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Zibaldone

Il posto fisso

Forse per via di un curioso sdoppiamento della personalità e della sovrapposizione di una unità temporale sull’altra, gli è venuta l’impressione di vivere nell’America di mezzo secolo fa o nell’Australia di un secolo fa. Ci riferiamo al signor Mario Monti Presidente del Consiglio italiano, al “bocconiano” alacre e instancabile, al ragazzo meneghino “sprint”, al giovane lombardo rappresentante di falangi di meneghini “sprint” sui 18-20 anni che d’estate – ai tempi di “Sapore di sale”, “Legata a un granello di sabbia”, “Una rotonda sul mare” – calavano sulla Versilia, cioè su Viareggio, Lido di Camaiore, Forte dei Marmi. Non li sopportavamo.

Erano invadenti, indelicati, egocentrici. O chiusi in se stessi con atteggiamento di superiorità: alterati dal complesso di superiorità. Oggi, un tipo così, nato nel 1943, ce lo ritroviamo nel ruolo di capo di Governo. L’altro giorno, questo capo di Governo ha apostrofato in tal guisa i nostri giovani connazionali: “Scordatevelo, il posto fisso!” Non solo: ha poi aggiunto, con presunzione intellettuale, che “il posto fisso è monotono”. Ha fatto bene il leader del Pd Bersani a replicare: “Sarà monotono per chi ce l’ha…”.

Che fenomeni, che uomini d’ingegno, che spiriti coraggiosi gli “americanisti” come Mario Monti e tanti altri come lui, sbandieratori del Capitalismo, dell’iniziativa privata, del Mercato che “ha sempre ragione”. A noi sembrano invece liquidatori, agenti liquidatori preposti alla svendita dell’Italia, svendita a beneficio di tedeschi, francesi, cinesi: si sistemano così i conti, le uscite risultano pari alle entrate, si effettua quindi un grande lavoro fino ad ora mai realizzato da nessun Presidente del Consiglio, da nessun Governo italiano!

Ma poi? Nulla di italiano resterà agli italiani. Diventeremo appendici economiche di altre Nazioni, di altri Governi, di altri popoli. Verremo disprezzati “anche” da chi ci compra, poiché non merita certo alcuna considerazione chi si svende.

Ma quanto pessimismo da parte nostra… “Siate ottimisti!”, ci diceva fino a pochi mesi fa, e con irritante ripetitività, l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi. Mario Monti la pensa, grosso modo, alla stessa maniera. Perciò ci viene a dire “scordatevi il posto fisso!”.

Un ragionamento così può manifestarsi solo nella mente di uno che del proprio Paese, del proprio popolo, ben poco ha capito. Gli sfuggono perfino le basi dell’“essere” italiani. Gli sfugge la nostra natura.

Con la sua laurea, i suoi molteplici e prestigiosi incarichi e quell’aria da uomo di mondo che, invece, uomo di mondo non è, ignora che l’Italia è un Paese sprovvisto di materie prime, è perciò un Paese geologicamente, geograficamente povero. Non è l’America… Non è l’Australia…

Oltretutto, abbiamo voluto (per incoscienza, cecità e ‘anche’ interesse personale) smantellare l’industria di trasformazione che fu alla base del leggendario Boom. Ma ora ci viene intimato di scordarcelo il posto fisso… Siamo esortati a sposare l’“avventurosità” dinamica e splendente come se il nostro Paese fosse appunto l’America di Henry Ford o l’Australia dell’ingente industria estrattiva… Mario Monti non ha capito che l’italiano rende bene, supera se stesso, riesce a compiere ‘miracoli’ se, però, sente dietro di sé uno Stato, un Governo che gli sono amici, e che quindi lo seguono, lo tutelano. Lo valorizzano. Se l’italiano s’accorge di ricevere sfiducia, allora si mette, eccome, a infrangere le regole; ma se trova fiducia, credito, incoraggiamento, ecco che diventa un cittadino e un lavoratore esemplare. E al quale piace lo Stato centralizzato.

Noi siamo tuttora fatti così. Lorsignori, con tutte le loro lauree, non lo capiscono, o non lo vogliono capire. I danni li fanno loro, non noi che cerchiamo il posto fisso nella volontà di renderci utili.

Il Boom fu attuato ‘anche’ grazie al posto fisso. E non abbiamo più voglia d’essere insultati, dileggiati attraverso la “defamation of character”, signor Monti dimentico della Scala Mobile di cui anche Lei a suo tempo godette.

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