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Zibaldone

Imprese feudatarie

di Elisabetta De Dominis

E sopportiamo feudatari. Solo che non servono nessuno, essendo il regno acefalo. Ognuno porta avanti la propria impresa che costituisce il suo feudo, ma è atopica: non sta in nessun luogo e in tutti i luoghi, benché si professi italiana. Mi spiego meglio. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata era in India ad accompagnare degli imprenditori, che dovevano fare i loro business là, proprio quando sono stati arrestati i due marò, e quindi si sarà trovato imbarazzato quando ha chiesto la consegna alla giustizia italiana, dovendo allo stesso tempo portare a buon fine la missione economica.

Il regno è acefalo perché siamo tutti fuori di testa: non si sa chi comanda e chi crede di comandare è alla completa mercé del dio denaro. Il che non è neppure giustificabile con un ritorno economico per lo Stato italiano, considerato che gli imprenditori vanno all’estero a fare i loro personali interessi, spesso de localizzando le proprie attività che comportano licenziamenti di lavoratori italiani in massa.

Quindi, a parte il fatto disdicevole che si è dato più valore al guadagno personale degli imprenditori anziché a due vite umane di nostri militari in missione anti-pirateria, ci siamo prostrati davanti agli indiani per ottenere degli investimenti che, se vantaggiosi – lo ripeto – per il tal imprenditore, lo sono ancor più per l’India che con tutta la gente che ha, non sa proprio come sfamarla e ce la cede volentieri per un bianco e un nero. Risultato: i nostri imprenditori vanno a fare i feudatari lì, perché sfruttano i lavoratori indiani pagandoli pochi dollari, poi importano il prodotto finito in Europa e lo vendono al prezzo del made in Italy, ormai scomparso. Ora mi direte: sono le leggi del mercato, dobbiamo fare dei prodotti più tecnologici e lasciare a quei paesi il lavoro di manodopera.

In teoria, ma in pratica non possiamo pensare di avere un popolo di geni in Italia (ma il discorso vale per tutti i Paesi, compresa l’America che è stata la prima a delocalizzare le produzioni), che tutti siano altamente specializzati, laureati, indottrinati, ecc.: il popolo è ignorante, anche se spesso ha qualche titolo di studio, vuole fare un lavoro normale, come l’operaio o l’impiegato, e non è in grado di essere competitivo. Cosa devono fare queste persone che perdono il lavoro? Saranno costrette a emigrare nei Paesi del terzo mondo per poter continuare a farlo e guadagnare 150 dollari il mese. In caso contrario, resteranno in Italia e si costituiranno in bande andando a caccia dei feudatari che li hanno licenziati. I ricchi vivranno in cittadelle fortificate, super protetti da sistemi di sicurezza ed eserciti di guardie del corpo.

Insomma, il Medio Evo tecnologico. La Germania, ovviamente visti i trascorsi, vorrebbe rifondare il Sacro Romano Impero, dove romano e sacro furono un marchio acquisito con il sangue e la sottomissione. E adesso vi sembra tanto diverso, anche se l’impero è tecnologico e finanziario? Ridicolizzata la cultura umanistica greca, che certo non è la Grecia di oggi, è stata umiliata tutta la cultura che ha posto le fondamenta dell’Europa con l’assurdo gioco d’azzardo della borsa, dove oggi vali 100 e domani 10. I soldi sono un’arma sanguinaria e ora invochiamo l’etica senza renderci conto che sono due sistemi di vita incompatibili.

Sotto il nome democrazia si esercita un regime di governo diverso in ogni Paese, ma di fatto la democrazia non esiste più. Perché non esiste più il potere del popolo, quella forza umana che lo sosteneva e lo legittimava nell’autogoverno. Ecco che dobbiamo affidarci a un governo di tecnici, perché i nostri rappresentanti politici sono gli operai della parola e gli impiegati dal posto fisso, impreparati e inadeguati a far fronte alla congiuntura economica: non servono più. Eppure nessuno li licenzia. Anzi, si permettono pure il lusso di mettere i paletti al governo Monti, dicendo che si deve occupare solo di risolvere il problema economico. Monti potrebbe delocalizzare il Parlamento, per esempio nelle proprietà della Lega in Tanzania, e mandarli tutti là. Chissà se qualche signore feudale sarebbe disposto a pagarli 150 dollari il mese per muovere la lingua. Altro non sanno fare.

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