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Zibaldone

Cambiar vita?

Il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti giovedì scorso ha fatto sapere in pubblico di voler cambiare il modo di vivere degli italiani. Il proposito è lodevolissimo. Di certo questo è un grosso incoraggiamento agli ingenui, i quali sono tanti, tantissimi, pur se l’Italia è matrice di furbi, sornioni, opportunisti, rappresentazioni del peggior individualismo. Monti crede di poter cogliere il grande successo che non riuscirono a cogliere nemmeno D’Azeglio, Mussolini, Craxi. Arrivano sempre un Giolitti, un Berlusconi, un Tremonti coi loro codazzi di tizi e tizie che spadroneggiano ancor più dei loro stessi ‘capataz’… Ci sono pur sempre madri e padri i quali ai propri pargoli indicano le scorciatoie, indicano il modo di raggiungere il massimo risultato attraverso il minimo sforzo. Ci sono mamme che danno in pasto le avvenenti figliole a mostri del cosiddetto ‘spettacolo’.

C’è una curiosa mentalità (ormai vecchiotta, ma sempre più robusta) per cui l’automobile va cambiata ‘almeno ogni tre o quattro anni”…

Cambiare il modo di vivere del popolo italiano…Impresa titanica. Opera di ardua realizzazione. Eppur possibile. Possibile con la nazionalizzazione delle reti telefoniche, con la nazionalizzazione di grandi e medie banche (le vere padrone d’Italia), con la soppressione del precariato, dei famigerati contratti a termine; con procedimenti penali durissimi verso le aziende che per ricavare un lucro sempre maggiore traslocano al di fuori dei confini nazionali e quindi esportano capitale all’estero e gettano in mezzo alla strada non si sa quante famiglie italiane.

Possibile col dimezzamento del numero di deputati e senatori, meglio ancora se si punta su uno sfrondamento del 60 o 70 percento, sissignori.

Possibile col ritorno all’industria di trasformazione, artefice principale del Boom, del Miracolo Italiano del periodo 1958-1964; possibile con una coalizione di tutti i ceti sociali, possibile con l’instaurazione (qui si dovrebbe partire dalla Scuola, dalle Elementari) di un clima nazionale in cui chiunque faccia sfoggio di lusso e di potere, venga trattato da mentecatto e alla lunga mentecatto si senta, poiché tale egli è, tale ella è.

Sarebbe possibile se trovassimo (come tante altre volte detto su questa pagina) il coraggio di sganciare l’Italia dall’Unione Europea e dar luogo alla resurrezione della Lira. Nonostante i guasti orrendi provocati nella società italiana da una trentina d’anni a questa parte, e ancor più dai tempi del secondo Governo Berlusconi, si creerebbe forse un’atmosfera di grande attesa, di attesa rivitalizzatrice; una magnifica tensione a beneficio della Nazione intera nel quadro della difesa, sacrosanta, delle frontiere nazionali restituite a vita nuova. Entrino pure in Italia il manovale egiziano, l’artigiano eritreo, l’ingegnere indiano; ma si respingano a casa loro i ladri, i lestofanti d’ogni risma, gli approfittatori, i parassiti i quali ogni giorno insudiciano Roma davanti ai miei occhi stessi.

Sarebbe possibile con la distruzione della mentalità “imprenditoriale” che va tanto di moda da almeno 10 o 15 anni. Quella mentalità per cui i comandanti delle navi della Costa venivano incitati a rasentare le coste, a sfiorare le case, i villini a specchio sul mare poiché – come diceva poco tempo fa proprio un dirigente della Costa – “questo ci fa pubblicità”. Come s’è purtroppo visto, questa è pubblicità assassina. E’ mentalità da criminali. Sarebbe possibile con la sospensione dei diritti civili nei Comuni ad alta densità mafiosa e col luogo a procedere in termini anche soltanto indiziari nei riguardi di quanti si trovano in odore di mafia. Per battere il crimine organizzato non c’è altro modo.

Invece, seguiteremo ciecamente, follemente, a seguire la buia via delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni.

Ai potenti verrà accordato ancor più potere; ai cittadini qualsiasi come noi verrà ancora una volta intimato di pagare, di subire, e senza nemmeno fiatare.

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