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Zibaldone

Un Uragano per la Sicilia

Le elezioni regionali viste da New York

Mentre a New York, in queste ore, ci prepariamo all’impatto con la tempesta Sandy, osserviamo l’uragano politico che si sta per abbattere nelle stesse ore sulla Sicilia. Le elezioni regionali nell’Isola sono il primo, grande test elettorale prima delle elezioni politiche nazionali del prossimo aprile.

Era già successo agli albori della Repubblica italiana, quando nell’aprile del 1947 i siciliani elessero un parlamento esattamente un anno prima delle storiche elezioni politiche nazionali del 1948, le prime dalla caduta del fascismo. Anche allora l’Italia tremò, infatti in Sicilia, inaspettatamente, vinse il “Blocco del popolo” (comunisti e socialisti) con la maggioranza relativa dei voti.

Neanche un mese dopo da quelle elezioni, ecco la strage di Portella della Ginestra che inaugurò la lunga catena dei “misteri” della Repubblica italiana, con conseguenze che si trascinarono fino alla morte di Falcone e Borsellino del 1992.

Le elezioni di oggi in Sicilia potrebbero avere la stessa valenza politica nazionale del 1947, con scosse capaci di frantumare o rinsaldare le alleanze tra partiti nazionali che si preparano alle elezioni nel 2013. La Sicilia appare libera di svoltare e rifondare il rapporto tra cittadini ed eletti al governo di un’Isola sprofondata nei debiti.
Per una Sicilia, ormai da anni non più bloccata dagli equilibri della Guerra Fredda, il 28 ottobre 2012 è l’ultimo esame a disposizione per poter ripensare il suo ruolo in Italia e in Europa. Con le ‘casse’ della Regione svuotate e l’impossibilità per i partiti tradizionali di ottenere il consenso con le solite promesse clientelari (ci provano ancora, ma a tasche vuote: chi gli crede più?), su queste elezioni siciliane si sono aperti scenari impensabili prima.

L’elezione del presidente della Regione è a turno unico e non è previsto alcun ballottaggio. Sarà eletto il candidato che avrá ricevuto il maggior numero di preferenze.

In testa, secondo i sondaggi, fin dall’inizio, c’è il candidato del centrodestra, Nello Musumeci, ex missino, che ha governato anni fa bene – per lo standard in Sicilia – la provincia di Catania e gode di una reputazione di politico al di sopra di ogni sospetto. Subito dietro erano previsti il candidato del Pd-Udc, l’ex sindaco di Gela, Rosario Crocetta, e l’ex ministro di Berlusconi, Gianfranco Micchiché. Un po’ staccata, ma in rimonta, la candidata della Sinistra, Giovanna Marano, sindacalista della Fiom-Cgil e poi giù tutti gli altri.

Beppe Grillo, dopo aver riempito con i comizi-show le piazze siciliane, avrebbe rilanciato il consenso nei confronti del candidato di Movimento 5 Stelle, il 37enne Giancarlo Cancellieri, geometra di Caltanissetta, che avrebbe scavalcato gli altri e sarebbe addirittura a ridosso di Musumeci e di Crocetta. E l’uragano “Grillo” si starebbe abbattendo anche sulla scelta dei 90 deputati per Palazzo dei Normanni (o Palazzo Reale), sede del Parlamento siciliano: un’affermazione del Movimento 5 Stelle come secondo o addirittura primo partito, porterebbe ad un terremoto politico in Sicilia che farebbe tremare i ‘Palazzi’ della politica nazionale.

Chi, da siciliano, scrive queste righe da New York non teme la tempesta in arrivo, anzi si augura che l’uragano “Grillo” colpisca gli equilibri politici della Sicilia in maniera “devastante”. Infatti, al punto in cui si era arenata la politica siciliana, dopo la definitiva condanna e incarcerazione per rapporti con la mafia del precedente governatore, Salvatore Cuffaro, e le accuse per ulteriori “relazioni pericolose” rivolte all’attuale governatore uscente, Raffaele Lombardo – solo come punte dell’iceberg di un sistema di potere ormai marcio e irrimediabile – siamo convinti che uno choc elettorale di portata epocale sia l’ultimo tentativo di ricostruzione del rapporto di fiducia tra i siciliani e le istituzioni democratiche. 

A questa eventualità si obietta che, con “l’antipolitica”, il voto di “protesta” che dà sfogo alla rabbia senza fornire programmi, si peggiora la situazione. Quando i candidati di Movimento 5 Stelle replicano che, da mesi, hanno on line le linee generali del loro programma politico, altri obiettano: ma non hanno nessuna esperienza…

Chi non si fida, contesta a Grillo soprattutto il suo linguaggio provocatorio, spesso scurrile. Ma come avrebbe potuto il comico prestato alla politica attrarre l’attenzione per dei candidati sconosciuti dove l’informazione, dalla stampa alla televisione, è controllata da chi si vorrebbe mandare a casa? Per raggirare la censura verso quei candidati che provengono da una società civile siciliana che cerca di responsabilizzarsi e di liberarsi dalla partitocrazia clientelare e mafiosa, lo show di Grillo ha funzionato.

Alla supposta accusa di “antipolitica” rivolta al Movimento 5 Stelle, la migliore risposta arriva proprio da Nello Musumeci che, sperando di riuscire a governare dopo il passaggio dell’“uragano”, ha teso la mano: “E’ chiaro che Grillo non è l’antipolitica, è la politica: semmai, come noi predichiamo, la buona politica sulla malapolitica… il Movimento 5 Stelle intercetterà un largo consenso di delusi… Dopodiché – ha proseguito Musumeci – apriremo un confronto anche con i grillini al parlamento, con la sinistra, con l’opposizione… La Sicilia brucia, è in ginocchio e qui ormai il ragionamento non può essere fatto in base a pregiudizi ideologici”.

Sull’assoluta inesperienza politica dei candidati grillini, ecco la risposta che ha dato lo stesso Grillo per le strade di Palermo: “Basta con questa classe politica, dobbiamo mettere le persone normali. Per carità, si può controbattere che le persone normali non hanno esperienza, ma sempre meglio dei mafiosetti. Sicuramente le persone oneste fanno meglio dei corrotti…”. E poi non basterà “sostituire una classe politica con un’altra”, bisogna “cambiare la mentalità della gente”.

Già, potrebbero essere enormi le conseguenze del passaggio di questo uragano sull’Isola più grande e finora più controversa del Mediteraneo.

 

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