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Zibaldone

Il sogno dell’Europa giusta e vera

Enrico Letta durante il discorso a Montecitorio

Enrico Letta durante il discorso a Montecitorio

Per Enrico Letta, piú lavoro e giustizia si avranno in Italia accettando la veritá degli Stati Uniti d'Europa. Si puo' ancora dargli fiducia o il suo governo annuncia solo una variazione di quello di Baffetto?

Il discorso per la fiducia di Enrico Letta alla Camera, così tanto è piaciuto alla VOCE, che non ci ha entusiasmato per niente. Spieghiamo.

Ormai quindici anni fa, nel discorso pronunciato da Massimo D’Alema alla Camera, si sentirono gli stessi toni. Soprattutto sui giovani. Allora l’ex comunista ci entusiasmò così tanto che rischiammo quasi una cotta per “baffetto”. Poi si sa come andó a finire con quel governo dei larghi inciuci.

Tralasciando altri punti importanti del discorso (come il lavoro per i giovani), le intenzioni della linea di governo di Letta affascinano su tre punti fondamentali: l’Europa, la giustizia e la questione della “verità”, o meglio il dovere e il diritto della “trasparenza” in democrazia.

Sull’Europa, con cui Letta apre e chiude il suo discorso – La Voce di New York lo pubblica integrale, consigliando di leggerlo – il neo Premier ha detto esattamente tutto quello che avremmo voluto sentirgli dire. Sapevamo che Enrico era cuor d’Europeo, ma ci ha sorpreso il coraggio di parlarne in certi toni ad un Parlamento al quale l’europeismo, negli ultimi anni, non ha portato voti. Invece Letta ha aperto cosí: “L'Europa è in crisi di legittimità ed efficacia proprio quando tutti i Paesi membri e tutti i cittadini ne hanno più bisogno. L'Europa può tornare ad essere motore di sviluppo sostenibile – e quindi di speranza e di costruzione di futuro – solo se finalmente si apre. Il destino di tutto il continente è strettamente legato. Non ci possono essere vincitori e vinti se l’Europa fallisce questa prova. Saremmo tutti perdenti: sia nel Sud che nel Nord del continente”. E poi, verso la chiusura del discorso: “l’Europa è il nostro viaggio. La sua storia non è scritta malgrado noi. È scritta da noi… Pensare l’Italia senza l’Europa è la vera limitazione della nostra sovranità, perché porta alla svalutazione più pericolosa, quella di noi stessi… Il porto a cui il nostro viaggio è rivolto sono gli Stati Uniti d’Europa… non vogliamo sognare i sogni degli altri. Abbiamo il diritto al sogno che si chiama Unione Politica e abbiamo il dovere di renderlo più chiaro. Possiamo avere «più Europa» soltanto con «più democrazia»: con partiti europei, con l’elezione diretta del Presidente della Commissione, con un bilancio coraggioso e concreto come devono essere i sogni che vogliono diventare realtà”.

Bravo, bene, bis. Stati Uniti d’Europa, il sogno che salverebbe l’Italia e non solo. Un discorso che poteva essere scritto dal neo ministro degli Esteri Emma Bonino. Ora si capisce anche meglio perché la donna che gli italiani avrebbero voluto Presidente, é stata scelta da Letta – anzi da Napolitano – alla guida della Farnesina.

Poi sulla giustizia Letta dice ovvietà ma strategicamente essenziali: “Solo con la certezza del diritto gli investimenti possono prosperare. Questo riguarda la moralizzazione della vita pubblica e la lotta alla corruzione, che distorce regole e incentivi. Questo riguarda anche la giustizia nel suo complesso. La giustizia deve essere giustizia innanzitutto per i cittadini. La ripresa ritornerà anche se i cittadini e gli imprenditori italiani e stranieri saranno convinti di potersi rimettere con fiducia ai tempi e al merito delle decisioni della giustizia italiana. E tutto questo funzionerà se la smetteremo di avere una situazione carceraria intollerabile ed eccessi di condanne da parte della Corte dei diritti dell'uomo. Ricordiamoci sempre che siamo il paese di Cesare Beccaria!”

