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Zibaldone

Tessere d’ufficio

E’ difficile leggere "Il Giornale” senza sentirsi il magone in gola, visto che si tratta del giornale fondato da Indro Montanelli e poi scippato da Silvio Berlusconi. Ed è difficile leggerlo anche perché molto spesso è pieno di bugie e di volgarità. A volte però può capitare che anche "Il Giornale” attuale, quello lontano mille miglia da ciò che fu il grande Indro, si ritrovi a liberare dal suo arco qualche freccia ben confezionata e ancora meglio indirizzata. Un esempio? La sculacciata che Jacopo Granzotto ha inferto al presidente dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino, colpevole di avere regalato al capo del governo tecnico, Mario Monti, una iscrizione "d’ufficio", una tessera professionale "gentilmente concessa" così, senza una particolare ragione, per pura e semplice piaggeria.
Jacopo Granzotto arriva un po’ tardi perché la sua brava sculacciata Enzo Iacopino l’aveva già ricevuta dal magazine di America Oggi di due settimane fa, cui si era accodato anche Franco Abruzzo sul suo sito web dedicato al giornalismo. Anzi, Abruzzo era talmente indignato che non era riuscito a evitare una scivolata di stile che francamente avrebbe dovuto risparmiare a se stesso e a chi lo leggeva. La tessera dell’Ordine d’ufficio a Mario Monti era infatti diventata, nell’Abruzzo furioso, "una terronata per arruffianarsi il potente di turno", operando una distinzione "geografica" che sembrava fatta apposta per compiacere i buffoni della Lega Nord.
Io non so sotto quale parallelo Enzio Iacopino sia nato. Non so con quale accento parli, né so se la sua vita si sia sviluppata nella nebbia padana, nei prosciutti romagnoli, nei congiuntivi fiorentini, nel ponentino romano, nei paraggi del Vesuvio che da un pezzo ha smesso di fumare o nella vista dell’Etna che invece continua a fumare come un tabagista irriducibile. So però che di ruffiani fra i giornalisti italiani ce ne sono proprio tanti e che in questo senso il presidente del loro Ordine professionale li ha rappresentati come si deve, senza chiamare in ballo la loro "etnia".
La risposta di Iacopino, del resto, non è "etnica" ma completamente, genuinamente, gloriosamente, cialtronamente "italiana". Lo si afferra subito dall’inizio, parlando di "un duro attacco all’Ordine dei Giornalisti". No, signor Iacopino, l’attacco – fosse esso duro, morbido, corretto, eccessivo, "etnico", eccetera – non è stato diretto all’Ordine dei Giornalisti ma al suo presidente e più precisamente al suo comporta- mento, di cui è responsabile lui personalmente. Quello di mescolare la persona e la carica (la persona che approfitta della carica) è uno dei sotterfugi più frequenti, assieme a quello (detto anche "sindrome di Gianni Morandi") di attaccarsi al "non sei degno di risposta". Iacopino, sem- plicemente, non risponde, al riparo del classico "credo che questo comportamento lo qualifichi degnamente" (parla di Abruzzo ma si riferisce a chiunque lo critichi). La scuola del non rispondere, del resto, è piena di alunni estremamente diligenti e il titolo di capoclasse spetta sicuramente al buon Schifani, il presidente del Senato che di fronte a dei dati di fatto precisi su certe sue gesta in favore di alcuni mafiosi, si fece appositamente intervistare da un solerte giornalista della RAI per rispondere appunto che le accuse "non sono degne di risposta" e così la questione principe – la collaborazione con i mafiosi c’è stata o no? -, semplicemente non esiste più. Chissà, magari alla prima occasione Iacopino potrebbe offrire anche a Schifani un’iscrizione "d’ufficio" all’Ordine dei Giornalisti.

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