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Zibaldone

Se telefonando io… Gay in tv, da Stonewall a L’Eredità

di F.B.
Randolfe Wicker, uno dei primi

Randolfe Wicker, uno dei primi

Negli anni '70 l'opinione pubblica scopriva i gay ed erano tante le trasmissioni televisive che ospitavano omosessuali per capire chi fossero e cosa volessero. Poi la TV ha dimenticato. Oggi c'è ancora tanto da fare, soprattutto in Italia dove il compito di sdoganare i gay è affidato a un concorrente ventunenne di un programma da nonni 

 

Qualche volta, noi andiamo indietro. Indietreggiamo andando indietro. Arriverà il tempo dei calendari, delle collinette, dei centri di recupero. Arriverà il futuro. Ma non ancora, no. Oggi si va indietro, indietreggiando. Indietro. E recuperiamo un documento primigenio, registrato poco dopo i moti di Stonewall del 27 giugno 1969. 'Postato' da Randolfe Wicker in persona, il video che vedete qui sotto contiene tutto quel (poco, abbastanza, tanto) che sfiora lo stigma dell'omosessualità, la sua categorizzazione o ghettizzazione, il giudizio, lo sconcerto, lo shock, la morbosa voglia di sapere, di penetrare la mente del diverso. La lotta all'etichetta parte dal piccolo schermo, in mezzo ad una folla di spettatori: facce, bocche, mani, cravatte, papillon che non hanno la vaga idea di "che cosa sia" un omosessuale. O "che cosa faccia". E vogliono sapere, muoiono dal bisogno di conoscere. Hanno fame. Impazziscono. Devono telefonare. 

"Negli anni Sessanta e Settanta, gay chiamati a rispondere in continuazione a domande imbarazzanti, in televisione, rappresentavano un nuovo territorio" sostiene Wicker. "Sono stato il primo omosessuale ad apparire in tv, con il volto in primo piano, riconoscibile, al The Les Crane Show a NYC, nel 1965. Sono andato anche a Chicago per partecipare al Kupcinent show negli anni Sessanta, perché non c'era alcuna 'volontà omosessuale' di apparire in tv a Chicago". E prosegue: "Ho usato i primi soldi che ho intascato per l'hippie-oriented anti-war slogan-button business e mi sono comprato la prima Sony CV portatile. Quella che vedete nel video è una mia apparizione a Pittsburgh riesumata dal cestino della storia della televisione. I network non hanno registrato le puntate su cassetta, così, virtualmente, nessuna apparizione di attivisti LGBT, dopo Stonewall, e nel 1970, è sopravvissuta". "Questa – conclude Wicker – la considero la mia miglior performance da telefonista". 

 

                          

 

Coraggioso l'atto di Randolfe Wicker (sorta di voce amica telefonica prestata allo show) immortalato in questa clip? Quarant'anni dopo, documenti di questo tipo indicano la via, il tentativo, il sogno del "parlare normalmente" di omosessualità ad un pubblico generico. Nessuno si scomporrà. Nastri e fogli di Wicker oggi se li contendono la New York Public Library e gli attivisti a caccia di Kay Tobin Lahusen of The Gay Crusaders, di cui Wicker è coautore. Luminoso, il momento in cui a Wicker viene posta la domanda "che cosa le manifestazioni per i diritti dei gay sperano ottenere?". Lui non fa una grinza: "Semplice rispetto, dato che gli omosessuali sono persino banditi in alcune regioni". In Italia, si potrebbe fare di più. Per il momento dobbiamo accontentarci di Alessandro Grilli, 21 anni, uno degli ultimi concorrenti de L’Eredità, il programma da nonni di Rai Uno: alle fantozziane domande del conduttore Carlo Conti (“Sei single? Cerchi ragazza?”), ha risposto: “Sono andato al Gay Pride. Quindi cercherei… un ragazzo”. Primo passo sulla Luna catodica italiana. Ma quanta strada ancora… Wicker, atheist on call, diglielo tu. 

 

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