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Zibaldone

L’amore al tempo del disamore

Quando imperversavano romanticismo ed idealismo esasperati, i generi si rimiravano attraverso i filtri forniti dalla Chiesa, dalla morale dominante, dall’arte. Alla società premeva un punto: preservare l’istituto della famiglia e l’educazione della prole dai rischi dell’amore passionale. La solidità del legame coniugale risiedeva nel disporre di un buon patrimonio, e nel non soffrire delle alterne vicende dell’amour fou.

Con l’eguaglianza di genere ancora lontana, furono soprattutto i maschi a negare il dato di natura, creando nel loro immaginario femmine corrispondenti ai canoni del desiderio astratto, salvo scoprire nell’impatto con la partner la distanza dalle attese. La verginità fisica, non le competenze di vita e le doti erotiche, costituiva la prerogativa dell’attrazione femminile. L’Islam andò oltre, dando in premio ai jihadisti vergini eternamente pronte. Intere legioni di maschi caddero nell’equivoco e si consegnarono, dopo estenuanti corteggiamenti, a donne “inesistenti”, alle quali sopravvissero grazie a bordelli e amanti compiacenti. Né l’insoddisfatto ribollire ormonale impedì che si mettessero su buone famiglie borghesi, si procreasse, si dessero radici a forme di capitalismo famigliare. L’equilibrio si rompe, grazie anche a femminismo e liberazione sessuale, con la pretesa recente di ridurre a unità le veneri dell’Amor sacro e profano che Tiziano, come Platone nel Simposio, aveva tenuto separate. Estintisi cavalieri e donzelle, gli emuli dei vari Cecco Angiolieri e Pietro Aretino vanno à la guerre comme à la guerre. Nella modernità i ragazzi hanno incontri intimi con ragazze che li vestono dei durex che portano in borsetta: agli amici racconteranno di aver “fatto sesso”. Decenni fa, il maschio diceva di aver “fatto l’amore” anche se andava con prostitute. La Bibbia chiamava conoscenza l’incontro intimo tra maschio e femmina: “E Adamo conobbe Eva, la quale concepì e partorì”.

Nell’attuale ambiente dei rapporti tra i sessi, intinge con destrezza e brio la penna Paolo Zagari, autore e regista televisivo oltre che scrittore. Tra ironico e divertente “Il tradimento preventivo, manuale pratico per amare”, appena edito da Fazi, svolazza nell’intero itinerario amoroso di una coppia etero dei nostri giorni, dal batticuore della richiesta di numero telefonico alla consumazione del rapporto intimo, al primo viaggio insieme, e avanti sino a tutte le stazioni di un percorso che, a seconda dei punti di vista, potrà essere definito dal lettore via crucis o marcia trionfale. L’autore è convinto sostenitore della banalità di ogni storia, ma al tempo stesso è consapevole di quanto sapore e gusto conferisca alla vita lo scintillio dell’innamoramento e la stabilità del rapporto. Il libro vive dell’apparente contraddizione tra le due dimensioni. Resta da capire perché il “tradimento preventivo”. Zagari spiega: “Avendo troppo amato, aveva bisogno di scopare”. Ma se il tradimento avviene dopo l’eccesso di amore, è in realtà successivo, conseguenza di un qualcosa che è o non è accaduto. Zagari, abile nel decriptare le espressioni del galateo amoroso, afferma, senza farne un dramma anzi, che ogni storia risponda al copione già scritto, a regole determinate dalla biologia dei generi e dalle aspettative di ruolo, e che anche il tradimento sia statisticamente inevitabile, quindi va praticato e accettato.

Da presunto reiterante compulsivo del gioco dove dall’eternità “la donna seduce, l’uomo rimorchia”, guardo piuttosto all’Anatole France de “Il giardino di Epicuro”: “Noi mettiamo l’infinito nell’amore. È uno sbaglio che le donne non commettono”. E penso che sull’argomento ha detto tutto il Mark Twain di “Il diario di Adamo ed Eva”.

 

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