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Zibaldone

Nostalgie di Natale

E’ cominciata in queste ore la sarabanda che con molta probabilità liquiderà il Governo Monti. La nostra classe politica ricomincia così a dare di se stessa uno spettacolo poco edificante. E non s’accorge della noia che ci procura. Di sé non dubita! Uomini formidabili tutti o quasi tutti: Berlusconi, Alfano, Bersani e compagnia bella. Ben più saldi e più tenaci di Cesare… Augusto… Carlomagno… Alfredo il Grande… Federico di Prussia… Napoleone… Churchill…

L’Italia vive in povertà, il numero di ‘nuovi poveri’ è in costante aumento, di investimenti stranieri, di quelli buoni, di quelli che creano lavoro, manco l’ombra. Ma Lorsignori seguitano a discettare, seguitano a motteggiare, ad atteggiarsi a salvatori della Patria. Non parliamo di loro, stavolta. Non se ne ha più voglia… Ripensiamo magari per 5 minuti (quanti ne può durare la lettura di questo articolino) a quando in Italia la vita era “più dolce”, di certo molto più sicura rispetto a oggi. Siamo a dicembre. Mancano meno di 3 settimane al Natale. Ai primi di dicembre Firenze (la città in cui nacqui e crebbi) si presentava già addobbata, c’era già aria di festa e nell’aria di festa vibravano belle emozioni. Parliamo del periodo che grosso modo va dal 1956-1957 al 1970 o ’71.

Non erano solo gli agiati a spendere; vale a dire le famiglie di notai, avvocati, dentisti, alti funzionari dello Stato, industriali, grossi commercianti. Spendeva belle cifre anche il bancario, l’operaio specializzato, il barbiere, la segretaria, la centralinista. Da “Calderai”, per esempio, la più raffinata pizzicheria fiorentina, c’era la ressa: intorno al 21-22 dicembre per entrare ci toccava aspettare sul marciapiede.

Molto diffuso, anche altrove, e in particolare a Milano, Torino, Bologna, un senso di grande benessere interiore, un senso, appunto, di sicurezza. S’era nell’Italia che sgobbava, creava, esportava, esportava in mezzo mondo capolavori della Tecnica. Catania era chiamata “la Milano del Mezzogiorno”! C’era lavoro “anche” a Catania, la borghesia catanese era una delle più grosse e più floride d’Italia. Insomma, si produceva “anche” a Catania e nella città scorreva una bella liquidità. C’è un film che rappresenta molto bene quella Catania: “Il bell’Antonio”, con Mastroianni, la Cardinale, la Morelli; diretto da Mauro Bolognini, uscito nel 1960.

Ma “tirava” bene anche Bari: la Fiera del Levante portava quattrini, parecchi quattrini. Anche a Bari fervevano le attività. Nel 1960 Bari era più ricca di Udine, più ricca di Rovigo. Già a dicembre o a gennaio si cominciava di nuovo a pensare alle vacanze al mare della prossima estate. Era consigliabile prenotarlo a gennaio o, al più tardi, a febbraio, l’albergo; a marzo si sarebbe rischiato di non trovare una sola camera libera. Così almeno era a Firenze e nel resto della Toscana. Ricordo mia madre che a gennaio o a febbraio andava a visitare alberghi e pensioni al Lido di Camaiore, Marina di Pietrasanta, Forte dei Marmi. Partiva la domenica mattina, pranzava in Versilia, rientrava a Firenze nel tardo pomeriggio. S’aveva tempo ed energia per un mucchio di cose!

La mamma di alberghi ne visitava anche 3 o 4 nella stessa tornata: poi, appunto, sceglieva. Non era donna dai gusti semplici… L’hotel o la pensione dovevano essere ombreggiati, dovevano essere provvisti di giardino, arredati in stile Novecento, ancor più ingentiliti dalla presenza dei ‘tavoli verdi’ – e non distare più di 100 o 200 metri dalla riva! Trecento metri erano già troppi: “Non è mare!”, diceva. Quell’Italia non c’è più. Ma non s’è mica dissolta… Non è mica evaporata, così… Qualcuno l’ha distrutta. Qualcuno l’ha assassinata.

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