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Zibaldone

L’UE come “incubo”

Ormai è un incubo. Un incubo quotidiano. E’ come una condanna, una condanna senza appello. Mercoledì scorso il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che è urgente, indispensabile, rafforzare i poteri dell’Unione Europea sui singoli governi; ha aggiunto che è necessario incrementare il ruolo legislativo del Parlamento europeo nei confronti dei singoli Stati. Bene: di questo passo non rimarrà un solo Stato… Resteranno le Nazioni che avranno avuto il coraggio di uscire dalla prigione chiamata Unione Europea. Ma dubitiamo che ce ne sia qualcuna intenzionata allo ‘strappo’.

Nel 1935, Mussolini così spiegò agli Italiani la decisione del suo governo di sganciarsi dalla Società delle Nazioni (antesignana delle Nazioni Unite): “Usciamo dal tempo barcollante in cui non si lavora per la pace, ma si prepara la guerra”. Questa oramai è Storia, non è più politica. Non c’è da “leticarci” sopra. La decisione presa dal Capo di Governo di Sua Maestà il Re d’Italia, fu un atto di coraggio, confermò la volontà d’indipendenza dell’Italia: indipendenza politica, finanziaria, commerciale.

Indipendenza morale. Guardate, invece, i tizi che oggi determinano la nostra vita, i tizi che ci impoveriscono, ci inchiodano nel ristagno e seguitano a fare ponti d’oro alla Cina e all’India, corresponsabili per concorrenza altamente sleale della crisi attuale e di crisi precedenti. Il loro conformismo non ha limiti. Tutti piegati all’ombra di questo perniciosissimo Totem che è la molto innaturale, artificiosa, ingombrante Unione Europea.

Non ce n’è uno che dimostri una certa originalità di pensiero. Non ce n’è uno che, all’atto pratico, si batta per i diritti di un numero sempre crescente di europei ormai dati in pasto al grande capitale; di Italiani dati in pasto al grande capitale che per bassi, volgari interessi (al limite del tradimento degli interessi nazionali) negli ultimi 10 o 15 anni ha voluto demolire le medie e piccole imprese e spazzar via, addirittura, il Made in Italy, il Made in Italy che fra gli Anni Cinquanta e Settanta aveva arricchito il nostro prestigio nel mondo e che in Italia aveva fatto affluire valuta pregiata, valuta pregiata in ingenti quantità. Non ce n’è uno, a Roma come a Parigi, a Berlino come a Bruxelles, che meriti la nostra fiducia. Anzi, la robusta, folta conventicola dei “distruttori”, riceve tutto il nostro disprezzo. Ormai la conosciamo: a varie latitudini, è una genìa di amanti della ricchezza materiale, del lusso, del superfluo. In termini umani e culturali, è una genìa di mediocri. Oggi comanda il mediocre, il mediocre comunque scaltro, abilissimo nel “sapersi vendere”: l’Italia di soggetti così ne partorisce a bizzeffe: a destra, al centro, a sinistra. Nella maggior parte dei casi (soprattutto da noi) si tratta di individui incolti, rozzi: non hanno mai letto Steinbeck o Remarque, nulla sanno del Neo-classico, per loro Spinoza ‘forse’ è un centravanti spagnolo… Hegel un centrocampista tedesco… Pirandello, un soprannome dato a “uno del Mezzogiorno”… E le Città Anseatiche? Magari luoghi ameni, luoghi di villeggiatura… A questo ci siamo ridotti. I fuorusciti non ci sono mai piaciuti. Non s’abbandona il proprio Paese perché nel proprio Paese la politica ha imboccato una “brutta strada”. Eppure, agli italiani sotto i trent’anni consiglieremmo volentieri di piantare baracca e burattini, traslocare senza indugi, farsi una vita in Australia o in Nuova Zelanda, dove le regole del gioco sono chiarissime, la ‘res publica’ tutelata come si deve; dove la campagna elettorale non dura tutto l’anno, anno dopo anno. Dove capi di governo, ministri, amministratori pubblici non si vestono a festa e non sfoggiano donnine procaci, abbronzate anche a gennaio… Pronte a mettersi col padrone più munifico.

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