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Zibaldone

Grillo e i buffoni del Nord

Ogni tanto accade qualcosa, in quel lontano paese dalla forma di stivale, che fa ricordare a un po’ tutti qualcuno degli aforismi prodotti dallo spiritaccio di Ennio Flaiano, uno che la gente dello Stivale l’aveva osservata attentamente e l’aveva descritta con scanzonata impietosità. Questa volta, gli aforismi che gli accadimenti hanno riportato alla memoria sono addirittura due. Il primo è "Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso del vincitore" e la sua attualità-verità è stata rimarcata praticamente tutte le volte che c’è stata una votazione o comunque un confronto da cui dovevano scaturire un vincitore e un perdente. Frugando nel passato ci si imbatte in qualche "Io fascista? Mai!" nel 1945; in visioni della Madonna (capaci di trasformare un comunista in un democristiano, pronto a far carriera nell’EIAR appena diventata RAI) nel 1948; in serate nella "Milano da bere" assieme a Bettino Craxi negli Anni ’70; in "però quel Berlinguer" nel 1975 quando tutte le più importanti città italiane avevano scelto un sindaco comunista, eccetera, eccetera, eccetera.

Il vincitore di questi giorni è sorprendentemente Beppe Grillo. Dopo avere attratto per anni tutti gli insulti possibili e immaginabili, ora che ha sbancato le urne è tutto un cambiar di pelle. Il "demagogo e populista", il "capopopolo da strapazzo", il "saltimbanco" e quello che "parla come un mafioso" non ci sono più, tutte le sue facce sono scomparse e al loro posto ci sono le "facce pulite" dei giovani grillini che si sono candidati nel M5S (movimento delle 5 stelle). E non sono solo pulite, le loro facce: sono anche "presentabili" (cosa che dalle parti dei berluscones accade di rado), perché sono "studenti o professionisti", e quindi "sembrano brave persone". Come logica è un po’ ardita, ma andiamo a colluttare con quella di un tal Filippo Facci che sul "Giornale" (quello che a suo tempo Berlusconi scippò a Indro Montanelli trasformandolo in un giornalaccio privo di ogni dignità) è stato a lungo uno dei più attivi nella fabbrica degli insulti.

Facci deve essere uno di quelli che non sopportano le sfumaure. Lo si immagina amare il bianco candido così svisceratamente che al momento di farsi la faccia nera, o è pura pece o niente. Una prova? Un semplice "ho cambiato idea" non gli è piaciuto perché la sua conversione doveva essere completa, profonda, violenta, sanguinosa, al punto che non deve neanche essere una vera conversione perché lui, in realtà, si era già arruolato nei grillini prima ancora di arruolarsi e aveva votato in conseguenza senza averlo fatto. Una cosetta dalla logica un po’ contorta? Lui la sistema così: "Ero indeciso se votare Grillo o non andare proprio a votare". E sapete che titolo si è attribuito per "firmare" l’atto di lasciar cadere fra i mortali la notizia che lui adesso ama Grillo? Un titolo che è una poesia: "Il grillino che è in me".

Al "Giornale" quelli che hanno cominciato ad amare i grillini sono tanti, ma nessuno si è precipitato come quel Facci a leccare le scarpe di Beppe Grillo, rischiando oltre tutto un calcione, se teniamo conto della rabbia (non ingiustificata) che l’ex comico si porta dentro. Nicola Porro, che al "Giornale" ha l’incarico di vice direttore, si è modestamente spinto a imbastire un gemellaggio fra Grillo e Berlusconi perché secondo lui Grillo ha usato Internet come Berlusconi ha usato le televisioni, sue e quelle di tutti gli altri italiani. Si vedrà fra qualche giorno un "summit" fra Grillo e il Berlusca? Molti lo dicono ma io non ci credo. L’altro aforisma di Ennio Flaiano che ci riguarda è "La situazione è grave ma non seria", che sembra pennellare perfettamente l’andamento pericolosamente ondivago del "tecnico sobrio" Mario Monti. Niente lunghi elenchi, solo tre macchioline, giusto per indicare l’andazzo. La prima: decide di mettere le mani sulla disastrata RAI "entro poche settimane", ma l’attuale Consiglio di Amministrazione scade il 28 marzo senza che Monti si degni di fare neanche un’innocente passeggiata a Viale Mazzini. La seconda macchiolina: annuncia l’abolizione delle province, ma sono tutte ancora lì, liete e rigogliose. La terza: dice di voler ridurre i fondi pubblici che vengono erogati ai partiti, per essere sicuro di poter sventare gli eventuali attacchi dei partiti medesimi annuncia di essere "disponibile al decreto" e poi non è succeso nulla.

Da quale problema è tormentato, quest’uomo: amnesie galoppanti?, perdita dell’orientamento che invece di proseguire in avanti si ritrova a camminare indietro?, la paura della rabbia berlusconiana come fosse un qualsiasi Cicchitto o addirittura un Bondi? Restiamo in attesa e intanto godiamoci lo sfaldamento di quella banda chiamata Lega Nord. La Magistratura ha preso a indagare formalmente. Sarà bello vederli andare in galera come è bene che accada ai ladri. Ma sottovoce, pregandovi di non dirlo a nessuno, io confesso che preferirei vederli condannare per buffoneria, invece che per furto.

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