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Zibaldone

Salomone nel XXI secolo

di Aurimpia (PdB)

Nel vedere le immagini del piccolo Leonardo trascinato con forza dalla polizia un senso di stupore misto a indignazione ha attraversato l’intero paese tanto che le istituzioni hanno ritenuto doveroso porgere le scuse per l’accaduto. I fatti sono noti: un padre si serve della polizia e della sentenza di un giudice minorile per strappare il figlio all’ex coniuge. Quando un genitore arriva a tanto sta pensando a se stesso, ai suoi diritti e non al benessere del figlio. Quando un genitore arriva ad utilizzare nel conflitto coniugale una sindrome pseudo-scientifica come la PAS (Parental Alienation Syndrome) al fine di sottrarre il bambino alla madre è segno che lo sta usando come strumento di rivalsa nei confronti dell’ex coniuge. La PAS, identificata in Italia come “sindrome da alienazione” secondo la quale esisterebbe un genitore alienante e uno alienato, non è riconosciuta nel manuale diagnostico e statistico dell’associazione psichiatrica neanche nella stessa America, dove è stata formulata nel 1985 da un volontario di psichiatria della Columbia University di nome Richard Gardner. In Italia è bastato che fosse solo menzionata nella linea guida in tema di abuso sui minori della Società di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Simpia) perché gli avvocati ci si tuffassero a pesce. Il paese degli azzeccagarbugli di manzoniana memoria ha trovato nella generica casistica tra genitore alienante e genitore alienato un humus fertile dove è possibile dire tutto e il suo contrario. Un genitore dovrebbe pensare solo al bene del figlio anche a costo di sacrificare i suoi diritti. Il biblico episodio in cui Salomone, che certamente non aveva studiato psichiatria né giurisprudenza, identifica la vera madre di un bimbo conteso tra due donne e dovrebbe insegnare molto. Salomone alla presenza delle due donne che rivendicano entrambe la maternità del neonato ordina paradossalmente di tagliare il bimbo a metà e di darne una parte a ciascuna delle due. La vera madre gettandosi ai piedi del re lo implora di non farlo rinunciando a suo figlio a vantaggio dell’altra. Salomone per questo gesto la riconosce come la vera madre perché ha anteposto il bene del figlio alla sua sofferenza mentre l’altra donna ha mostrato indifferenza per la sorte del bambino.

In fondo è quello che fa Ted, il protagonista di “Kramer contro Kramer”, un film di successo della fine degli anni Settanta. Ted rinuncia alla custodia del figlio pur di non vederlo sottoposto ad un interrogatorio in tribunale. Il padre di Leonardo, avvocato, invece assiste all’umiliazione del figlio facendo prevalere una concezione privatistica della prole. E il bambino? Ci sono voluti secoli prima che la pedagogia gli riconoscesse una specifica identità abbandonando la convinzione che fosse un uomo in miniatura da plasmare secondo un modello sociale riconosciuto. Jean Piaget, grande pedagogista svizzero, ci ha spiegato tutte le fasi dell’età evolutiva giungendo alla conclusione che un bambino di dieci anni possiede già le capacità cognitive per distinguere e giudicare, è in sostanza perfettamente in grado di esercitare un’osservazione attiva sull’ambiente fino al punto di tentare di dominarla. Non è dunque un fantoccio privo di discernimento e di giudizio, non è facile plagiarlo soprattutto nella fase preadolescenziale.

Purtroppo nella realtà i genitori spesso pensano di poterlo usare come un oggetto, uno strumento di un conflitto coniugale non risolto. Nel caso di Leonardo i genitori sono due professionisti ciascuno convinto di operare per il bene del figlio fino al punto che uno dei due, in questo caso il padre, preferisce affidare il bambino a un istituto piuttosto che lasciarlo con la madre. La motivazione è che il bambino ha bisogno di essere “resettato” per usare l’espressione infelice di un addetto ai lavori. Il linguaggio francamente è inquietante, resettare il bambino quasi fosse un computer, significa in sostanza cancellare dieci anni della sua vita. Una violenza psichica dopo quella fisica. Non è forse il caso di ascoltare il bambino ed indurre i genitori a rispettarne le scelte?

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