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Zibaldone

Padani e terroni

I leghisti, si sa, sono un po’ stupidi e in genere se ne stanno nei loro piccoli Comuni, ignari e indifferenti degli splendori e le tragedie del mondo, felici di congratularsi l’un l’altro per essere "padani" e non I Padani e terroni "terroni" e intenti a cullare le loro piccole glorie fatte di nulla, mentre le loro menti continuano a restringersi e i loro cuori a inaridirsi. Un campione perfetto di ciò ha un nome, anzi due, e un cognome: Danilo Oscar Lancini, sindaco della cittadina di Adro, settemila abitanti, in provincia di Brescia.

Qualche tempo addietro Lancini fa parlare un po’ di sé facendo imbrattare la scuola pubblica del paese con colori che lui chiama "padani", per evitare che venga ornata con il tricolore. La figura che quella iniziativa gli fa fare non è di strepitosa intelligenza, ma Lancini e i suoi amici hanno modo di sghignazzare fra loro e farsi un po’ di buon sangue. Ma il problema di Lancini con la scuola di Adro non si chiude. Dopo poco si diffonde infatti la vicenda del digiuno cui Lancini condanna alcuni bambini immigrati.

I loro genitori sono poveri, non possono pagare la quota prevista per il servizio di refezione. Il direttore della scuola fa finta di nulla, ma Lancini non transige. Si fornisce di un motto, "Chi non paga non mangia", e le mammine "bianche", pura razza padana, sono tutte con lui. I bambini immigrati, già discriminati in tanti modi, subiscono la discriminazione più – come dire? – basilare: al momento della refezione, i compagni "paganti" vanno a mangiare e loro no. La situazione è decisamente al di sotto di qualsiasi cosa. I racconti sui giornali fanno fremere molta gente. "Annozero", il programma di Michele Santoro che Silvio Berlusconi ha fatto di tutto per cancellarlo dalla RAI, imposta un’intera puntata sui bambini a digiuno e a un certo punto arriva un "happy end" che sembra prodotto da qualche sceneggiatore di Hollywood a corto di idee originali.

Il problema creato dal Lancini Danilo Oscar, sindaco di Adro, viene risolto da Lancini Silvano, un signore che – uno – fa l’imprenditore, che – due – nonostante l’omonimia non ha nessuna parentela con il sindaco e che – tre – si incarica di pagare lui il carico della refezione, comprese le quote arretrate, e lo annuncia in una lettera spedita al Corriere della Sera nella quale spiega per benino, schiettamente, cosa pensa del Lantini sindaco. E’ una storia talmente squallida e triste, questa, che non mi va di raccontare cosa dice il Lancini imprenditore del Lancini sindaco nella sua lettera.

Vi dico solo che ci sono alcuni riferimenti ai nazisti e alle stelle gialle che agli ebrei era stato imposto di portarle sul petto. Uno dei "blogger" in festa commenta che "forse il gesto del signor Lancini riuscirà a far vergognare il sindaco leghista". Ma quella di vedere il Lancini sindaco vergognarsi è una possibilità perfino più difficile di quella di vedere un cammello passare nella cruna di un ago, come diceva uno di cui al momento mi sfugge il nome. Dal Lancini sindaco, al Lancini Silvano arrivano solo insulti: quello vuole farsi pubblicità; un vero benefattore le cose le fa in segreto; eccetera. Poi accade che il presidente Giorgio Napolitano conferisce al Lancini Silvano il titolo di Cavaliere, proprio in seguito al suo gesto. E il Lancini sindaco si scatena. Al Quirinale arriva una sua lettera chilometrica, piena di perline che comunque indicano che lui è meno sgrammaticato di Renzo Bossi detto Il Trota.

Ecco alcune perline, ma concentratevi sull’aspetto comico:

1) "Le onorificenze quando consegnate a cani e porci fanno diventare ingiustamente porci o cani quelli che le hanno meritate";

2) L’onorificenza "la reputo ingiusta e offensiva per la mia gente";

3) "Egregio Presidente, ma come si permette? L’onorificenza ha avvalorato le offese scritte dal signor Lancini Silvano!";

4) "Venga ad Adro e chieda alla mia gente come stanno veramente le cose, venga ad Adro e chieda scusa alla mia gente";

5) "Non si stupisca se il popolo del Grande Nord si sente sempre più distante da Roma e dalle sue istituzioni”.

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