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Zibaldone

Le razze esistono, evviva la diversità umana!

Non c’è nulla di assolutamente uniforme in Natura. Negarlo non serve neppure alla causa anti-razzista, la quale non ha bisogno di questi regali

Nei giorni scorsi su queste colonne s’è parlato di razze, razze umane. S’è lasciato intendere che, a questo mondo, se c’è una razza, ve n’è una sola: quella umana. Ma noi non siamo del tutto d’accordo sulla presunta “inesistenza” delle razze umane. Chi afferma il contrario è, tuttavia, persona degna di stima, persona in buona fede, fieramente ostile, per natura e sviluppo mentale e intellettuale a ogni forma di razzismo. E’ vero che il razzismo – sconosciuto nell’Antica Roma, vale a dire nella Roma pagana – è l’onta più grave della quale nel corso della Storia si sono macchiati inglesi e americani, tedeschi e austriaci, spagnoli e portoghesi, belgi e francesi, olandesi e danesi. Anche noi italiani ci abbiamo messo del nostro: nel variegato mondo del Regime fascista già sul finire degli anni Venti si presentavano correnti stupidamente, pervicacemente avverse al meticciato. Eppure, è così bello, perfino elegante, smagliante, il meticciato! E, questo, per non parlare dei crimini commessi dal Fascismo contro gli ebrei.

Nossignori, le razze, le etnie, i ceppi esistono… Negarlo significa non tener conto delle illuminazioni, delle spiegazioni rigorosamente scientifiche forniteci dall’Antropologia, dalla Biologia. Negarlo non serve neppure alla causa anti-razzista, la quale non ha bisogno di questi regali. Non c’è nulla di assolutamente uniforme in Natura. Non esistono due fiori esattamente simili, come non esistono due alberi esattamente simili. Un’onda che lambisce la spiaggia è diversa per andamento e increspature dall’onda che la segue. Perciò, non è molto avveduto dire che il concetto di razza è concetto razzista. Siamo insomma diversi gli uni dagli altri. Popoli neri (almeno secondo la nostra esperienza personale) sono portati alla contemplazione ben più di quanto lo siano popoli slavi. Gli asiatici all’occorrenza sanno astrarsi da se stessi: non ci riescono invece neri e occidentali. Gli inglesi sono estrosi, gli svedesi lo sono molto meno. I francesi conoscono alla perfezione la speculazione filosofica mentre non si può dire lo stesso degli slavi. Inglesi, tedeschi, italiani apprendono con celerità: a marocchini, algerini, tunisini (ma non a egiziani) serve invece più tempo, ma poi sanno brillare anche loro. Gli andini hanno una capacità di sopportazione ben maggiore di quella delle genti maori. E le lingue?? Se fossimo “una sola” razza, parleremmo “una sola” lingua…

Il genere umano, insomma, non è un monolite; mai lo è stato, mai lo sarà. Ciò che avvince è conoscersi sempre meglio nei bagliori delle differenze, delle diversità. Il bantù può insegnare all’anglosassone come l’anglosassone può insegnare al bantù. Ma identici, l’uno e l’altro non sono…

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