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Zibaldone

FUORI DAL CORO/Fingono e confondono

E che non lo sapevano che Bossi... Già, ma non solo ai leghisti conviene recitare

Carta vince, carta perde, dov’è l’asso? Eh sì, la fulminea successione di fatti e personaggi che si accalcano sul palcoscenico padano, insieme al clamore dello sfondo assomigliano a certe atmosfere caotiche e vagamente allucinate in cui, mentre lo stordimento generale indebolisce l’intelletto, frastorna l’udito e confonde la vista, inesorabili, scaltrezza e calcolo lucido s’insinuano con consumata dimestichezza ad agguantare quanto era stato sapientemente adocchiato.

E non lo sapevano che da otto anni Bossi era l’ombra di sé? Che la di lui moglie l’aveva sottoposto alla tutela di un coniugio pelosamente rinvigorito nell’inattesa prima linea gestionale? Che la senatrice Rosy Mauro era uscita dall’oscurità anonima solo per illuminare Palazzo Madama con un indimenticabile raptus di compulsività fantoccesca? Che Renzo “Il trota” era universalmente pesato dal suo stesso micidiale soprannome? Che Roberto Maroni, più o meno nello stesso tempo, lavorava allo spossessamento della leadership leghista? Silenzioso e lungamente programmato, come ogni spossessamento? Che Castelli, Calderoni, Tosi, Zaia, Cota, Salvini erano troppo cresciutelli, in visibilità e consistenza amministrativa e ministeriale, per fare la fine di Speroni, Formentini e Pagliarini? Certo che lo sapevano. E non lo sanno che il clamore con cui si è consumata la rituale deiezione dell’Infedele Tesoriere e della troppo potente Cortigiana è inversamente proporzionale alla reale gravità delle accuse? E che se tutti sapevano, anche i vincitori sapevano? E che, pertanto, se la consapevolezza è la giustificazione della sconfitta non potrebbe, a rigor di logica e di giustizia, essere, al tempo stesso, l’arma della vittoria?

Certo che lo sanno. Ma fingono, recitano, confondono. Ma non solo i protagonisti del dramma, diciamo così. Fingono, recitano e confondono i giornalisti, i “cani da guardia della democrazia” che, dopo aver infagottato la pratica Lusi e Penati, certificando chi può non sapere e chi non può non sapere, si stanno esercitando su multe bollette e conto del dentista. Non che non meritino attenzione ma, come sempre, è questione di misura e di proporzione. Altrimenti o si è stupidi o si è asserviti. Stupidi ce n’è, per carità; ma i militanti della servitù sono numerosi e compatti. Per esempio: quando Rutelli ha fatto il suo giretto dalla Gruber e poi dalla Annunziata, e poi anche da Floris, la domandina educata la si è fatta: ma come…ma tredici, venti milioni di euro…? Però, una volta a muso duro, un’altra con la contrizione televisivamente impreziosita dalla copia di estratto conto fidefacente, se non povertà, certo moderata normalità reddituale (Sabaudia a parte) al buon Ciocciobello è stata prontamente offerta ampia e indolore via d’uscita. Senza verbali, senza intercettazioni, senza particolari, senza ultime ore ad incalzare la degradazione in diretta, il character assassination invece inscenato in queste ore. Ognuno è in grado di apprezzare (o disprezzare) le differenze. Fingono, recitano e confondono anche le Procure. Tre, tanto per cominciare. E che sarà mai! Ma chi, Belsito lo ‘ndranghetista? Così crescono le quotazioni analitico-divinatorie di Saviano e di Nuzzi, con annesse potenzialità al servizio del prime time? E Travaglio, visto che sul fronte Dell’Utri gira male, e nell’attesa, insieme a Ruotolo, che le notizie su certe frequentazioni cianciminesche si diradino, può affiancare alle logore paginate sull’Operazione Bunga Bunga le “ultime novità da Via Bellerio”? E anche lì: ma che cosa vanno scoprendo con indagini tanto impavide, le ricevute del carrozziere? Sotto elezioni? Mentre tanto liquame scorre placido e nauseabondo, mentre l’agonia dell’Italia continua, mentre Draghi ci dice che “persistono i rischi al ribasso”, e il FMI che la recessione potrebbe durare altri cinque anni, e mentre Berlusconi non c’è più, e i partiti neanche, e la politica ripugna e il sistema dei rimborsi elettorali è una cornucopia immonda e intollerabile in tempi di magra (tranne per Di Pietro a cui non solo nessuno chiede niente sul suo partito-persona e annessi flussi finanziari, ma lo si continua ad incensare chiamandolo a discettare e a sermoneggiare anche su questo tema) d’incanto sembra siano scomparsi Monti e Fornero, lo spread e il mercato del lavoro, la Camusso e la sinistra indignata. A proposito, Vendola? Ne riparleremo un’altra volta.

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