Cerca

Zibaldone

Lo statista inaspettato

Il Premier italiano Enrico Letta con il Presidente della Comissione europea Jose Manuel Barroso

Il Premier italiano Enrico Letta con il Presidente della Comissione europea Jose Manuel Barroso

E se Enrico Letta in nome della democrazia mettesse in discussione l’UE?

L’unico che ci restituisce un po’ di coraggio, un po’ di speranza, è proprio lui, l’uomo del momento: il neo-presidente del Consiglio italiano Enrico Letta. Il quale, con idee, con stile da statista, giorni fa ha ammonito: guai (detto con parole nostre) se l’Unione Europea ai cittadini dà l’impressione d’essere loro nemica. Quindi, con una libertà di pensiero e un linguaggio cui non eravamo più abituati da anni e anni, ha sottolineato: così si creerebbe un problema democratico.

“Problema democratico”, sissignori. L’avevate, l’avevamo mai udito un esponente della politica italiana formulare un pensiero così efficace, così “anticonformista”, così profondo, ed esprimersi con una sicurezza tutt’altro che aggressiva, tutt’altro che “piazzaiola” come quella sfoggiata in maniera elegante e spontanea nei recenti incontri col Cancelliere tedesco Merkel e col “caudillo” della Ue, Barroso? Mai.

“Problema democratico” può tuttavia prestarsi a due interpretazioni: una, che “anche” la Democrazia di per sé può porre problemi; l’altra che la Ue gode di troppo potere, ha troppo peso, ci prova gusto a impiegare la scure, a lanciare minacce, a imporre veti. Si ha così la netta impressione che Letta non ci abbia ancora messi al corrente del proprio Pensiero, che di sicuro è il pensiero di una persona fornita di indipendenza di spirito e di giudizio. Questo è il “cachet”, il timbro dello statista. L’Italia ne ha trovato uno, Enrico Letta, appunto, ma non se ne è nemmeno accorta. Non se ne sono certo accorti i personaggi che siedono a Montecitorio e a Palazzo Madama, vale a dire quelli della politica dell’invettiva, ma “anche” del cosiddetto “inciucio”, del compromesso che compromesso salutare non è: e solo meschina difesa dei propri interessi e privilegi. E’ ricerca di una sempre maggiore risonanza. Ricerca dell’affermazione del proprio, incontenibile egocentrismo.

Si può quindi ipotizzare che dell’Unione Europea, Letta non sia per nulla soddisfatto, che abbia perciò parecchio da ridire sulle competenze attribuite a Bruxelles, sul modo di agire di Bruxelles e sul modo di agire di altri organismi quali l’OCSE, impegnati a impoverire sempre di più l’Europa, incapaci di offrire idee innovative, per nulla disposti a porre sotto esame se stessi, amici fidati dell’Alta Finanza… Si può anche pensare che il Presidente del Consiglio nel proprio intimo abbia elaborato misure con cui modificare poteri e prerogative dell’Unione Europa e in base alle quali rivendicare maggior libertà d’azione per le Nazioni sovrane, che tanto sovrane, ahimè, più non sono, strette come si trovano (e sono loro a volercisi trovare) nella “camicia di forza” ideata e cucita appunto dalla Ue.

Ma pensate al pandemonio che si scatenerebbe su Enrico Letta qualora mettesse in discussione criteri (!) e compiti dell’Unione Europea! Insorgerebbero con veemenza i “campioni” del conformismo politico e ‘mondano’, tizi e tizie senza un pensiero veramente alto, senza un “loro” pensiero. Il Presidente del Consiglio verrebbe denunciato di “passatismo”. Ma i “passatisti” sono loro. Loro che hanno svuotato d’ogni risorsa l’Italia, loro, gli ideatori del precariato così utile ai padroni.

Lo statista che in questi giorni abbiamo scoperto, è solo. Maledettamente solo.

 

Iscriviti alla nostra newsletter / Subscribe to our newsletter