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Zibaldone

CHE SI DICE DALL’ITALIA/ Giovani rassegnati?

Ad un concorso per il Comune di Roma si attendevano centinaia di candidati, ma solo 80 si son presentati all’esame

Che l’Italia abbia un grave problema di fondo lo dice questa foto. Certo, lo sappiamo tutti: c’è la crisi, sia mondiale sia nazionale. Pare che, grazie a Mario Monti, forse riusciremo a cavarcela sia pure per il rotto della cuffia e con i portafogli decisamente malconci. Ma questa foto dice altro, documenta un malessere e uno scoramento dei giovani che non lascia ben sperare per il futuro. Siamo nell’enorme salone del Palalottomatica di Roma, maxi concorso per otto posti al Comune capitolino. Di solito a questi concorsi c’è la ressa: anche mille giovani si presentano per contendersi magari un solo posto. Non più, a quanto pare. Era prevista una folla di 719 concorrenti, se ne sono presentati appena un’ottantina. Come si vede, organizzatori e docenti li hanno fatti sistemare uno lontano dall’altro, chissà magari per paura che copiassero. Ma così l’immagine è ancora più sconsolante. L’assessore di turno, Enrico Cavallari, responsabile del Personale, cerca di minimizzare: «Si trattava di qualifiche alte, probabilmente i giovani avevano già trovato un altro lavoro».

Qualifiche alte? Il bando era per tre posti da esperti di merceologia delle derrate agroalimentari e tre da esperti di gestione delle entrate: roba da contabilità o poco più. Il timore, invece, è un altro: nonostante uno su tre non trovi lavoro (e al Sud la situazione è ancora più grave), è come se i giovani fossero ormai rassegnati. E se la nuova generazione che si affaccia all’età adulta non ha più speranze o motivazioni, allora sì che siamo nei guai: spread, ICI e aggravi fiscali passano in secondo piano!

PROVINCIALISMO INVIDIOSO o invidia provinciale: fate voi. Non riesco a non giudicare in questo modo il disdicevole assalto al sito web della Presidenza della Consiglio alla spasmodica verifica di «quanto guadagnano» i ministri. Intendiamoci: plaudo all’iniziativa del governo, davvero nuova e che di colpo fa balzare la nostra classe dirigente dagli ultimi posti in cui è sempre stata (soprattutto nell’ultimo ventennio del bunga bunga) addirittura al vertice europeo. A questo punto nessun altro esecutivo comunitario ha un tale livello di trasparenza, nemmeno quello della sempre molto (troppo?) lodata Germania o della Francia o della Gran Bretagna. Ma quella corsa al computer, che ha intasato e fatto saltare il sito governo.it, l’ho trovata davvero sgradevole. E mi ha irritato che tutti i media, compresi giornali come il Corriere della Sera che vorrebbero presentarsi come autorevoli e professionali, abbiamo dedicato pagine e pagine alla vicenda, compilando grafici, tabelle, schede e altro.

L’invidia e la curiosità maligna fanno parte dell’animo umano, sappiamo. Ma sono anche la cartina di tornasole di un popolo: noi italiani ci riempiamo la bocca di parole e espressioni come “merito” o “giusta ricompensa per il lavoro e i sacrifici”. Ma poi, da levantini-mediterranei quali siamo, ci sfuggirà sempre l’essenza e il rigore della correttezza calvinista. E’ risultato che il ministro che l’anno scorso ha incassato di più è quello della Giustizia, Paola Severino: circa sette milioni di euro. E allora? Vuol dire che se li sarà guadagnati. Tanto più che è tutto alla luce del sole. E che per la sua ricchezza ha pagato, eccome. Di quei sette milioni di euro, ben quattro – cioè più della metà – li ha versati come imposte nelle casse dello Stato. Ma questo sembra non interessare nessuno. Già: con il fisco, gli italo-levantini hanno un rapporto tutto … particolare.

EMMA MARCEGAGLIA si è svegliata un po’ tardi. E’ vero: le sue accuse al sindacato «che protegge assenteisti cronici, ladri e fannulloni» non fanno una piega. Basta chiedere in giro per ottenere, anche solo con uno sguardo, lo stesso giudizio. Ma, benedetta ragazza, perché dirlo solo adesso che sta per concludere il suo mandato alla guida di Confindustria?

 

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