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Zibaldone

Confusi e liberi nella terra di mezzo

Accade a poco a poco, senza che ce ne accorgiamo. In un primo momento, i suoi segni ci appaiono casuali e privi di collegamento; li attribuiamo a motivi diversi senza riuscire a comprendere a pieno la portata di quello che sta accadendo. Anche la percezione di noi stessi cambia e, all’improvviso, ci scopriamo a fare o a pensare cose che, fino a qualche tempo prima, ci sarebbero sembrate impossibili, o irragionevoli. Poi, finalmente, un giorno riusciamo a mettere ordine nei nostri pensieri; tutte le tessere del mosaico finiscono col prendere il proprio posto e ci restituiscono una nuova immagine di noi stessi, quella che per tanto tempo era rimasta nascosta dietro i veli delle “novità”. Siamo cambiati, siamo persone diverse: siamo divenuti “Cittadini di Atlantide”.

Atlantide, come molti sanno, è una terra mitica che, secondo la leggenda, sorgeva tra l’Europa e l’America e che, un giorno, finì con lo sprofondare sotto le acque dell’oceano (Atlantico) per motivi che, molto probabilmente, avevano a che fare con il riprovevole comportamento dei suoi abitanti. Per molti di noi, tuttavia, Atlantide è qualcosa di più: è una metafora, un “luogo dello spirito”, una nuova patria esistenziale alla quale finiamo con l’appartenere, spesso senza neanche rendercene conto.

Per quelli come noi, nati e cresciuti altrove (il concetto vale a prescindere dal Paese di provenienza) è chiaro che il solo fatto di essersi trasferiti negli Stati Uniti, non basta a renderci americani. Malgrado i molti anni di permanenza in questo Paese, le sue tradizioni, la sua cultura, le abitudini dei suoi abitanti resteranno sempre fondamentalmente estranee per noi. Per quanto ci piaccia vivere in America, arriva sempre il momento in cui ci scopriamo a prendere le distanze da qualcosa perché lo percepiamo alieno, siano essi gli hamburgers di McDonald o le disparità sociali della società statunitense. 

Allo stesso tempo, ogniqualvolta torniamo in Italia, ciò che vi troviamo è sempre più diverso da ciò che ci aspettiamo. Dopo anni di vita all’estero, ci rendiamo conto che sono sempre di più le cose che non capiamo, che non ricordiamo più o che, semplicemente, non abbiamo mai conosciuto. Ad altre cose invece, scopriamo di esserci disabituati o non riusciamo più a tollerarle come accadeva in passato, quando vivevamo lì e le davamo per scontate. 

Che cosa è accaduto dunque? É successo che siamo divenuti cittadini di Atlantide; prigionieri di questa fantomatica “terra di mezzo”, stranieri ovunque ci troviamo. Siamo “stranieri dei due mondi” e questo ci da una prospettiva nuova sulla realtà che viviamo: la possibilità di guardare ad essa con occhi diversi e con la consapevolezza della nostra situazione.

Questa rubrica vuole essere un momento di confronto proprio su tutto ciò; un terreno comune sul quale affrontare questa condizione che ci troviamo a condividere nostro malgrado, guardando alla vita di tutti i giorni con gli occhi di un “cittadino di Atlantide”.

Questo sentirsi costantemente “stranieri” è un’esperienza che per molti può rivelarsi difficile da accettare: quando diventa consapevole, essa può acuire quel senso di solitudine che sembra essere uno dei malesseri caratteristici della nostra società. É un sentirsi soli non soltanto nel Paese che ci ospita ma anche nella nostra terra d’origine, che, per molti, può essere doloroso e difficile da accettare.

Tuttavia, questa stessa condizione ci regala anche un'enorme libertà. La mancanza di radici infatti, lungi dal farci sentire in balìa del Fato, può divenire una grossa opportunità per allargare i nostri orizzonti esistenziali. Può fornirci quella adattabilità e flessibilità necessarie a comprendere punti di vista e opinioni diverse dalle nostre e da quelle della “nostra” cultura. Può aiutarci a capire, dall’osservatorio privilegiato della nostra diversità, la diversità altrui.

Ecco che allora, questa condizione particolare che ci caratterizza, può trasformarsi in un vantaggio, soprattutto in un mondo globalizzato come il nostro dove il livello di comunicazione che si va sviluppando al di sopra delle culture nazionali, diviene ogni giorno più importante e, con esso, il possesso degli strumenti adatti a decifrarne i codici. Insomma, la speranza è quella di finire con l’apprezzare questo nostro vivere in territorio neutro e decidere che, in fondo, vale la pena di tenersi ben stretti questo nostro passaporto immaginario di Cittadini di Atlantide.

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