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Zibaldone

Don Pino, il prete che si rimboccava le maniche contro la mafia

Don Pugliesi, il sacerdote "pericoloso" che fece tremare la dittatura di Cosa Nostra

 “Noi vogliamo rimboccarci le maniche e dire che si può fare qualche cosa; e se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto”. Rimboccarsi le maniche, fare qualcosa, e farlo insieme. Per questo don Pino, viene ucciso dalla mafia. Non accetta le regole di Cosa nostra: "eliminatelo", ordinano i fratelli Graviano, boss del quartiere palermitano di Brancaccio. Pensate, questo sacerdote si era messo in testa che anche in quel quartiere difficile la legge, il diritto e la legalità dovevano avere un senso; si era messo in testa, pensante, di strappare le nuove generazioni ai tentacoli dell’idra mafiosa che ne decideva il destino e ne rubava la vita; e si impegnava: con la parola e l’esempio a dare speranze e prospettive ai giovani.

   Pericoloso, questo prete. Pensate, magari il suo esempio finiva con il contagiare altri…poteva diventare un esempio per tutti coloro che non si volevano più piegare alla dittatura di Cosa Nostra. Meglio recidere subito il bubbone, prima che “l’infezione” si estenda. Per questo don Pino andava eliminato. Ci penserà Salvatore Grigoli, detto il “Cacciatore”. Con altri tre mafiosi, guidati da Gaspare Spatuzza, lo aspetta sotto casa, il 15 settembre 1993, il giorno del suo 56esimo compleanno.

   “Ci è stato detto che l’omicidio doveva sembrare una rapina, di un tossicodipendente…”, racconta Grigoli. Racconta di come la mafia ha paura di questo prete,  da vivo e da morto, e non ha il coraggio di “firmare” il delitto; perché sono in tanti a volere bene a don Pino nel quartiere. E così prima di ucciderlo gli strappano il borsello, per accreditare la rapina. Poi, un colpo alla nuca, e don Pino muore. Ma non ci crede nessuno alla rapina, e la verità viene fuori subito.

   “Lui, don Puglisi si girò e con un sorriso mi disse: me l’aspettavo”, racconta Grigoli, il “cacciatore”. Quel sorriso sconvolge il killer che pure ha sparato e ucciso già altre 48 volte. Sconvolto al punto da decide di chiudere con la mafia: si pente, e racconta tutto. Poi altri, compreso Spatuzza, lo seguiranno.

  “Noi vogliamo rimboccarci le maniche e dire che si può fare qualcosa; e se ognuno fa qualche cosa, allora si può fare molto”. Questa è l’eredità di Don Pino, che le maniche se le rimboccava ogni giorno, e ha fatto molto. E per questo l’hanno ucciso.

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