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Zibaldone

Il successo non arriva mai per caso

La storia di Nicola Iervasi un italiano trapiantato a New York, che riesce a realizzare ben due sogni nel cassetto: diventare un coreografo apprezzato e coronare un grande amore

La danza è la sua passione, ed è proprio la danza a portarlo a New York alla fine degli anni novanta a soli 23 anni. Lui è Nicola Iervasi, oggi 38enne, che andando contro ogni pregiudizio ha utilizzato il suo percorso artistico come massima espressione della sua personalità, diventando un coreografo e ballerino molto apprezzato e sposandosi appena la legge newyorchese ha dato il via libera ai matrimoni gay. La storia di Nicola è quella di un ragazzo che con determinazione e tenacia realizza i suoi sogni. Si definisce un realista considerando l’American Dream più che altro un mito: “Penso che tanti elementi del sogno americano sono un po’ oro che luccica. Penso siano leggende urbane”. 
Il tuo sogno te lo guadagni con disciplina, costanza, sacrifici e perseveranza. Non ti viene regalato niente. 

Così è stato per Nicola. Si è guadagnato ogni suo successo. Ha compiuto i suoi studi di danza classica e moderna sotto la guida di Lidia Strangio, nel suo paese Roccella Jonica che sempre porta nel cuore. Successivamente si sposta a Roma dove studia col maestro Walter Zappolini e Marco Ierva. E nel suo soggiorno romano, Nicola approfondisce anche lo studio del teatro. Il 1998 è l’anno della svolta. Dopo un soggiorno di tre mesi nella Big Apple ottiene una borsa di studio presso la Martha Graham School di New York, diplomandosi due anni dopo. Quando lasciò l’Italia era il 23 settembre 1998. “La vincita della borsa di studio in America ha cambiato la mia vita in tutto” dando inizio ad un nuovo capitolo della sua esistenza.

Nicola Iervasi

Nicola Iervasi in scena, nei panni di un prete nello spettacolo di Mario Fratti Missionaries

L'uomo che nella vita ha più successo dei suoi simili è colui che sa individuare presto e con chiarezza la propria meta e ne fa l'oggetto costante delle sue energie”. Edward Bulwer-Lytton

A New York arriva con in tasca solo 500 euro (all’epoca un milione di lire). Questo non lo spaventa, né gli importa, perché si trova nella Big Apple e frequenta la scuola di Martha Graham. Tutto il resto lo avrebbe creato da sè. “Il trasferimento é stato un pizzico di testa dura calabrese, ed un pizzico di follia. Avevo speso quasi tutti i soldi che avevo messo da parte per il viaggio estivo a New York quindi mi ritrovavo con solo 500 euro. All'epoca un appartamento di una – due stanze costava 2.500-3.000 dollari!”.

Nicola non si perde d’animo la sua determinazione è più forte delle difficoltà da affrontare.  I suoi unici punti saldi erano la scuola ed il suo sogno da realizzare: diventare un eccellente ballerino. Tutto il resto doveva guadagnarselo. Così ha fatto! Inizia a lavorare nei ristoranti, ad esibirsi in spettacolini da 50 dollari e progetti a tempo determinato per la scuola. Piano piano inizia a farsi un giro di amicizie e concretizza il suo obiettivo: “A New York se hai la determinazione e un’idea da qualche parte vai. New York, infatti, ti concede delle possibilitá. Se hai caparbietá, tenacia e un buon giro di amicizie che ti supporta ce la fai. É brutto essere solo a NY”. 
New York è una sfida continua che lo fa crescere e maturare: “Quando sono arrivato a New York nel ‘98 tantissime compagnie di danza, teatri e case di produzione richiedevano la carta verde se non addirittura la cittadinanza. Ho fatto comunque tante audizioni che mi hanno permesso di mettermi alla prova, fare conoscenze e maturare esperienza nel settore. Quando finalmente avevo le carte in regola per essere regolarmente assunto, le mie priorità erano cambiate e avevo già intrapreso una strada diversa”.

Non mi scoraggio, perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti”. Thomas Edison

Nel 2000 per Nicola, infatti, avviene una nuova svolta. Incontra Kevin, colui che gli ruberà il cuore e nel 2001 fondano insieme la compagnia Mare Nostrum Elements Movement Theater (www.mnelements.org) concepita come un’organizzazione operativa su tre fronti: gruppo di performers, compagnia di produzione e fucina di addestramento dove lui è sia ballerino che direttore artistico, insieme appunto a Kevin Albert. “Il motto della nostra compagnia (nonché il nome del metodo di studio da noi creato) è: the wave within – active tools for performing artists, che in italiano vuol dire: l’onda dentro, l’emozione che ti porta al movimento artistico”.

