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Zibaldone

Su un terreno comune. Imparare l’Italiano come forma di rispetto

Io non voglio soltanto essere in grado di capire quello che le gente dice, ma vorrei ricambiare con qualcosa dello stesso livello. Imparare la lingua non è mera questione di convenienza o soddisfazione personale, ma anche di rispetto per la società italiana che ora fa parte della mia vita (Read in English)

C'è sempre occasione per migliorare se stessi e crescere come individui. Sia che si tratti di nuove esperienze, di nuove prospettive o di nuove competenze. In questo caso si tratta dell'ultima. Le mie interazioni con la popolazione di Roma sono sempre interessanti e stimolanti. Per me, straniero, è ogni volta un'esperienza di apprendimento. Questi scambi possono essere talvolta molto impegnativi, per via delle mie imprecisioni linguistiche. Adesso conosco abbastanza l'italiano per cavarmela nel quotidiano, mentre la mia comprensione nelle conversazioni mi permette di capirne l'essenza, così come una necessaria sintesi. E tuttavia c'è qualcosa che manca in questi incontri. Io non voglio solo comprendere ciò che le persone esprimono, ma desidero contraccambiare con qualcosa allo stesso livello, quando converso con i miei amici romani.

Qualche tempo fa mi si è presentata una situazione che ha reso questo meccanismo molto chiaro. Proprio mentre facevo shopping su Via del Corso vicino Piazza del Popolo con la mia ragazza, molto incinta e sua sorella. Dopo essere uscito da un negozio di ottica, ho visto un uomo svenire nel mezzo della strada. Sembrava essere insieme a una delle tante gite scolastiche che invadono la città durante la primavera e i mesi estivi. L'uomo, di alta statura, più di 1.80, e della larghezza di una quercia, è stato subito soccorso e rimesso in piedi da un altro accompagnatore e da uno studente circa un terzo della sua taglia, mentre il resto del gruppo scolastico guardava la scena in uno stato che posso solo definire di impotente shock. Hanno faticato per spostarlo dal mezzo della strada su un vicolo proprio poco fuori da Via Del Corso. Immediatamente mi sono ricordato che c'è una clinica a pochi isolati di distanza, visto che c'ero già stato per una prescrizione. Lasciando per un attimo la mia ragazza e sua sorella, ho raggiunto i tre ragazzi per fornire loro questa informazione vitale.

Ho girato su Via Borgognona con passo sicuro e li ho trovati che trascinare l'uomo nel Ginger Café. Ogni tre passi, l'uomo sembrava avere meno energia, le gambe gli cedevano. “Ragazzi”, ho urlato. “Ragazzi!”. Il secondo urlo ha catturato l'attenzione di uno dei ragazzini. Ho continuato a provare a spiegargli della clinica che si trova a pochi metri da lì, con orrende competenze linguistiche, ma indicazioni dettagliate. Nonostante fossero un po' disorientati hanno iniziato a seguirmi, mentre li riconducevo verso Via Del Corso per mostrare loro l'insegna dell'ambulatorio. Non capendo esattamente dove stessi cercando di portarli, esitavano. “Vai, Vai!” un'altra signora, italiana si è unita a me nel nostro tentativo di salvataggio. Hanno seguito le sue istruzioni, girando immediatamente a sinistra, a neanche 200 metri dall'ambulatorio.

Riflettere su ciò che era accaduto mi ha fatto pensare. Cosa sarebbe successo se fossi stato nei loro panni? Se ci fossi stato io o qualcuno che amo in un simile stato di vulnerabilità? La paura di non essere capace di esprimermi al meglio per mettere al sicuro me o la mia famiglia è avanzata lentamente, dandomi una più che sufficiente motivazione per portare il mio italiano ad un livello medio. Con questo pensiero in mente, specialmente con la futura e vicina nascita di mia figlia, ed il desiderio di comunicare in modo efficente in Italia, ho deciso di tornare a scuola.

Più ci facciamo vecchi, più diventa difficile imparare una nuova lingua. I nostri cervelli non sono più come spugne, ma forse più simili a vongole. Ciò nonostante, sono ansioso di imparare quella che diventerà la lingua madre della mia bambina. Non avendo frequentato università da tempo, la mia lista di priorità in materia di scuola è in qualche modo cambiata. Sono lontani i giorni in cui mi preoccupavo di quali amici o ragazze carine sarebbero andati a riempire i banchi della mia classe. O ero in ansia perché il mio look del primo giorno fosse all'avanguardia e ai margini delle nuove tendenze in modo da assicurarmi sciocche aspettative di completa dominazione sociale. Le mie uniche preoccupazioni oggi sono invece la qualità della lezione, le risorse e l'efficacia dei metodi di insegnamento. Il vecchio teenager che è in me, scuote la testa imbarazzato.

Questo terreno comune della lingua è di estrema importanza, non solo per utilità e soddisfazione personale, ma come forma di rispetto nei confronti della società italiana che è adesso parte della mia vita. È una necessità per crescere come cittadino italiano e come persona. Ma che ne dite, dovrei portare una mela o una clementina alla mia insegnante il primo giorno di scuola? Ciao.

 

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