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Zibaldone

Il parroco e il Prefetto

Un caso di mala istituzione e... maleducazione tra don Maurizio Patriciello e Andrea De Martino

Lo so: ormai da tempo mi sono ripromessa – qualcuno dei miei quattro lettori forse lo ricorderà – di evitare per quanto possibile di riferirvi delle brutture e sconcezze italiane, scegliendo quando possibile di raccontarvi ciò che funziona o, almeno, che lascia ancora un lumicino di speranza in questo Paese. Appunto: “per quanto possibile” e “quando possibile”. Questa settimana non è possibile. Per almeno due fatti sui quali mi astengo dall’aggiungere aggettivi. Vergognosi? Scandalosi?

Scoraggianti? Sono tutte definizioni troppo poco calzanti: meglio lasciare al lettore il giudizio e la scelta del termine appropriato. Il primo episodio, qualcuno di voi lo avrà letto, riguarda il Prefetto di Napoli. O meglio: il Signor Prefetto di Napoli. Già perché questo signore, che all’anagrafe fa Andrea De Martino, si è reso protagonista del seguente fatto: ha violentemente e maleducatamente interrotto durante un dibattito pubblico don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano e soprattutto sacerdote fortemente e notoriamente impegnato nella lotta al degrado e alla camorra che devasta il suo piccolo centro campano. La colpa del prete?

Stava riferendo in maniera garbata e senza alcuna polemica degli incontri che aveva avuto con il prefetto di Caserta, Carmela Pagano. Parlava dalla platea mentre i due rappresentanti delle istituzioni, De Martino e Pagano, erano al tavolo delle autorità. Ha commesso l’errore di definire la signora Pagano, “signora”, senza aggiungere il titolo di prefetto.

Per De Martino è stato troppo. È saltato su come una furia e con un’arroganza indescrivibile ha aggredito il povero e stupitissimo prete reo di non essersi rivolto alla Pagano, che invece stava zitta ad ascoltare, chiamandola “Signor” Prefetto ma solo “signora”. Addirittura al sacerdote che, imbarazzatissimo tentava di assicurare che non era assolutamente nelle sue intenzioni offendere nessuno, il Prefetto di Napoli ha detto che, invece, aveva offeso non solo la Prefetto (si dirà così?) di Caserta ma anche lui e tutte le istituzioni. Se vi siete persi questo episodio di mala istituzione che molto dice sul profondo degrado dell’Italia, tutto è su You Tube all’indirizzo http:// www.youtube.com/watch?v=te7Buvsfji8 vincete il fastidio e guardatelo perché ne vale la pena. Di questo fatto, due sono le cose che mi irritano intimamente.

Innanzitutto, come è ovvio, l’indicibile arroganza del Signor Prefetto di Napoli. Un’arroganza che è anche ignoranza, ignoranza della Storia. Tra i simboli delle conquiste civili fatte dall’Occidente, in seguito alla Rivoluzione americana e a quella francese e in generale all’avanzamento del progresso e della coscienza sociale, c’è anche il titolo di Signore. Un tempo, Signor Prefetto, c’erano i villici ai quali ci si poteva rivolgere sprezzantemente magari usando la frusta o le pedate; e poi c’erano i Signori. Oggi il titolo minimo che spetta a tutti, nessuno escluso, è quello di Signore. Una grande conquista di civiltà, democrazia e… Repubblica, con la lettera maiuscola. Ma al Signor Prefetto che, di sicuro è laureato e gli studi li ha fatti, questo particolare deve essere sfuggito. La seconda cosa che mi lascia perplessa è che, contro ogni aspettativa e nonostante l’ondata di generale indignazione, al Signor Prefetto di Napoli non è successo nulla. I suoi superiori non solo non lo hanno rimosso, come sarebbe stato più che logico, ma non gli hanno nemmeno chiesto di chiedere scusa all’incolpevole sacerdote. E POI, PARADOSSALE, C’È LA SENTENZA contro tutti i membri della Commissione Grandi rischi, rei di avere rassicurato gli aquilani circa l’improbabilità di una forte scossa sismica che invece si verificò alle 3.32 del 6 aprile 2009.

Ho particolarmente a cuore L’Aquila e gli aquilani e so bene il dolore che il terremoto ha provocato. Ma, francamente, so anche – lo leggevo a scuola nei libri di testo e ho continuato a leggerlo da adulta nei giornali – che, nonostante casi isolati di “guru” preveggenti ma spesso anche controversi, un terremoto è impossibile da prevedere. Ci sono aree notoriamente a rischio – la faglia di Sant’Andrea in California vi dice nulla? – dove si sa che prima o poi ci saranno scosse, più o meno devastanti. Ma prevederle esattamente è impossibile.

Evidentemente non la pensa così il giudice unico Marco Billi che ha condannato a sei anni di reclusione tutti gli esperti, sei per la precisione, e il vice direttore della protezione civile, Bernardo De Bernardinis. Appena appresa la notizia, mi sono detta: “D’ora in poi, nessuno scienziato si azzarderà più a parlare, anzi eviteranno tutti di entrare in qualsiasi commissione”. Il rischio, che mi pare enorme, si è puntualmente materializzato con una prima mossa, quella del fisico Luciano Majani che si è dimesso da presidente della Commissione Grandi Rischi. “Non vedo le condizioni per lavorare serenamente”. Secondo me, ha ragione.

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