L’incontro con Kevin date le circostanze sembrava  quasi fosse stato deciso da un disegno divino, dal destino, dal fato che hanno permesso la loro unione:  "L'incontro fra me e Kevin è una storia da film. Per farla brevissima ci siamo incontrati ben 3 volte casualmente (2 in metropolitana, 1 per strada) ma mai cercati nonostante avessimo i rispettivi numeri di telefono.. La seconda volta all’interno del treno, improvvisamente una donna mi si è avvicinata e mentre scendeva, mi lascia un biglietto con scritto: 'Chiamalo. Siete entrambi bellissimi. Sono stanca di perdere uomini per altri uomini in questa città. Voi due dovreste stare insieme'. Chiamai Kevin, tre giorni dopo, per dirgli che ero lusingato ma stavo già vedendo qualcuno. Kevin ammirò subito la mia onestà! Poi gli chiesi se quel giorno sulla metropolitana ci fosse una sua amica e gli parlai del bigliettino. Kevin confermò che quel giorno era solo e la donna misteriosa rimane tuttora anonima. La terza volta ci siamo incontrati per caso in strada un anno e mezzo dopo, senza neppure riconoscerci. Ci siamo dati appuntamento per uscire insieme e li abbiamo capito che eravamo gli stessi della metropolitana. Dopo quattro mesi siamo andati a convivere. Il resto è storia”.

Nicola Iervasi Kevin Albert

Kevin Albert e Nicola Iervasi nel giorno delle loro nozze a New York

Tra di loro non è stato colpo di fulmine, ma come dice Nicola sono state “tre scariche di saette, tutte e tre le volte abbiamo entrambi sentito una forte attrazione ma le circostanze hanno fatto in modo che passasse del tempo prima di uscire insieme”. 
Dopo dieci anni di convivenza si sono sposati. Nel luglio 2011, infatti, lo Stato di New York approva la legge che consente i matrimoni gay così Nicola e Kevin hanno potuto sigillare il loro amore. Si sono sposati in un piccolo teatro, a circa un'ora e mezza da New York dove sia lui che Kevin hanno lavorato. Hanno organizzato il matrimonio (dagli inviti, alla cerimonia) come se fosse uno spettacolo teatrale. La cerimonia si è tenuta sul palco con momenti d’ispirazione religiosa alternati a momenti di spettacolo con omaggi da alcuni dei loro amici. “La cosa che mi ha colpito di piu è che dall'inizio della cerimonia fino alla fine sono riuscito a rilassarmi e godere ogni aspetto e assaporare ogni momento. L'emozione più grande non nascondo è stata vedere i miei genitori – nonostante la complicanza della lingua – veramente partecipi e felici e condividere la mia gioia”. 

A New York il loro legame è riconosciuto e godono degli stessi benefici e diritti di cui gode una coppia eterosessuale. Non accade in Italia dove il matrimonio non è riconosciuto. Nel Bel Paese i pregiudizi sono in agguato, ma Nicola li vive serenamente grazie al sostegno della sua famiglia che dopo un primo momento di disorientamento ha accettato Kevin come parte integrante della vita di Nicola. Non mancano, però, le persone che giudicano o esprimono giudizi negativi. Per Nicola sono solo condizionament:i “Secondo me la chiusura mentale, il retaggio culturale e la paura del giudizio sono i frutti dello stesso male che è il condizionamento del pensiero cattolico che fino all'elezione di Papa Francesco ha avuto posizioni molto rigide e negative sull'argomento. Anche se le cose stanno cambiando rapidamente. Man mano che più persone omosessuali acquisteranno il coraggio di vivere la propria vita ala luce del sole e far vedere a tutti la loro 'normalitá' credo anche nei piccoli paesi non sará più un tabú fermo restando che ci sará sempre qualcuno che non condividerá”. 

Per quanto riguarda i figli, non ne desiderano perché la loro compagnia è già un figlio da accudire e crescere. In generale su questo argomento delicato quanto complesso con opinioni differenti, crede che "le critiche in merito siano basate più su un credo religioso e sull'ignoranza, che su fatti reali. Un figlio ha bisogno di tanto amore incondizionato, se questo amore arriva da una coppia etero, gay o un  genitore solo ha poca importanza, è la società che fa pesare le diversità. Ci sono tante persone cresciute con genitori dello stesso sesso che crescono in equilibrio. S’innamorano di persone di sesso opposto ed hanno una vita perfettamente normale”.
Tornando a Nicola. Lui è consapevole di aver avuto fortuna e poter finalmente dire: "Ok fin qui sono arrivato. Adesso vediamo cosa c'é nel prossimo capitolo".

 

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