuovo, la scelta. Scrivere la storia o leggerla. Per noi o per chi verrà. Scegliere da che parte stare, sapendo che non c’è un percorso in discesa. Che il tempo che passa non è necessariamente una direzione, che ci sono momenti in salita, poi straordinari paesaggi dietro le curve, orizzonti che tramontano e notti buie, in attesa del nuovo giorno.
E tu, 2012, che anno sei? Che ci porti? Non parli, non rispondi. Ma il silenzio di questo vento gelido che soffia nelle notti mi infonde coraggio e mi ricorda che il vento spazza e la pioggia pulisce. Spero davvero che il peggio sia passato, in Italia e nel mondo. E voglio brindare con la pioggia sapendo che abbiamo di nuovo coraggio, voglia di riconoscere i nemici e lottare.
Che non accettiamo compromessi, che non vogliamo più condividere e avere nulla a che fare con i cattivi di turno, i delinquenti, i mafiosi o con chi ruba senza vergogna, distrugge le scuole, gli ospedali e il prato. Voglio augurarmi il coraggio per non aspettare più l’eroe di turno, il magistrato di turno, il Cesare o il Kennedy di turno.
Voglio credere di nuovo alla lotta politica e alla vittoria del buon senso e della democrazia. Che possiamo e sappiamo scendere in piazza, senza spaccare le vetrine, ma a milioni se serve per riparare un grave torto. Che riabbracciamo le armi del disarmo, del digiuno, dello sciopero, dell’indignazione e della parola, scritta, letta, recitata e cantata. Voglio credere che torniamo a scrivere canzoni. Di lotta, o meglio di protesta, come si diceva una volta, ma anche quelle d’amore. E cantarle tutti insieme, magari a Capodanno, come festa, come rito, come promemoria. Perché il vero dubbio è l’arma, non la lotta. E spero davvero che questo 2012 ci porti l’ arma giusta, il coraggio. Ecco, questo voglio credere e augurare per il 2012.
E da cristiano, persino ai nemici.
Buon anno a tutti.

 

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