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Zibaldone

Affondare nella discordia

di Elisabetta De Dominis

Non si capisce più niente: chi avrà diritto ad andare in taxi? Chi in auto blu? Chi in aereo? Gratis, intendo. Pare che i giornalisti al seguito dei politici dovranno pagare i viaggi fatti in aereo, gli assessori dovranno prendere l’autobus.

Ma i pezzi grossi continueranno a viaggiare a spese nostre. Da una settimana poi sembra che il problema della crescita dell’Italia siano i tassisti e i farmacisti. Certamente piangono il morto. Un tassista mi deve spiegare perché abbia pagato una licenza 110 mila euro per guadagnarne 1300 il mese. Almeno questa è la cifra che dichiara. Del resto se un gioielliere non arriva a 1700 euro il mese, come ha fatto a comprare la merce che ha in vetrina? Per non parlare dei farmacisti: loro sì che viaggiano in yacht e pagano i loro dipendenti laureati in farmacia 1300 euro.

Su 40 milioni di contribuenti italiani, la metà dichiara 15 mila euro l’anno e solo 769 persone dichiarano di guadagnare più di un milione l’anno. Mentre la ricchezza privata degli italiani è di 9.732 miliardi di euro, secondo le ultime stime. C’è qualcosa che non torna. Dunque, secondo Monti, liberalizzando le licenze di tassisti e farmacisti i giovani troveranno lavoro. La soppressione delle tariffe professionali farà il resto.  I professionisti dovranno fare un preventivo. Questo è giusto per non andare incontro a lievitazioni dei costi. Solo che il premier non ha considerato che si faranno pagare una buona parte del compenso comunque in nero.  Come sempre. Il comico Crozza ha detto che “il pil si rifiuta di crescere: è diventato come Peter Pan nella Penisola che non c’è”. Dunque con le nuove misure “montiane” il Pil dovrà crescere ma non diventare mai grande, altrimenti non potrà crescere ad oltranza. Il che se va benissimo per il pil, va malissimo per gli animi. Sarebbe ora di sganciare i valori del mercato da quelli sociali (etici, civici, umani insomma), perché una comunità priva dei principi di rispetto, solidarietà, dovere non riesce a maturare ed essere conscia delle proprie responsabilità e dei propri limiti. Non basta tecnica, ci vuole umanità per governare un Paese.

Abbiamo avuto al governo per anni degli irresponsabili di successo, che facevano i grandi uomini cercando di sembrare dei Peter Pan. E non solo d’aspetto, ma proprio prendendo la vita alla leggera. I mass media dietro, ad inneggiare calciatori corrotti, starlette troiette, politici ignoranti; e non parlavano d’altro, trasmettendo il messaggio che l’occasione non poteva che fare l’uomo ladro e che la bella vita fosse dei furbi. Come metà dell’Italia ha creduto a Berlusconi, metà di Sorrento è con Schettino. Il sogno è più bello della realtà. Entrambi hanno recitato la vita senza viverla.

Vivere è più difficile, ma alla fine insegna ad affrontare i momenti duri che prima o poi si presentano nella vita a tutti. Come poteva dire Schettino la verità di quello che stava accadendo, se aveva sempre vissuto nella finzione? Ha sempre recitato la parte del bel comandante della nave Concordia sulla quale si salpa per allontanarsi dalla vita di tutti i giorni e poter sognare e godere per una settimana come si vorrebbe per tutta la vita mangiando, ballando e – possibilmente – amando. L’unica funzione non garantita, ma immaginabile visto la prestanza del personale di bordo, a cominciare dal comandante. Ma come sceglie la Costa Crociere i suoi dipendenti? Con quali criteri professionali?

Il comandante Schettino è rimasto intrappolato nel suo personaggio e non è riuscito ad uscirne per salvare alcun passeggero, perché doveva salvare se stesso: il suo viso, il suo corpo… tutto ciò che faceva la sua immagine.

Neppure Berluskamen (perché ormai mummificato) riesce ad uscire dal suo personaggio: continua a ripete da due mesi che ha lasciato con generosità ed eleganza il governo ai tecnici per abbattere lo spread, osservando però che “la cura non ha dato alcun frutto e quindi ci aspetteremmo di essere richiamati”. Da chi? E ci sono ancora dei giornalisti che lo tengono a galla nella finzione, essendo suoi dipendenti, come Giuliano Ferrara che gli scrive: “Cavaliere, torni a stupire l’Italia”. Ancora? E dopo che ha fatto del suo meglio (o peggio?) per farla affondare nella Discordia?

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