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Zibaldone

Berlino e la BCE

Il governo tedesco è contrario all’acquisto illimitato di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea, la BCE. Il governo tedesco ha ragione. Noi non siamo per nulla versati in Finanza  e in Economia. Quando ci tocca compilare un assegno, ci serve concentrazione… L’operazione non è quasi mai fluida… Però, un po’ per istinto e un po’ per una certa conoscenza della Storia, non crediamo che sia saggio consentire appunto l’acquisto di ‘bond’ su scala illimitata. Non crediamo che sia “naturale” vendere e comprare a dismisura titoli di Stato. Non lo crede certo Berlino, che mercoledì scorso ha dichiarato d’essere contraria all’acquisto di ‘bond’ su basi permanenti. Si ripropone una questione ormai antica, si ripropone un’esigenza dinanzi alla quale l’Italia, la Spagna, la Francia stessa si presentano in una cecità che fa paura. La questione, varie volte sollevata su questa pagina, è la seguente: una Nazione deve fare da sé.

Una Nazione che fa da sé, si fortifica, si ritempra, acquista fiducia nei propri mezzi. Procede a velocità sempre più elevate. Garantisce giustizia sociale. La giustizia sociale che in Italia manca da oltre 20 anni, se non di più. Per applicare la giustizia sociale, bisogna ridurre di parecchio il potere dei padroni, vale a dire dei capitalisti, o meglio, dei neo-capitalisti, dei neo-imprenditori. Da ormai troppo tempo l’imprenditoria italiana nel suo complesso semina miseria, altro che benessere. Le resta tutto molto facile: nel Parlamento e in buona parte della stampa trova comodi e robusti sgabelli… Ma non si parla quasi più di giustizia sociale in questo Paese: da mesi e mesi non si parla che di ‘bond’, di ‘spread’, di Borse, di Piazza Affari. E’ come se al mondo null’altro esistesse. Non si discute più dell’Uomo, della Nazione. Ci definiamo “comunità”… Ma che ‘comunità’! Il termine è paesano, ha pure un sapore religioso, da sagrestia. Nossignori, un popolo non è una “comunità”: è una collettività che per funzionare (come in vari periodi della nostra Storia anche recente funzionò) necessita di grande armonia fra le classi, i ceti economici. La Germania rappresenta una collettività. I tedeschi ce l’hanno ancora una coscienza di popolo. Hanno la coscienza dei propri interessi, del proprio destino. Si sono accorti che la Ue per vizio d’origine non funziona, non può funzionare. Non l’hanno ancora detto, ma lo si percepisce nell’aria che lo credono. Per fortuna, vengono guidati da un Governo il quale appunto si oppone all’acquisto illimitato di ‘bond’ e all’acquisto di titoli di Stato su basi permanenti. Ma crediamo che si comporterebbe così anche un Governo socialdemocratico. Prima ancora di votare per la CDU o per la SPD, i tedeschi votano per la Germania…

Noi, no… Noi votiamo “per” Berlusconi o per Prodi, per Fini o per Casini. Abbiamo votato perfino per Nicole Minetti e tutte le altre volgari donnine catapultate in politica da un molto ridanciano, gaudente personaggio meneghino… Più bischeri di così…! Si vive bene in Germania. Si vive bene a Berlino. A Berlino ti siedi in una qualsiasi ‘braurei’ e per soli 9-10 euro puoi consumare una robusta porzione di gulash (con molto spezzatino) e una Coca-Cola. In locali della vecchia Berlino Est, locali lindi, confortevoli, rilassanti, non spendi più di 15 euro per 3 o 4 fette di carne impanata (la “schnitzel”) con tanto di patatine fritte e un bicchiere di vino del Reno, che è buonissimo. A Berlino, per 40mila euro puoi acquistare un appartamentino composto da cucina, camera, salottino. Se vai a stabilirti in Germania, per avere un lavoro devi conoscere il tedesco. I tedeschi ti mandano a scuola e a scuola sei tenuto a studiare anche la giurisprudenza germanica. In caso contrario, il lavoro dimenticatelo…

La Germania non ha nessuna intenzione di finire un giorno nel magma italo-franco-ellenico-spagnolo. Così, non potrà comunque andare avanti per sempre: prima o poi, Berlino vorrà, dovrà, prendere una decisione…

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