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Zibaldone

La conta dei gay

di F.B.

Sondaggi e ricerche provano a quantificare la popolazione omosessuale americana con bivi semaforici. Ma il computo si avvicina alla discriminazione. L’orientamento è una sfida, la natura umana è mutevole. Si può essere gay per un giorno, gay per sempre. Lesbiche a cicli alterni, Uomini/Donne, Uomini Uomini, Donne Donne

"How Many American Men Are Gay?” (“Quanti uomini americani sono omosessuali?”) si domanda il New York Times a caccia di percentuali. Storicamente, il range vagola tra il 2 e il 10 per cento. Ma, come scrive l’opinion writer Seth Stephens-Davidowitz (Ph.D. a Harvard), i dati che riguardano l’essere umano pongono domande che somigliano sottilmente a una sfida.

Si può misurare l’omosessualità, oggi? Come si fa a scegliere una soglia su un impulso così personale e a tratti poco scientifico? Il New York Times mette in fila tutto: sondaggi, social network, materiale pornografico e ricerche Internet: in questo modo alcuni studi recenti sono riusciti a quantificare/verificare la reale percentuale di gay su suolo statunitense. Almeno il 5 per cento di americani di sesso maschile, si stima sia attratto in maniera predominante da uomini, e milioni di omosessuali in America vivrebbero ancora “in the closet”, nascosti. Più di un quarto degli uomini, aggiunge il sondaggio, nasconde il proprio orientamento anche di fronte ad un formulario anonimo.

Le fonti e i parametri vanno dal censimento al classico sondaggio dell’opinione pubblica, fino a Facebook (che nella registrazione ci chiede di indicare se ci piacciano uomini o donne o tutti e due). In base a questi bivi semaforici, ci rendiamo conto di come la popolazione apertamente gay sia decisamente più alta negli stati americani tolleranti e aperti. Ad esempio, su Facebook, soltanto circa l’1 per cento di uomini del Mississippi nel “gender preference” ammette di essere interessato a persone dello stesso sesso. In California la percentuale lievita a 3. E allora ci si chiede: ci sono veramente così pochi gay negli stati meno tolleranti? Si sono mai spostati verso paesi più aperti? Secondo Stephens-Davidowitz la percentuale di uomini che frequenta l’high school e si identifica come gay sui social network è molto più bassa nell’aree meno tolleranti, probabilmente perché i ragazzini hanno meno possibilità di movimento degli adulti. Tra le ricerche web a nome “gay porn” oppure “Rocket Tube” (e così via, surfando tra i siti di pornografia gay più popolari), emerge un altro fattore: mentre gli stati tolleranti mostrano una percentuale lievemente maggiore in queste ricerche, più o meno il 5 per cento di search pornografico a tema fa un ritratto piuttosto realistico in tutti gli stati. Questo, di nuovo, suggerisce che ci sono tanti uomini gay negli stati meno tolleranti quanti ve ne siano altrove. In un mondo ideale, il 5 per cento di uomini negli States si dimostrerebbe interessato ad altri uomini. 

Il dubbio, su questo tipo di indagini, è se ci sia effettivamente bisogno di vivisezionare stato per stato, di chiamare in causa Google e farsi aiutare da Match.com per determinare il “casual encounter”. Se da una parte è importante studiare dinamiche di accettazione e discipline d’orientamento di genere e sessuale, per salvaguardare il benessere psichico della persona, dall’altra la caccia al gay, anche nei sondaggi, ci avvicina allo spauracchio della discriminazione, dell'etichetta, del pensare per scompartimenti. L’orientamento è una sfida, un po’ per tutti. La natura umana è mutevole. Si può essere gay per un giorno, gay per sempre. Lesbiche a cicli alterni, Uomini/Donne, Uomini Uomini, Donne Donne… Possiamo essere tutto quello che ci va di sperimentare, purché ci sia sempre rispetto per il prossimo. I sondaggi risultano invece ancora troppo accademici. Mettete via l’abaco e lasciateci essere gay.
 

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