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Zibaldone

Olimpiadi: un buon “no”

Stavolta il Presidente del Consiglio italiano Mario Monti riceve il nostro plauso. Il capo di Governo ha fatto benissimo l’altro giorno a non sottoscrivere il documento sulle Olimpiadi “romane” del 2020. In altre parole, i Giochi Olimpici del 2020 non si terranno a Roma, o almeno così sembra in questi giorni. Poi, tutto è possibile in questo Paese. Drammaticamente possibile.

Roma non ha la forza, non ha il respiro per poter organizzare la più grande rassegna sportiva del mondo. Credere che fra otto anni possa invece essere in grado di ospitare come si deve le Olimpiadi, significa volersi fabbricare a ogni costo illusioni. La città, come tante altre in Italia, è sotto sequestro a opera di politici di carriera ai quali è del tutto sconosciuto il concetto di “lavoro”. E’ sotto sequestro a opera di varie cricche, una più impresentabile dell’altra. Ma sono appunto loro a detenere il potere. I politici e gli affaristi, orrendo connubio che ha ormai una venticinquina d’anni. Una volta non era così. Le Olimpiadi di Roma del 1960 furono un grande successo, su ogni piano, su quello sportivo, su quello organizzativo, su quello turistico. I prezzi NON salirono. Imbrogli (come era invece accaduto nella costruzione dell’aeroporto di Fiumicino) non se ne fecero. Si lavorò bene, con criterio, con estro, con puntualità.

Con rigore. Erano queste le virtù degli italiani d’un tempo.

Roma ha due sole linee di metropolitana, riguardo alla terza in via di realizzazione le incognite te sono numerose: si dubita che questa linea possa essere pronta nel 2020. Quelle esistenti, la “A” e la “B”, sono un orrore, specie la “A”, allestita negli Anni Ottanta.

I convogli della “A” scorrono per lunghi tratti a grandi profondità sotterranee: d’estate ci si crepa dal caldo, non c’è aria condizionata… Le stazioni, compresa quella di Termini, sono un orrore, sono alienanti: sudiciume, cavi elettrici ovunque, sospesi nell’aria, personale ferroviario maleducato, indisponente.

Il traffico a Roma è di un congestionamento oramai cronico. Provate ad andare dal Quarto Miglio (Roma Sud) a Ponte Milvio (Roma Nord): vi ci vorrebbe quasi una mattinata, mezza mattinata di sicuro. A Roma ora si vive come se ci si trovasse in villaggi, in paesi, e questo la dice tutta: chi abita a Monteverde o alla Collina Fleming, a Corviale o San Saba, se può, da Monteverde, dalla Collina Fleming, da Corviale, da San Saba, non esce! Se ne guarda bene.

Le Olimpiadi a Roma servirebbero soltanto a far affluire altro denaro (denaro dello Stato e quindi dei cittadini qualunque) nelle già pingui tasche delle cricche capitoline, composte da allegri individui, “compagnoni”, quelli con la “battuta pronta”.

Ma sono composte anche da tizi alteri, inespressivi, che non ti guardano mai negli occhi. Gli uni e gli altri possono fare la fortuna di un uomo politico, come possono decretarne la rovina, dipende dai casi. Il mostro chiamato euro ci ha già messi in ginocchio. Ma questo non importa a Prodi, a Berlusconi, a tutti i mistificatori, a tutti i commedianti i quali “fanno politica”. Le Olimpiadi “romane” del 2020 provocherebbero un ennesimo, distruttivo rialzo dei prezzi. Già è impossibile trovare a Roma una camera d’albergo singola per meno di 80 euro a notte: state pur tranquilli che nel 2020 quegli 80 euro diventerebbero 160. State pur tranquilli che nel 2020 un pasto in un ristorante nemmeno di lusso nel centro della città vi costerebbe 50-60 euro. Questi prezzi poi non scenderebbero… Precedenti storici non ne mancano. Si costruirebbero altri impianti, in modo da svenare lo Stato e da svenare i contribuenti. Ma si scatenerebbe comunque il caos. Le Olimpiadi “romane”del 2020 passerebbero alla Storia come il più grosso flop di tutti i tempi.

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