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Zibaldone

La giungla dei bimbi senza paura

Acrylico di Coralina Cataldi-Tassoni "By The Eye Of Grace a Self Portrait"

Acrylico di Coralina Cataldi-Tassoni "By The Eye Of Grace a Self Portrait"

C’era una volta una nativa di New York che poso’ il cuore dove l’eternita’ si chiamava Roma. Ma credette ancora nei miracoli e cosi’ sogno’ la via del ritorno a casa.

Dedicato al mio bellissimo gigante: New York City.

“Guarda, la bambina Americana!”

Un paio di loro sorridevano, alcuni si facevano una risatina, ma nei loro occhi innocenti si rivelava una fragile paura. Paura di che cosa?!  Non riuscivo a capire di che cosa dovevano aver paura. Loro erano in tanti. Io ero da sola. Loro erano quelli che giocavano nel quartiere dove erano cresciuti. Il mio era lontano quanto la luna. Anzi, la luna era più vicina perchè riuscivo ancora a vedere la luna. Loro capivano le parole che sussurravano tra di loro, dietro le loro ditine alla Charlie Brown, mentre mi scrutinavano dalla testa ai piedi. Io a malapena sapevo leggere o scrivere.  In qualsiasi lingua.
Ma eccomi lì, di fronte a loro,  completamente perplessa. Chiedendomi se forse erano i miei pantaloni a fiori a zampa d’elefante che quella mattina avevo scelto con tanta gioia. Oppure se erano le mie scarpe rosse da tennis “Converse”. Beh, non poteva certamente essere la mia maglietta “cool” a righe; tutti i bambini a casa a New York le indossavano. Hmm, ma forse erano i miei occhiali da sole a forma di margherita; non li vedevo portati da nessun altro bambino.   Ah, ma no! Sono i capelli! Sì, Coralina, guarda! Sono i capelli a svelarti! I loro capelli sono tutti ben messi e pettinati! Per ogni bimba che aveva un bel capello tagliato ‘alla maschietto’, c’erano anche quelle con l’acconciatura perfetta da coiffure da signora. Scommetto che la loro mamma non gli diceva, “Ma che hai combinato? Ti sei pettinata di nuovo con lo sbatti uova?” Ma, d’altro canto, non avevano neanche una mamma nata a Brooklyn.

Ma questi innocenti indagatori di Alieni, non si rendevano conto che l’UFO che era atterrato sul loro territorio non veniva dal pianeta America, bensì da tutt’altro pianeta: New York City. Portando loro una nuova specie aliena: il bambino New Yorkese.

Questi abitanti della giungla d’asfalto sono facili da distinguere, come un fiore nel deserto. Ognuno con il proprio modo di vestirsi. Abitini scoordinati ma allo stesso tempo coordinati. Indaffarati. Estremamente ingegnosi.  Che ti sorridono sempre con quell’aria da birichino. Coraggiosi.  Saggi al di là dei loro anni. Sembrano sempre sfuggirti dalle mani e dal campo visivo. Esploratori del globo, anche se il tragitto più lungo che hanno mai fatto è quello per andare al negozietto all’angolo. Sì, è vero, ci sono quelli molto più fortunati (specialmente su quest’isola di miliardari). Quelli che già alla tenera età di 8 anni hanno  visto il mondo intero e parlano 4 lingue. Ma questo non pone una minaccia ai bimbi meno fortunati. Loro se ne fregano altamente. Perchè invidiare? Loro vivono al centro dell’Universo. Gli basta andare a mettersi al centro di Times Square, chiudere gli occhi ed ascoltare i suoni  che provengono da ogni nazione della terra e sognare di come, un giorno, le conquisteranno tutte.  Ma, al di sopra di ogni cosa, sono i capelli. Quei capelli scombinati e selvaggi, ferventemente indipendenti e belli come i cuori che battono nei loro giovani corpicini.

Penso spesso a quei bambini del quartiere di Roma, e sono sicura che se uno di loro fosse atterrato qui a New York, portandosi appresso le loro maniere deliziose, vestitini ben curati e capelli ordinati, fiduciosi ed innocenti, i nostri occhi si sarebbero riempiti della stessa curiosità ed emozioni.  Ma la paura non sarebbe stata una di queste. Perchè una cosa è certa: la paura non fa parte del DNA dei bimbi Newyorkesi.

E questo, miei esploratori di meraviglie, è un miracolo genetico!

English Version

Once upon a time a native New Yorker laid her heart where eternity was called Rome, but believed that miracles where still possible and dreamt her way back Home.

Dedicated to my beautiful giant: New York City

The jungle of fairless children

“Guarda, la bambina Americana!”   Look, the American kid!

A couple of them smile, a few giggle, but all reveal a fragile fear in their innocent eyes.  Fear of what?!  I could not understand what they had to be scared of. They were many. I was one. They were playing on the block they grew up on. Mine was as far as the moon.  Actually, the moon was closer because I could still see the moon. They understood the words they would whisper to each other behind their tiny/stubby Charlie Brown fingers as they scrutinized me from head to toe. I barely knew how to read or write yet. In ANY language. 

 

But there I stood in complete bewilderment.  Could it be my favorite flower print bell- bottom pants I chose with such excitement to wear that morning? Or maybe it was my red scuffed up Converse sneakers? Well, it couldn’t be my cool striped t-shirt; all the kids back home in NYC wore these. Hmm, but maybe it was my bright yellow daisy-shaped sunglasses; I didn’t see any of the other kids wearing them. Ah, but no! It’s the hair! Yes, Coralina, look! It is the hair that is giving it away! Their hair is all nicely kept and combed!   For every little girl that had a nice, neat short “boy” haircut, there were also those with perfectly “coiffed like a lady” hairdos.  I bet their mom did not tell them, “What did you do? Comb your hair with an eggbeater again?” But, on the other hand, they also did not have a mom from Brooklyn.

 

Little did these innocent Alien-spotters realize that the UFO that had landed on their territory did not come from planet America but from another planet entirely:  New York City. Bringing them a whole new alien species: the New York Kid.

 

These concrete jungle dwellers are easy to detect, like a flower in the desert.  Each with their own unique style of dressing. Clothes mismatched and yet matched to perfection.  Busy.  Driven.  Extremely resourceful.  Always smiling at you with an air of mischief.  Brave. Wise beyond their age.  Seemingly always slipping away from your hand or sight.  World travelers, even if maybe the longest trip they ever took was to the corner deli.  Yes, it is true, there are those more fortunate (especially on this island of millionaires). Those that have actually seen the world by the age of 8 and speak 4 languages. But this is no threat to the other less fortunate children. They don’t give a damn. Why envy?  They live in the center of the Universe. All they need to do is go stand in the middle of Times Square, close their eyes, and hear the sounds of every nation on Earth and dream of how, someday, they will conquer them all.  But, most of all, it’s the hair. The crazy, unkempt, wild hair, just as fiercely independent and beautiful as the hearts dwelling in their young bodies.

 

I often think of those little kids from that neighborhood in Rome, and I am sure if one of them had landed here in NYC, along with their lovely manners, well-kept clothes, neat hair, trusting and innocent, our eyes would have been filled with the same curiosity and emotions. But fear would not have been one of them.

Because one thing is certain: fear is not part of the DNA of a NYC kid. 

And that, my wonder seekers, is a genetic miracle.

http://www.coralina.net/coralina_html/index.html

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