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Zibaldone

Per Grazia(ni) ricevuta

Il monumento di Affile

Ciociaria, terra dove sono contento di essere nato, si sta consumando una delle vicende da strapaese gustosamente rappresentate dal conterraneo Nino Manfredi in “Per grazia ricevuta”, sapido film di costume, impreziosito dalle giocose filastrocche musicate da Guido e Maurizio De Angelis allora agli esordi.

La realtà è quella, inguardabile, dell’italietta piccina, provinciale, ripiegata sul proprio ombelico, “l’Italia che non muore” come cantava Francesco de Gregori, incapace di fare con serietà e responsabilità i conti con il suo tremendo Novecento, quando riuscì sia a generare il fascismo che a regalarsi il più grande partito comunista d’Occidente.

Ha dell’incredibile ma nel paese dell’inarrestato debito sovrano, delle cinghie tirate e delle vacanze negate, in pieno agosto il sindaco di Affile, 1600 anime tra Roma e Frosinone, riesce, grazie a 127.000 euro erogati dalla Regione Lazio, a inaugurare un “sacrario” in onore del “soldato” Rodolfo Graziani, spacciando il tutto come riqualificazione del parco di Radimonte. Quel “soldato” fu convinto fascista, viceré di Etiopia e governatore della Cirenaica, firmatario del Manifesto della razza e sostenitore delle leggi razziali antiebraiche, ministro della difesa nella repubblica di Salò, collaborazionista dei nazisti occupanti l’Italia.

In Libia ed Etiopia è ritenuto criminale di guerra per le vessazioni, le ruberie, le stragi di massa, le azioni di pulizia etnica perpetrate contro le popolazioni locali: torturò e usò gas letali (iprite nel 1935 sugli etiopi, primo utilizzatore al mondo di armi di distruzione di massa), deportò, impiccò, terrorizzò villaggi dei nativi gettandovi dagli aerei patrioti catturati o impalando in pubblico teste mozzate. Da ministro repubblichino mandò a morte i ragazzi renitenti alla leva fascista. Proprio quel che si direbbe un buon soldato italiano, cui si addice il “Patria e Onore” che campeggia sul mausoleo di Affile! Difatti fu condannato dallo stato repubblicano, per i soli crimini commessi da ministro di Salò, a diciannove anni di galera. Manco a dire che il sacrario gli fosse dovuto come figlio di Affile, visto che il Maresciallo d’Italia era di Filettino.

Richiesto di spiegazioni, il sindaco Ercole Viri ricorda i legami con il luogo del ramo paterno di Graziani, e si giustifica col desiderio di creare un’opportunità di turismo qualificato sull’esempio di quanto capitato a Predappio, dove riposano i resti di Mussolini. Vallo a dire ai vari Daily Telegraph, BBC, El País, New York Times, che proprio non hanno gradito il rigurgito fascistoide del sindaco Viri, lanciando le urla scandalizzate che hanno facilitato il lancio della petizione online “Mayor of Affile: Stop celebrating fascist war criminals”.

Media di una cinquantina di paesi hanno ripreso la notizia, con unanime moto di condanna, e sorpresa per non sentire autorevoli voci italiane tuonare contro la scelta di Viri. Lunedì si è fatta viva Fiap, Federazione delle associazioni partigiane, con un comunicato che ricorda come l’apologia di fascismo costituisca reato, chiedendo lo smantellamento del manufatto, la vendita dei materiali pregiati che lo compongono, l’assegnazione a Libia e Etiopia dei proventi che ne derivano. Nell’intercalare di Viri stupisce la pervicacia con la quale banalizza la gravità della sua scelta, in una zona d’Italia, il basso Lazio tra le vie Prenestina e Casilina, dove le popolazioni, per la guerra voluta dai Graziani, vissero lo stupro e le distruzioni narrate nel romanzo di Moravia “La Ciociara”. Più in generale sgomenta che l’Italia, nonostante tanta buona storiografia recente, non riesca a rigettare definitivamente i suoi comportamenti nelle colonie.

 

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