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Zibaldone

Brindisi di traverso

Dieci anni di euro


Il primo gennaio 2002 iniziano a circolare banconote e monete denominate in euro. Va a regime un evento storico preparato con cura, e in scena un’operazione di logistica finanziaria spettacolare. Il rush finale è stato avviato sei anni prima quando, nel Consiglio europeo di metà dicembre a Madrid, si è deciso di introdurre la moneta unica dal gennaio 1999, denominandola euro  Alla data indicata valuta ufficiale di undici paesi tra i quali l’Italia ma, per la circolazione fisica, occorreranno altri tre anni.

Coniare e distribuire gli euro nei dodici paesi membri dell’eurozona (si è aggiunta alla vigilia la Grecia), ritirando al contempo le valute in estinzione, pone aspetti organizzativi e logistici mai sperimentati, per ampiezza territoriale, numero dei punti da rifornire, tempestività richiesta, garanzia di sicurezza contro criminalità e speculazioni. Per dirne una, devono arrivare a destinazione in pochi giorni più di ottanta miliardi di monetine metalliche.

Per consentire il decollo non traumatico del nuovo ordine monetario, le dodici valute nazionali accompagnano per due mesi la nuova, ma dal primo marzo l’euro è moneta esclusiva a corso legale.

Le banconote sono le stesse per tutti i paesi aderenti al patto. Le monetine condividono la faccia dove si indica l’ammontare, e mostrano simbologie nazionali nell’altra. Il che è un modo per affermare la comunità di destino europeo, e riconoscersi reciproca identità. Diventerà un vezzo, al ritorno dal viaggio in altra località di eurolandia con il borsellino pieno di resti di pagamenti lì effettuati, giocare a riconoscerne personaggi o monumenti sulle monete, prima di spenderle liberamente nel proprio paese. Obiettivamente, una bazza per i numismatici, colti da ulteriore piacere man mano che entrano in eurolandia nuovi membri, l’ultimo l’Estonia nel gennaio scorso.

 

La moneta cartacea appare anonima e dai colori smorti. Per non scontentare nessuno, ministri delle finanze ed eurocrati hanno scelto bozzetti anodini e senz’anima: lo schizzo di un portale romanico o di una guglia gotica può andar bene, ma che nessuno ne rivendichi l’appartenenza alla propria nazione!

Gli stessi signori hanno deciso di non dare forma cartacea all’euro base, imponendo la tradizione del marco tedesco metallico. Le due scelte insieme, diminuiranno fortemente il valore di identificazione nella nuova valuta.

Altrettanto errato sarà creare centesimi metallici di dimensioni fisiche inconsistenti (spariranno presto dal mercato i valori da uno a cinque con effetti di arrotondamento favorevoli ai venditori), e valori cartacei altissimi (spariranno presto le denominazioni in 500 e 200 euro, anche per favorire la lotta alla criminalità). Molti commercianti sfruttano l’ignoranza della gente per speculazioni e aumenti di prezzo che le autorità si guardano bene dal reprimere, generando malumori popolari contro l’incolpevole nuova valuta che in realtà diventa subito strumento macroeconomico antinflattivo.

L’euro si rivela un enorme successo e dopo qualche anno assume valore strutturalmente superiore a quello del dollaro. Resta però costruzione incompleta, non avendo a sostegno un governo politico ed economico.

A Bruxelles e nelle capitali di eurolandia circolano pazzerelloni che pensano, avendolo probabilmente letto in qualche testo universitario, che l’euro appartenga al board della Banca centrale di Francoforte. Le monete appartengono al popolo che le esprime e ai politici che le governano, non ai banchieri centrali che le coniano e amministrano. Le attuali difficoltà dell’euro, quelle che rischiano di mandare di traverso il brindisi del decennale,sono tutte politiche e culturali.

 

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