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Zibaldone

La Sicilia e il suo scrittore

E chi l’ha detto che dalle grandi crisi non nascano opere di bene? Da quello che si vede da qui dell’opera del governo Monti sulle liberalizzazioni e soprattutto della ribellione dei “forconi” in Sicilia,  sia benedetta la grande crisi!

Se ci pensate, fin quando la nave Italia andava, tutti coloro che  si godevano i privilegi corporativi e gli ammiccamenti all’evasione fiscale, se ne stavano comodi a pancia piena,  fingendo ogni tanto di delegare i partiti per quelle riforme che nessuno cercava. La manfrina verteva sul se tocchi i privilegi miei, io ti strappo i tuoi.  Vissero cosí per anni godendo dell’incesto partitocratico consumato senza mai toccarsi a vicenda. L’Italia conservatrice del privilegio dei furbi sulle spalle dei deboli prosperava e guai a chi la toccava. Fino a quando l’Europa non rischia di sfasciarsi, con la crisi finanziaria-economica e nel tentativo di restare unita ecco che rovina a tutti “la festa”. Suvvia, il Professor Monti non sará arrivato dalla luna, eppure forte del non aver proprio nulla da perdere, sembra deciso ad andare avanti col toccare interessi che in Italia nessuno finora aveva osato sfiorare…

Mentre sto battendo queste righe, mi fulmina la notizia della morte di Vincenzo Consolo. Insieme a Leonardo Sciascia, Consolo é stato il piú grande scrittore-storico-filosofo siciliano del dopoguerra. Smette di respirare proprio oggi, 21 gennaio 2012. Incredibile, proprio questa settimana!

Matruzza mia, chi simana ti cunsasti pi’ moriri Viscé! Anzi, é il contrario,  Consolo malato da tempo ha solo terminato di lottare,  ma é la Sicilia sua, quell’isola che raccontata da lontano la sentiva piú dentro le sue viscere, che sembra portare rispetto al grande scrittore che se ne va, come se prima dell’ultimo respiro, lo abbia voluto salutare assumendo le sembianze di come lui se l’era  immaginata nei suoi romanzi. Giá, la Sicilia, anzi  i siciliani di Consolo,  in apparenza rassegnati eppure vibranti di ribellione a quel destino di millenaria oppressione che non finisce mai.

 Ne “Il sorriso dell’ignoto marinaio” , il romanzo che lo rese celebre nel 1976, Consolo immagina fatti e sentimenti avvenuti durante  la rivolta contadina del piccolo paese di Alcara Li Fusi, nel periodo di passaggio dal regime borbonico a quello unitario.

Enrico Pirajno barone di Mandralisca, protagonista del romanzo di Consolo, é un nobile siciliano di Cefalú, studioso di lumache, che pochi anni prima del 1860 compra dallo speziale di Lipari un quadro raffigurante un marinaio dal sorriso beffardo. Quel quadro, che esiste veramente appunto al museo di Mandralisca a Cefalú, é il célèbre “ritratto di ignoto” di Antonello da Messina, quasi certamente un autoritratto, ma con quell’ espressione nel volto che puó “somigliare” a chiunque, soprattutto in Sicilia. Come con i personaggi del suo amico-maestro Sciascia, o anche di quelli di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, quelli del romanzo di Consolo sono esistiti veramente, anche se poi la storia é  modellata dalla creativitá dello scrittore.

Come ha scritto su questo giornale Giulio Ambrosetti nell’agosto del 2008 (consiglio soprattutto ai lettori siciliani di America Oggi di continuarlo a seguire su linksicilia.it di cui é il direttore), per riuscire a capire gli avvenimenti in Sicilia e quindi in Italia dal 1860 ad oggi, é meglio leggere piú l’opera di scrittori come Consolo che quella degli storici di professione. “Il passaggio sulla letteratura non è secondario, perché in Italia gli scrittori sono più liberi degli storici – che spesso sono al servizio dei vincitori piuttosto che della verità” scriveva Ambrosetti proprio a proposito di Consolo, un passaggio che sulla Sicilia resta attuale.

E allora ne “Il sorriso dell’Ignoto marinaio” di Consolo, il barone siciliano ad un certo punto prende le difese degli contadini disperati che hanno compiuto una carneficina. E la mafia? Allora, come oggi, con chi si schierava? Quando la Confindustria siciliana  avverte che il movimento dei “forconi” sarebbe in mano alla mafia, il giorno della scomparsa di Consolo, viene da rispondere: la mafia, quella vera, si allea con chi vince, sta sempre con i potenti contro i piú deboli.  E’ sempre stato cosí, altrimenti non sarebbe mafia. Allora, nel vedere le richieste di agricoltori, pescatori, lavoratori, e tanti altri siciliani che oggi si ribellano a condizioni sempre piú precarie, ci sta pure che la mafia provi a manovrare, ma per fare cosa e favorire chi? I piú deboli o i piú potenti?

Dal 1860 in poi,  in Sicilia, ogni azione partita dalla disperazione dei piú deboli, viene poi marchiata dai sospetti di “mafia”. Quando invece la mafia, se si immischia, é per curare gli interessi suoi e quindi favorire gli interessi di chi comanda. Con lo Stato italiano nella parte, nella migliore delle ipotesi, del latitante, il piú delle volte del complice.

Alla fine abbiamo parlato piú della Sicilia immaginata da Consolo e non dell’Italia immaginata da Monti, di cui vorremmo ben sperare. Eppure a costo di illudersi ancora, vogliamo sperare che questo governo guardi agli ultimi avvenimenti siciliani in maniera diversa dal passato e, ricordando che la mafia essendo mafia punta a stare dalla parte dei piú forti, la eviti questa volta e invece si schieri con le sue vittime, la stragrande maggioranza di siciliani. Quelli raccontati da Consolo.

 

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