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Zibaldone

CHE SI DICE DALL’ITALIA/ L’onestà, un’eccezione?

Istruttiva, la lettura dei quotidiani italiani di questi giorni. Riferiscono che gli italiani sono stupiti, quasi perplessi. E non c’entrano i sacrifici che il governo ci sta chiedendo, assieme alle preoccupazioni crescenti per un futuro davvero incerto. No, lo stupore ha a che vedere con altro. Si sta scoprendo che in Italia ci sono almeno due italiani onesti. Anzi, peggio ancora: normali. Fanno due mestieri diversissimi: uno il calciatore, l’altro il capo del governo.
Il primo non è nemmeno una stella di prima grandezza: Simone Farina milita infatti in una squadra di serie B. Ma è assurto alle cronache per essersi rifiutato di combinare una partita, trucchetto che gli avrebbe fruttato 200mila euro. Dovrebbe essere normale ma, a quanto pare non lo è. Tanto è vero che l’inossidabile e molto discutibile presidente del calcio mondiale, quel Joseph Blatter che non ama il pallone azzurro ma è una vecchissima e astutissima volpe, ha fiutato l’evento mediatico: non solo si è fatto fotografare con l’eroe (capito? Si è eroi solo perché si è normalmente onesti) ma lo ha addirittura nominato Ambasciatore del fair play calcistico.
In quanto al secondo italiano anomalo, i giornali sono pieni di lettere di lettori sconvolti. Hanno visto Monti intervistato in diretta da Fabio Fazio su Rai 3 (già, forse mi sbagliavo: gli italiani anomali magari sono tre, visto lo stile sobrio, discreto, ma molto professionale e preparato di Fazio che conduce una trasmissione non urlata e dove all’intervistato è permesso di parlare senza essere aggredito e interrotto). E Monti, come ha scritto un lettore, «sembrava di un altro pianeta». Chiarissimo, calmo, sicuro, esauriente pur nei tempi limitati di un programma tv. Dove andremo a finire se si dovesse diffondere questa improvvisa epidemia di gente normalmente perbene?
Ma tranquilli, gli italiani sono sempre italiani. Anche quelli con la più garantita patente di internazionalità. Prendi un altro Mario, per esempio. Quel Draghi, ottimo Governatore della Banca d’Italia e oggi strameritatamente a capo della Banca Centrale Europea. Inglese parlato come a Oxford, studi di altissimo livello, molto preparato, stile sobrio anche lui; i tedeschi, sappiamo, lo considerano quasi uno di loro. Ma sempre italiano è, soprattutto quando rientra in Italia.
Il settimanale Oggi lo ha pizzicato mentre alla guida dell’auto, parlava al cellulare e non aveva la cintura di sicurezza allacciata. Roba da 700 euro di multa e dieci punti tolti dalla patente. Ma ha ragione il sempre ottimo Massimo Gramellini, editorialista de La Stampa. Che, commentando la foto, scrive: «A me, per una volta, l’inflessibile Draghi sembra un italiano come tanti. Moltissimi italiani viaggiano in utilitaria e, pur essendo fondamentalmente perbene, commettono ogni giorno una certa quantità di peccati veniali o comunque da loro considerati tali. Appena mettono piede all’estero si adeguano alle regole ferree del luogo con una mansuetudine che tracima nel conformismo. Ma varcato di nuovo il confine, guizzano in bocca alle vecchie abitudini, diventando subito meno seri e però anche un po’ meno tristi».
È vero. Basta vedere gli italiani in aeroporto. Lo notai tanti anni fa al Kennedy di New York e quando ancora non c’erano le ristrettezze da Gestapo del dopo 11 settembre. Una fila di italiani rigorosamente e ordinatamente?… in fila. Gli stessi che, atterrati a Fiumicino, beh: vi lascio immaginare.
I Leghisti cominciano a farmi un po’ pena. Ora che sono all’opposizione, stanno scoprendo ciò che i nazisti impararono a caro prezzo: le razze pure, per fortuna, non esistono; la ricchezza dell’umanità sta nella diversità.
Ovvero, dal loro punto di vista: i terroni sono dappertutto, impossibile fermarli, si infilano anche in via Bellerio, storica sede e covo padano. Esattamente come i polentoni sono andati e vanno al Sud, dove tra parentesi non sempre si sono comportati bene.
Soprattutto in questa nuova straordinaria stagione della globalizzazione (qualcuno gliela spiega ai duri e puri, modello Calderoli o Borghezio?) il "mischiarsi” è fonte di arricchimento, inutile e stupido avere paura. A farglielo capire ci voleva il meridionale Francesco Belsito, ex buttafuori nelle discoteche liguri, transitato da Forza Italia al Carroccio con il ruolo di amministratore dell’editoriale Nord. E pizzicato per una faccenda di investimenti sospetti all’estero, sottratti alle casse del partito. Nei blog della razza padana corre lo sconcerto: «Vuoi vedere che erano più onesti i democratici cristiani?»

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