Ancora bravo. E la citazione di Cesare Beccaria non vale solo per quando riguarda i “diritti umani”, ma anche per quanto riguarda la certezza e i tempi del diritto. Per Beccaria infatti la giustizia per essere tale deve essere “pronta”. Cioè con tempi certi. Quella italiana, da anni, non è più giustizia ma purgatorio senza fine.

Ma ecco che Enrico Letta fa “furore” – almeno visto da New York –  con i passaggi sulla “veritá”. La situazione “eccezionale” ha costretto un uomo di 88 anni al Quirinale suo malgrado, a imporre ad una classe politica screditata, che ha collezionato solo bocciature in tutto quello di cui non si è occupata negli ultimi vent’anni, a governare l’Italia promettendo al Paese “la veritá”. Non c’é scelta per questo governone Pd-Pdl (+Scelta civica). Bastava infatti ascoltare, nelle repliche parlamentari al discorso di Letta, quella del Movimento Cinquestelle, per capire che una larga fetta degli italiani non può più dare fiducia ad una classe politica identificata col “bunga bunga” e il “Monte dei Pascoli” (per ladri ndr).

Ecco che Letta, che non ha scelta all’obbligo della veritá imposto da Napolitano, lo chiama un linguaggio “sovversivo”. In politica, figuriamoci in Italia, dire le cose come stanno avrebbe piu’ che del rivoluzionario del “miracoloso”. Ma Letta non vuol far “politica” ma “politiche”. Qui agli italiani dovrá dire la veritá di come stanno veramente le cose e spiegare ogni decisione del governo. Se il buon giorno si vede dal primo discorso, giá nel passaggio sull’Imu, la veritá di Letta é diventata polvere di demagogia. Come si fa a parlare di Stati Uniti d’Europa e poi considerare una tassa sulla casa (che in tutto il mondo democratico si paga) un tabú? Ma Berlusconi non avrebbe votato la fiducia? Ecco, il problema del governo delle “larghe intese” sta proprio in questo diritto di ricatto lasciato nelle mani di chi, in Italia, dovrebbe essere, al massimo, contento se gli consentissero ancora di pulire gli spogliatoi del Milan. Ma lo sappiamo, lo sappiamo, non c’era scelta, anche perché Grillo e i 5 stelle non ne avevano lasciate all’Italia.

Ma concludiamo con la “verità sovversiva” di Letta. C’è un momento che Letta afferma: “Ancora: non abbiamo compreso quanto le legittime istanze di innovazione, partecipazione, trasparenza, sottese alla rivoluzione del web, potessero tradursi in un oggettivo miglioramento della qualità della nostra democrazia rappresentativa anziché sfociare nel mito o nell'illusione della democrazia diretta. Oggi abbiamo dinanzi un'altra sfida, ancora più complessa: quella dell’autorevolezza. L’autorevolezza del potere che non ha più, come in passato, il monopolio delle informazioni, ma deve avere il profilo e le competenze per discernere il vero dal falso nel flusso enorme di informazioni presenti nella Rete. L'autorevolezza di chi non si accontenta della verosimiglianza e del sentito dire, ma sceglie sempre e solo la verità e ha il coraggio e la pazienza di raccontarla ai cittadini, anche se dolorosa o brutale”.

Qui si capisce che con il quarantenne Letta, dopo un susseguirsi di settantenni, fa entrare a Palazzo Chigi una generazione che ha ormai capito che il potere non ha piú il monopolio sulla “verità”. Internet ha cambiato tutto. Lo ha detto anche Barack Obama lo scorso settembre a tutti i leader autoritari del mondo all’Assemblea Generale Onu, è una illusione credere di poter ancora ingannare i cittadini come prima.

Questa situazione di grave eccezionalità darà veramente le facoltà e i poteri al premier per far agire il suo governo di conseguenza? Anche noi de La VOCE di New York, siamo curiosi e pronti a svelare quando questa veritá, anche per Letta, dovesse trasformarsi nella luna nel pozzo.

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