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Zibaldone

Scansafatiche imperiali

I "Centurioni" al Colosseo si organizzano

Ricordate i “disoccupati organizzati” di Napoli? Roba che solo sotto il Vesuvio, si diceva allora negli anni Ottanta. Passato un po’ di tempo, a Roma qualcuno deve essersi chiesto: “E noi chi siamo? Non siamo certo da meno”. E, trattandosi della Città Eterna che continua ad attrarre i turisti di mezzo mondo per i suoi passati e strasepolti fasti imperiali, hanno fatto le cose in grande. Sulle rive del biondo Tevere o meglio all’ombra del Colosseo, ecco ora i “Centurioni organizzati”. Sono quegli sfaccendati – pardon: loro si autodefiniscono “figuranti” – che indossata tunica rossa, calzari, elmo con pennacchio e sfoggiando regolamentare spada o gladio spillano euro ai visitatori che li fotografano. Gentili e allegri, all’inizio, più che disponibili a farsi ritrarre nelle pose più marziali, da soli o per lo più assieme alla fidanzata o fidanzato del fotografo, oppure con l’intero gruppo familiare o di amici. Poi, però, se dopo averli ringraziati provi ad allontanarti senza avere messo mano al portafoglio, il sorriso svanisce lasciando il posto a un atteggiamento aggressivo che non lascia dubbi. Occorre pagare per quello scatto. Pare che la tariffa minima sia di dieci euro. Tutto questo, ovviamente, “in nero” cioè senza pagarci su le tasse. Qualche giornale ha fatto un rapido conto: ognuno di questi fasulli eredi dei pretoriani può arrivare a portarsi a casa mediamente sui mille euro a settimana, pulite. Dopo le prime segnalazioni è stata anche avanzata la proposta di regolamentare in un qualche modo questi professionisti della patacca, registrandoli e obbligandoli a dotarsi di un tesserino di riconoscimento.

Questa regolamentazione, però, comporterebbe in automatico la fine dell’illegalità e l’inizio dei versamenti fiscali, come avviene per i figuranti veri che sono inquadrati come lavoratori dello spettacolo. I figuranti del Colosseo non ne hanno voluto sentire nemmeno parlare. Alla fine qualcuno al Comune di Roma si è stufato delle proteste. E’ stata mandata la polizia ed è scoppiato il caos. I Centurioni si sono ribellati. Hanno le spade ma stavolta le hanno tenute nelle guaine, con i poliziotti armati di pistola meglio non scherzare. Così molto poco guerrescamente hanno preferito “fare manfrina”, come si dice a Roma: piagnucolare ( « C ’ a v e m o famija puro noi, rega’») ma anche a minacciare lo sciopero a oltranza, issandosi sulle arcate dell’antica e gloriosa arena che ben altri sanguinosi combattimenti ha visto nella sua storia. E’ l’Associazione abitanti centro storico di Roma a sintetizzare bene la situazione ne, uscendosene anche con una proposta: «Roma con i suoi beni monumentali e artistici non ha certo bisogno di essere rappresentata da “maschere” quali i centurioni, non sarà un tesserino o un costume firmato a dare decoro ai luoghi che hanno una naturale e riconosciuta bellezza senza dover ricorrere a tali armate brancaleone per raccontare la storia ai turisti. Se qualcuno avverte la necessità di regolare questi furbi della disoccupazione trovi il modo di inserirli in un lavoro utile che dia loro dignità, quale ad esempio impiegarli in una ordinaria manutenzione delle strade, manutenzione sempre più carente in una Capitale e nel suo Centro Storico dove cittadini e turisti fanno sempre più fatica a camminare visto il disastro in cui versano asfalto, sampietrini e l’assenza di strisce pedonali». Parole sacrosante. Qualcuno in Campidoglio le ascolterà?

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